Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole
Categoria: cambiamento


ALLO SPECCHIO

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La pelle attaccata alle ossa, vedo io. La pelle a coprire il grasso e il lardo che cola e che esce dagli occhi, vede lei. E se tale è la visione, se tanto ingannatore è lo specchio, anzi lo sguardo che lo cerca, allora il viso - per quanto emaciato- dovrà essere ancora scavato, per lei.

Ha una percezione di sé alterata, squilibrata, e ciò che è bello è brutto, ciò che è normale, mostruoso. Dismorfofobia.

Lei vede il proprio corpo mutare rapidamente forma, lo vede dilatarsi e restringersi, vivendo un’esperienza di spersonalizzazione e di irrealtà che può condurla al delirio alla dissociazione, se non all’autolesionismo.

Lavorare sulla propria immagine corporea: questo ora vorrebbe (dovrebbe) fare. Me lo dice, ma il dire può essere impegno così come un tramite di dilazione.

E così, la percezione è deformata, le forme perse, annegate in una forma informe e ritenuta mostruosa.

Anoressia nervosa e dismorfofobia sono sovente intrecciate, tant’è che la dismorfofobia è di fatto considerata un criterio diagnostico dell’anoressia nervosa, ed è ad essa associata secondo due modalità. In un caso, l’anoressia nervosa può essere considerata una conseguenza della dismorfofobia in quanto esito del tentativo estremo ed esasperato di controllare il proprio peso per renderlo confacente al proprio ideale – distorto; nell’altro caso, la dismorfofobia può essere considerata, all’inverso, come conseguenza dell’anoressia.

Cosa occorre fare e da dove cominciare?

Ogni anoressica ha il suo percorso da seguire, in ragione della sua biografia del suo vissuto emotivo e psicologico della sua storia familiare.

I piccoli passi sono importanti, e la costanza ancora di più.

Mai dimenticare di poter trovare la propria cura e mai perdere la speranza che la cura ci sia che qualcuno possa accompagnarci passo dopo passo in questo lungo ma necessario percorso fino alla guarigione.

Cambiare è impresa non facile, guarire è anch’esso un cambiamento e la sua riuscita dipende da noi, dalla nostra volontà ma anche dalla ricerca delle persone che possono accompagnarci guidarci e sostenerci.

 

Ringrazio Chiara Rizzello per le sue parole di incoraggiamento per il lavoro che stiamo intraprendendo con e su “Equilibri dinamici”,  e accolgo la sua preghiera di ricordare che in Briciole di pane è reperibile una lista di centri che forniscono sostegno a chi soffre di disturbi del comportamento alimentare e che questa lista è costantemente aggiornata e la serietà dei centri attentamente valutata.

 





LA VITA ATTRAE LA VITA

 

Durante uno dei miei ultimi seminari aziendali – il tema era la “vendita emozionale” -, come spesso accade l’attività si è trasformata in una occasione di crescita personale.

Senza tralasciare l’obiettivo principale del seminario (acquisire modelli e strumenti per aumentare l’efficienza e l’efficacia nella propria azione lavorativa), e passando dalla sperimentazione di modelli di comunicazione multisensoriale, l’aula si è trasformata in un laboratorio esperienziale di dinamiche comunicative legate anche al cambiamento personale.

Ne sono uscito anch’io arricchito, da un punto di vista professionale e umano, perché ogni seminario ogni lezione non sono altro che un incontro, durante il quale non c’è una trasmissione unidirezionale di un sapere, di tecniche di modelli, ma c’è – o almeno ci dovrebbe essere – condivisione: ognuno in aula mette in comune con gli altri il proprio punto di vista, la propria esperienza, il proprio valore, che sia al di qua o al di là di una cattedra ipotetica.

Alla fine di questa esperienza arricchente, ho capito una cosa: occuparmi di vendita e di marketing non sarà più il mio orizzonte. Sono consapevole del fatto che le energie spese in questi settori non sono andate e non andranno perse ma so anche che è tempo di volgere lo sguardo altrove perché - come dice Coelho - “la mia leggenda personale mi aspetta da un’altra parte”.

