Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole
Categoria: equilibrio


FOCALIZZARE

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Ogni qualvolta ci addentriamo nei nostri pensieri, positivi o meno che siano, compiamo un processo di analisi. In questo processo risulta di fondamentale importanza arrivare a porsi delle buone domande, senza le quali difficilmente arriveranno buone risposte.

Ma come si fa ad essere sicuri che le domande sono quelle corrette per noi?

Nel condurre questa esperienza di ricerca, credo sia bene tenere conto del fatto che solo attraverso il passaggio all’applicazione pratica di ciò che si pensa sia giusto, arriverà la risposta corretta ai nostri quesiti. Moltissime cose le possiamo leggere sui libri, molte altre possono essere apprese attraverso l’insegnamento, ma l’esperienza concreta è la sola cosa che può confermare o meno le nostre supposizioni. Vi sono però alcuni pericoli insiti in questo tipo di ricerca, che potrebbero condurci a produrre azioni non in linea con i nostri valori. Per attenuare i rischi connaturati in questa scelta, occorre stabilire una “direzione” verso la quale tendere e, di conseguenza, concentrare tutti i nostri sforzi per raggiungere quella determinata condizione desiderata, allenandosi a vivere la realtà in modo diverso, andando al di là del pensare ciò che è bello e comodo e ciò che non lo è, abbandonando la tentazione di soffermarsi al mero calcolo fine a se stesso.

Qualche giorno fa, ho scritto un post scaturito da una mia riflessione circa la direzione da me desiderata e verso la quale sto profondendo tutti i miei sforzi. Ciascuno di noi può avere dei dubbi, dei ripensamenti, delle difficoltà a lasciare andare determinati attaccamenti o abitudini consolidate. In questo genere di “allenamento”,  se non si arriva a porsi una serie di domande che possano indagare direzioni diverse, non riconosceremo mai quelle  “fissazioni” che ci impediscono di andare oltre, che poi sono quelle dalle quali difficilmente riusciamo a distaccarci.

Ad esempio, nella mia attività professionale, io immagino i miei clienti in modo armonioso, positivi, allegri, anche se in quel preciso momento non lo sono affatto. Questa non è a sua volta una “fissazione” nel cercare di ottenere un effetto immediato, ma lo sforzo di creare la condizione di vedere la persona che ha un problema da risolvere e, contestualmente, la sua forza interna e le capacità insite in quella stessa persona potenzialmente in grado di trovare una soluzione valida per se stessa. Questo modo di percepire la realtà potrebbe essere esteso ad ogni ambito di vita, in famiglia ad esempio, cercando di andare oltre ciò che in quel preciso momento ci appare di quella persona; pensarla positiva anche in un’affermazione o una esclamazione che può toccarci in modo profondo. L’immaginazione consapevole non è fantasia, ma l’utilizzazione massima della capacità di sentire, decidendo cosa si vuol sentire per comprendere a fondo da dove prende origine un certo pensiero ma anche per scavare nella profondità di noi stessi.

 





VITA IN DIVENIRE

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Mi osservo, seduto in giardino ai piedi di un acero, rassicurante nella sua immensa chioma, vivo nelle svariate tonalità che dal verde intenso degradano fino ai colori più chiari. Per quanto io mi sforzi di focalizzare un solo punto, una sola foglia dell’insieme, il vento cambia la situazione iniziale, la modifica, mi distoglie da quell’immagine statica fissata per un solo attimo nella mia mente.

Un albero. Cos’è un albero?

Da un punto di vista biologico è un essere vivente, al pari di un cavallo o di una farfalla. Qualcosa che esprime la sua forza, la sua natura il suo essere vivo e perfettamente in grado, come tutti gli esseri viventi su questo pianeta, di autoregolarsi, di rispondere agli stimoli esterni, di crescere, di svilupparsi, di riprodursi e di adattarsi alle sollecitazioni ambientali. In effetti, tutti gli organismi viventi hanno in comune il fatto che sono costituiti da unità di base che sono poi le cellule.

Socchiudo gli occhi, nello scorrere incessante dei pensieri, provo a conservare quell’immagine.

Li riapro, sposto lo sguardo a livello più ampio, fino ad abbracciare tutta la chioma e la sensazione si modifica.

Ma allora cosa vediamo noi in ogni istante? Possiamo forse arrivare a toccare l’essenza più profonda di un albero, un essere vivente, che cambia e muta il suo equilibrio in modo dinamico, pur nella sua stabilità?

Qualche tempo fa quello stesso albero era spoglio, immerso in un sonno apparente, ed ora eccolo qui, rigoglioso nella sua infinita potenza. Tra qualche mese le foglie cambieranno inesorabilmente di colore, per poi diventare secche, prive di vita, e cadere. Tuttavia, da quella perdita, si genererà nuova crescita con la vittoria della stessa natura sul tempo.

Così, ogni cosa esistente nell’Universo, dalle galassie, ai pianeti, alle luci  di minuscole stelle solitarie osservabili ad occhio nudo, come ogni cellula del nostro corpo, tutto è in costante inarrestabile trasformazione. Solo l’uomo è cosciente di tale infinita grandezza, ma talvolta rifugge questa consapevolezza, desiderando e rincorrendo condizioni che poco o nulla hanno a che vedere con la felicità autentica, ancorati alla staticità piuttosto che rivolti al cambiamento. Si pensi ai piccoli desideri, alla non accettazione anche momentanea di particolari condizioni fisiche e psichiche. C’è chi vorrebbe vivere la vita pensando di poter sfuggire alle regole naturali insite nella vita stessa. Ma la trasformazione, così come il cambiamento, è uno dei principi universali fondamentali dell’universo e, nell’albero, ritrovo la splendida capacità di quell’essere vivente di accettare, senza subirla, la realtà. E’ proprio nella ricerca del senso di quella trasformazione e dei significati più profondi che la vita ci palesa nel suo divenire, che io ricerco  la via per l’utilizzo positivo di quelle esperienze, per non subire passivamente e senza reazione ciò che accade ma, libero dagli attaccamenti, utilizzare l’unica possibilità fornita a noi essere umani di stabilire un punto di partenza per il cambiamento.

