Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole
Archivio: January - 2008


MIOPIA

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René Magritte "Golconde", olio su tela, 1953

 

 

“Bisogna saper trarre da quello che siamo abituati

a guardare tutti i giorni i segreti che,

a causa della routine, non riusciamo a vedere.”

 

P.Coelho –Il cammino di Santiago

 

 

Sono sconcertato nello scoprire con quanta frequenza nel mondo delle aziende, private e pubbliche, l’approccio improntato al benessere sia deriso se non stigmatizzato, in quanto percepito utopico come orizzonte e inefficace nell’immediato, mentre chi lo pratica e lo sostiene - come filosofia non solo aziendale ma di vita tout court – viene etichettato, con l’intento di sminuirlo, come “buonista”, dunque non utile alla dura vita d’azienda.

Sono sconcertato perché chi ragiona in questi termini (e non sono pochi) ignora un dato di fatto: l’organizzazione in cui il benessere è il comune denominatore di ogni scelta strategica è una organizzazione votata all’eccellenza.

Questo perché il talento di ognuno, finalmente liberato dai condizionamenti e dalle limitazioni del sopravvivere, si traduce in performance potenziata, e allora il mero sopravvivere si tramuta in vivere energico e propositivo.

Le persone non sono forse più ben disposte al fare se messe nelle condizioni di voler fare più che di dover fare?

Ma si sa, nell’azienda in cui chi ha in mano il timone teme lo slancio creativo e propositivo dei propri collaboratori, percependolo come minaccia al proprio status di “padre-padrone”, l’imposizione diventa regola, e l’autorevolezza viene sostituita dal mero esercizio di autorità. Risultato: i talenti fuggono e chi rimane vive ogni giorno della permanenza in quella organizzazione come un castigo e non come un’occasione di realizzazione personale.

Osservo le persone varcare il cancello di quelle aziende che ignorano il talento e devalorizzano il benessere, e in loro non percepisco serenità, senso di appartenenza, voglia di partecipare ad un progetto condiviso. Vedo solo volti disillusi e amareggiati, passioni e desideri malinconicamente parcheggiati fuori da quell’ingresso.

Non esiste futuro per organizzazioni di questo tipo e, a voler essere sincero fino in fondo, credo sia meglio così.

 

 





CAMBIAMENTO SOCIALE E COMUNICAZIONE PUBBLICITARIA

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René Magritte "Decalcomania", olio su tela, 1966

 

“Ci sono tre tappe nella storia di ogni
 grande scoperta. Al principio,
gli oppositori sostengono che lo scopritore è folle;
in seguito che è sano di mente, ma che la sua scoperta
non ha davvero alcun interesse; infine,
che la scoperta è molto importante,
ma che tutti la conoscevano da sempre”.
 

Sigmund Freud

 

 

La nostra società sta cambiando in modo radicale: è un processo doloroso di distruzione e di ricostruzione, non sempre immediatamente evidente, spesso silenzioso, quasi impercettibile.

E’una modalità che vale anche per le organizzazioni, che si espandono attorno a regole e valori dentro i quali, prima o poi, implodono. Allora diventa necessario definire nuovi valori, stipulare nuovi contratti, ridefinire il proprio orizzonte, acquisire e sviluppare nuovi modi di vedere sentire vivere, insomma: evolvere.

Un’evoluzione che non è una linea retta, bensì un alternarsi di espansione e contrazione, di morte e rinascita. Un’evoluzione intesa come rigenerazione, il cui germe spesso si annida laddove non immagineremmo, in quei movimenti, in quei luoghi di produzione di pensiero e comportamenti nuovi, in quelle aggregazioni spesso ritenute marginali (ai margini del sapere mainstream, di un sistema sociale poggiato su valori consolidati).

“Il rinnovamento delle società, delle istituzioni” sostiene Alberoni nel suo libro Valori, “può avvenire solo attraverso una rivoluzione. Ma sono i movimenti la forza specificatamente rivoluzionaria della storia. Essi producono morte-rinascita: non una morte fisica delle persone e la nascita di altri individui come nel campo biologico, ma una morte-rinascita spirituale.”[…..] “Gli esseri umani hanno il dono di molte vite. Di molte morti, e di molte rinascite. Non nel senso fisico della reincarnazione, ma in quello psichico e spirituale di un rinnovamento profondo di loro stessi e del loro modo di vedere il mondo.”

Una spia interessante del mutamento sociale e filosofico in atto è nel mondo della comunicazione pubblicitaria.