Questa breve parabola personale è per dire che anche nel mezzo della gratificazione, mentre l’assaporiamo e sappiamo di essere bravi e di ottenere consenso e riconoscimenti, non sarebbe male chiedersi dove sono i nostri sogni, cos’è che ci rende ora, in questo momento, e non già più ieri, felici.

Io ho scoperto di desiderare una nuova sfida, che mi porterà a distogliere gran parte delle mie energie dal marketing e dalla vendita e a convogliarle al “training rivolto all’attivazione e al sostegno del cambiamento delle persone”.

E questo perché non voglio ignorare la voce che mi dice: la vita attrae la vita, nuova vita.




SEGNALI

 

Il cambiamento non avviene mai all’improvviso e, soprattutto, non è mai silente, ma ci manda segnali: tutto sta a coglierli.

Lo status quo può non soddisfarci, e dietro questa insoddisfazione premono spesso potenzialità non sfruttate appieno, e acquiescenza a scelte apparentemente obbligate sostenute da motivazioni del tipo “così deve andare, è la vita…”.

Se è vero che l’essere umano tende ad essere refrattario al cambiamento, è anche vero che non gli costerebbe nulla disporsi meglio all’ascolto dei suoi segnali. Segnali che io stesso ho ignorato, frainteso, in un periodo della mia vita non lontano da ora.

Ricordo che in quel periodo la sensazione predominante era quella di una inquietudine profonda, di un senso di sofferenza ora leggera ora più intensa. All’inizio non indagai troppo liquidando il tutto come stanchezza.

Ero sovraccarico di lavoro e cercavo di riempire i pochi momenti liberi gratificandomi con l’acquisto di beni materiali, in una vertigine di accumulazione che mi portava a comprare di tutto: ero incoraggiato su questa strada dall’azienda stessa, che mi elargiva con una certa generosità bonus su bonus – economici, naturalmente!
La compensazione materiale di un bisogno simbolico non dà mai frutti, e così è stato.

Diventai sempre più nervoso, diventai incoerente e contraddittorio nelle scelte, nelle azioni, nei comportamenti, e l’unica cosa che mi gratificava davvero era…l’opposizione al sistema! Un forte senso di ribellione mi pervadeva, e iniziai a contestare tutto e tutti, accorgendomi di covare una rabbia pericolosa, perché inesplosa.

Anche le mie abitudini sociali cambiarono: mi isolavo sempre più e rifiutavo di vedere gli amici di sempre, standomene faccia a faccia col vuoto assoluto.

Non sapevo ancora riconoscerli, ma erano tutti segnali di un cambiamento imminente: l’importante era mettere ordine, comprendere, e incanalare tutta quella “energia” sulla strada del cambiamento, senza sprecarla e senza implodere.





QUALCOSA STA CAMBIANDO...