 





NESSUN ECCESSO, NESSUNA MANCANZA

 

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“Nessuna forma, nessuna ombra.

L’intero corpo è trasparente e vuoto.

Dimentica ciò che [ti] circonda e sii naturale.

Come una campanella di pietra sospesa sul Monte dell’Ovest.

Le tigri ruggiscono, le scimmie strillano.

Una fontana limpida, acque immote.

Fiumi turbolenti, oceani tempestosi.

Con [il tuo] intero essere, espandi la tua esistenza.”

 

Yang Jwing-Ming

 

 

 

Questo brano l’ho letto in un antico scritto di discipline orientali, a proposito dell’arte del combattimento.
In realtà non c’è praticamente nulla nella vita di una persona a cui questo principio non possa essere applicato.
Se ci fermiamo a riflettere, possiamo notare che le nostre insoddisfazioni, le nostre infelicità, i conflitti interiori o la stessa conflittualità fisica e verbale espressa nei confronti di altri, ci fanno sperimentare il “fuori controllo” dei nostri stati d’animo. Quante volte abbiamo detto o fatto cose di cui ci siamo pentiti immediatamente dopo averle compiute, avvertendo un senso di vuoto o di mancanza?
Dietro ogni eccesso, se non metabolizzato e riconfigurato all’interno di un percorso di sviluppo personale, c’è il pericolo della tristezza che scaturisce dalla percezione di aver perso qualcosa di importante di noi e per noi. Esiste il pieno perché c’è il vuoto, ma non può esistere il pieno se non si accetta il vuoto, che può essere, ad esempio, il passare da uno stato di grande felicità ad uno di tristezza anche profonda.
Cercare di comprendere cosa ci sta insegnando ciascuno di questi momenti: questo significa dare senso all’eccesso ed evitare, se lo si vuole, il ripetersi di quei meccanismi comportamentali che, nel “fuori controllo”, ci portano lontano dal nostro obiettivo di vita, qualunque esso sia.

L’immagine: Malen Morirsia, “Vuoto”, grafite su carta





NATURALMENTE INTELLIGENTI

 

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Wassily Kandinsky, "Im blau"


La natura manifesta la sua essenza attraverso alcuni caratteri fondamentali, quali il mutamento costante, la tendenza all’equilibrio e all’armonia, la stabilità. Questi principi escludono l’adesione a forme già fissate o standardizzate di pensiero e comportamento. Se ci pensiamo bene, quali esseri  umani sperimentiamo,  nel nostro divenire quotidiano, la diversità delle persone con cui entriamo in relazione, persone con caratteristiche e comportamenti diversi dai nostri. Alcune volte ci sentiamo attratti da queste persone, altre volte preferiamo tenerle lontano da noi, magari criticandole.
L’articolo di
Corrado Canale affronta, con la solita chiarezza e scorrevolezza narrativa, un nuovo fronte di studio, quello delle intelligenze multiple, fornendoci un ulteriore stimolo a guardare con occhi diversi noi stessi e chi condivide con noi questo viaggio che è la Vita.

Leggi l’articolo: “UN’INTELLIGENZA…PER OGNI OCCASIONE”





SEGNI

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“In ciascuno di noi esistono un angelo ed un demonio,

e le loro voci sono simili. Dinanzi alle difficoltà,

il demonio alimenta questa conversazione solitaria,

cercando di dimostrarci come siamo vulnerabili.

L’angelo ci fa riflettere sui nostri atteggiamenti,

e a volte ha bisogno di una bocca per manifestarsi”

 

P. Coelho

 

 

Ci sono persone che lasciano il segno. E non intendo soltanto una traccia o un ricordo. Voglio dire che lasciano un segno profondo e tangibile nella nostra vita, un qualcosa che non riesco a focalizzare del tutto, che non so davvero definire con esattezza, ma sento che è un qualcosa di forte, che è lì, dentro di me, e che si ridesta quando meno me lo aspetto.

Alcune volte è sufficiente il suono di una parola o uno sguardo, altre volte l’espressione di un viso - imbronciato o inquieto - per far riesplodere, in un attimo, emozioni e sensazioni dormienti ma mai sopite.

Altre volte, poi, questo sentire si affaccia all’improvviso, proprio in un momento in cui ne ho un gran bisogno, e quella frase o quella parola, accolta tempo prima e custodita come dono prezioso, diventa di grande aiuto nel momento presente, ovvero: ha il potere di conferire a ciò che sta accadendo e che sto vivendo nuovo significato, un significato di una pienezza straordinaria.

La tristezza lascia il posto alla gioia, la debolezza alla sicurezza, per poi ricominciare in un ciclo vitale di costante susseguirsi e intrecciarsi di emozioni e stati d’animo diversi opposti contradditori, dove l’uno sostiene l’altro, in un equilibrio che muta continuamente, e che ogni volta si rinnova nel suo significato più profondo.

Ci sono persone che - spesso inconsapevolmente - danno linfa a questo mio equilibrio, persone che magari passano ma, nel passare, lasciano un segno.

 




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