Vi segnalo al riguardo un interessante articolo apparso sull’Espresso del 26 dicembre 2007 - “MISTER SPOT”.
Parla di come la pubblicità, negli ultimi anni, abbia recepito (e restituito) valori nuovi, legati al coinvolgimento attivo dei consumatori rispetto a quel determinato prodotto o a quello specifico brand. Oggi i consumatori - e sono perfettamente concorde con questa visione - “hanno due diritti in più: quello di investigare in profondità le cose e quello di informarsi per darsi un proprio punto di vista”. Sono piccoli segnali, ma di grande importanza, giacché proprio nei segnali deboli risiede il germe del cambiamento sociale. 

 





POESIA & NUVOLE

 

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FABRIZIO CIPOLLINI

 "L'alfabeto delle nuvole"

 

 

 

 

Poesie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UNIVERSO
PARALLELO
 editrice

 

Mi torna in mente il giorno del primo incontro con Fabrizio. Era il 2004, ad Ascoli (o in Ascoli a detta dei suoi abitanti), città ricca di storia che emana dalla sua architettura una energia infinita: che sia il candore del suo travertino, capace di emozionarmi con i suoi riflessi cangianti?

Non a caso eravamo all’interno di un palazzo storico, in un’aula: io ero pronto ad iniziare un nuovo scambio - come amo definirlo - più che una giornata di formazione, ed avevo di fronte a me un gruppo di persone che non conoscevo, alcune delle quali, poi, sono diventate a me carissime.

Al momento delle presentazioni, una scoperta: Fabrizio Cipollini, poeta nell’animo, prima ancora che scrittore. Dal suo moleskine legge una prima poesia, poi altre. Alla fine del corso mi porta in regalo uno dei suoi libri: “L’alfabeto delle nuvole”. Nel tempo, leggendo e rileggendo i suoi versi, ho intravisto, proprio tra quelle nuvole, un uomo intento a scoprire la ragione del suo cammino.

 

 

La poesia si avvicina alle verità essenziali più della storia.

(Platone)


Mi ha fatto molto piacere vedere la segnalazione di alcune poesie, molto toccanti ed emozionanti, sui post precedenti. Il piacere, infatti, di leggere o di fare poesia è un piacere unico e singolare perché coinvolge il nostro stesso essere nella sua parte più intima e personale.
Gli antichi greci usavano il verbo "poieo" per indicare l'atto di poetare, ma tale verbo veniva usato anche per indicare l'atto di creare. Ciò è molto significativo perché denota una sorta di legame tra l'atto (divino) della creazione e l'atto umano della creazione poetica.
È indubbio che, infatti, il poeta sia un creatore di universi alternativi ed al contempo presenti nel nostro, visitabile attraverso le pagine ed al contempo diversamente distanti e differenti come differenti e distanti sono, per fortuna, le nostre sensibilità.
"In principio era il verbo…" comincia così, infatti, il vangelo di Giovanni, dando testimonianza della potenza (auto)creatrice della parola. Non a caso, infatti, ho citato l'incipit del vangelo "più esoterico", perché l'idea della potenza creatrice della parola, attraverso l'antica pratica della gematria, è l'idea base della Quabbalah, (Cabala) ebraica.
Anche la parola Quabbalah è significativa, poiché in lingua ebraica significa l'atto di ricevere la tradizione.
Fortunatamente,in fatto di poesia, noi italiani non siamo secondo a nessuno poiché possiamo vantare dei campioni universali a cominciare da Dante Alighieri, non è un caso il successo di Benigni che recita magistralmente le cantiche più pregnanti della Divina Commedia, fino agli ultimi nobel come Quasimodo e Montale.
Eppure siamo noi stessi a non sapere o a non studiare la nostra stessa tradizione. Sembra quasi che la nostra società sia pervasa da uno spirito iconoclasta per cui la tradizione è sinonimo di vecchio e vecchio equivalga a "brutto".
Prendendo ad esempio l'opera di Eugenio Montale tranne quelle poesie scolasticamente note come "il male di vivere", in pochi conoscono altri componimenti, a torto considerati minori.
Uno di questi si intitola "Ex Voto" e ve lo voglio regalare:

Accade
che le affinità d'anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. É raro
ma accade.

Puó darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l'oblio, vera la foglia secca
piú del fresco germoglio. Tanto e altro
puó darsi o dirsi.

Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perchè solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.

Insisto
nel ricercarti nel fuscello e mai
nell'albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.

Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors'era così come mi pareva
o non era.

Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l'innocenza é una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.

Possiamo dire che ci vuole molto coraggio a dire che questa lirica sia un componimento "minore", visto la pregnanza di senso, la ricerca del ritmo e la cura certosina delle parole.
Per adesso mi fermerei qui, ma prima di lasciarvi vorrei fare gli auguri di
Buon Anno a tutti i lettori dei miei post su "Equilibri dinamici" ed anche ai curatori dello stesso, visto che non è sempre facile avere a che fare con me.

Alla prossima…

Fabrizio Cipollini




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