L’aereo stava per atterrare all’aeroporto Charles De Gaulle e mi sentivo un dio.
Business class, completo di sartoria e sorriso da pubblicità americana anni cinquanta.
Ero in forma, sì, e realizzato, sì, e invidiato.
L’aereo atterrava.
Parigi si avvicinava; i miei sogni si avvicinavano. E a velocità accelerata, dandomi una sferzata di piacere puro.
Parigi.
Il Moulin Rouge? Notre Dame? La Senna, la Tour Eiffel?
No.
Parigi.
Avanzamento di carriera. Prestigio. Orgoglio. Potere.
“Ho stile, intuito, scaltrezza. Insomma, diciamoci la verità: ho 38 anni e sono tremendamente in gamba, ho 38 anni e sono perfetto per questo incarico. Perfetto per questa vita.”
Scendo dalla scaletta dell’aereo e sono proprio un dio, con il mio completo di classe, il mio lavoro di prestigio e il mio sorriso…
…idiota?
Ecco, proprio quando non te l’aspetti, proprio quando ti senti forte e stai tra quelli che contano, ti domandi:
“Ma io, chi sono davvero?”
Il quadro, che era sempre stato appeso al chiodo della perfezione, all’improvviso frana.
“Chi sono, io?” - ti ripeti.
Buio.
Ed è un buio che non avevi mai visto prima, e ti fa paura, perché non sai da dove arriva, perché arriva, e per quanto tempo ti farà visita.
Spinto dal panico inizi una corsa affannosa alla ricerca di una via di fuga verso un barlume di luce: quella luce che prima ti bagnava generosamente e ti riscaldava, che ti rassicurava e ti rendeva magnifico.
Ma è una corsa disperata, perché sei alla ricerca di un prima che non c’è più perché qualcosa è cambiato, ed è cambiato prima di te, prima che qualcuno potesse dire o fare qualcosa.
Ti senti in trappola, smarrito in un posto che ti è estraneo ed ostile, e vorresti solo scappare, tornare a ciò che conosci che vedi che ricordi.
La corsa è affannosa e disperata: non sai che stai disperdendo le tue energie, che ti stai muovendo verso un orizzonte cieco.
Business class, abito di sartoria, Parigi.
E’calato il buio, sì.
Ma capisci che scappare non conviene.
Capisci che devi solo fermarti, respirare e iniziare ad ascoltarlo, il buio.
Parigi, business class, volo di ritorno.
Dimissioni.
La multinazionale sussulta: un altro quadro frana.
Ma questa volta non è il tuo.

 

L'immagine: Carlo Romagnolo, "Fari e nebbia", olio su tela, 2007





IL NOSTRO SPAZIO

 

Michelangelo sosteneva che la perfezione è “fatta di dettagli” e che per scolpire la perfezione “bastava togliere il superfluo”. Già, la perfezione…

In realtà Michelangelo faceva molto di più: creava; infondeva un’anima a quello che ai più appariva come un semplice blocco di marmo. Un’anima… “Perché non parli?” – così Michelangelo apostrofò il suo Mosè appena ultimato.

Penso che ciascuno di noi cerchi di scolpire la propria vita -in modo originale-, di darle un senso, di creare il proprio mondo “perfetto”, ovvero un mondo in cui esprimere il proprio desiderio e realizzare se stessi.

Prerequisito di questa tensione è, io credo, l’equilibrio.

Un equilibrio che non è mai statico e, soprattutto, mai definitivo. La sua ricerca è continua ed è fatta di accelerazioni e decelerazioni, anche improvvise.

Per me decelerare – mi è successo di recente – vuol dire “lasciare andare”, “togliere il superfluo”. E quando ho scelto di farlo sono stato invaso da una sensazione di pienezza. Sì, pienezza. Proprio nel momento in cui alleggerivo il mio carico di cose inutili e di freni.

La domanda alla quale rispondere è sempre la stessa: “Chi sono io?”, e “Dove sono io rispetto agli altri, al mondo?”.

Credo che la vera sfida per ciascuno di noi sia quella di riuscire a condividere, con tutte le persone che abbiamo incontrato e che incontreremo, le nostre esperienze, piccole o grandi che siano. Penso che ognuno di noi debba mettersi in ascolto dell’altro e dall’altro apprendere, e con l’altro condividere ciò che si conosce ma anche e, soprattutto, ciò che si sente.

Oggi nasce Equilibri Dinamici che mi piace definire “il nostro spazio”, un progetto che stavo accarezzando da qualche mese e che finalmente è diventato realtà. Ringrazio tutti i colleghi e amici che hanno scritto e scriveranno i loro pensieri su queste pagine, e tutti coloro che avranno il desiderio e la costanza di leggerle, fornendomi, se ne avranno tempo e voglia, ogni indispensabile suggerimento per nutrirle di senso. Particolare gratitudine va a Fabiana, rigorosa, pungente, stimolante, curiosa e dolcemente testarda collaboratrice, senza la quale non sarei riuscito a dare la necessaria concretezza al progetto.

Buona lettura a tutti noi, dunque, e… buon Equilibrio Dinamico!

 




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