Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole
Categoria: riflessioni


CRESCERE?

Piccoli e grandi elettrodomestici, oggetti, mobili e mobiletti, vestiti, scarpe, scatole di ogni tipo. Sono alcuni degli oggetti che ci circondano. Nel posto in cui vivo la raccolta differenziata “porta a porta” è già da tempo una realtà. Tuttavia mentre mi dedico alla suddivisione di ciò che smaltiamo in famiglia, penso alla fine che faranno tutte le cose che inserisco nel contenitore dell’indifferenziato. Con tutta probabilità quegli oggetti confluiranno inesorabilmente in qualche discarica, in una ferita, l’ennesima inflitta alla natura. Sebbene di enorme importanza, il riciclaggio non potrà mai essere totale. La stessa cosa vale per il processo di antropizzazione al quale sottoponiamo il nostro ambiente, ossia quell'irrefrenabile desiderio degli uomini di modificare l'ambiente per renderlo più consono ai propri fini.

Crescere all’infinito, è la soluzione a tutti i problemi del genere umano?  A giudicare da quanto riportato nell’inquietante intervista al professor Frank Fenner si direbbe proprio di no.


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SCRIVERE di Fabrizio Cipollini
indice/immagini/post_immagini/moleskine Scrivere è trascrivere. Anche quando inventa, uno scrittore trascrive storie e cose di cui la vita lo ha reso partecipe: senza certi volti, certi eventi grandi o minimi, certi personaggi, certe luci, certe ombre, certi paesaggi, certi momenti di felicità e disperazione, tante pagine non sarebbero nate.

(Claudio Magris)



C’è una cosa che non mi piace quando le persone scoprono che “scrivi” e che hai pubblicato anche dei libri. E’ un atteggiamento che promana sempre da una frase che, bene o male, inizia sempre così: “Davvero ? Complimenti !! Beato te ! Anche a me piacerebbe scrivere, ma non sono capace.” Non è la frase in sé per sé che non mi piace, è l’idea alla base della stessa: l’autoconvinzione di non essere capace a far qualcosa. Di solito, cerco di illustrare al mio interlocutore che il saper scrivere non è un dono divino e che, sempre, è il frutto di una passione coltivata ed allenata consapevolmente, mettendo in sinergia mente e cuore. Nessuno di noi nasce, per esempio, con la capacità di essere un Coppi o un Bartali. Anzi non sappiamo neanche andare in bicicletta e, quando ce la regalano, paghiamo il nostro tributo di sangue in cadute e ginocchia sbucciate prima di iniziare a far girare i pedali restando in equilibrio. Ovviamente non tutti coloro che sanno andare in bicicletta sono automaticamente Coppi o Bartali, ma alcuni ce la fanno. Eppure senza essere un Coppi o un Bartali, si può essere un Pantani, un Chiappucci, un Moser, un Saronni e potrei snocciolare nomi di valenti e vincenti ciclisti. Se voglio diventare un campione di ciclismo, dovrò avere in mente l’immagine del mio campione di ciclismo e cercare di imitarlo. Lo stesso è nello “scrivere”: bisogna leggere molto e trovare il proprio modello di scrittore, perché quello che va bene per me, potrebbe non andare bene per un altro. Già a questo punto, i più continuano a crogiolarsi nella loro convinzione limitante e trovano mille scuse per non mettersi alla prova e fare il primo passo per superarlo. Ovviamente indorano la pillola, magari facendomi dei complimenti, e cercano di portare il discorso da un’altra parte. A questo punto, con la maggioranza dei miei interlocutori, lascio che il discorso parta da dove vogliono loro, ma se incontro qualcuno che mi ha trasmesso dei segnali forti della sua voglia di poter scrivere, allora riporto il discorso sulla scrittura e tiro fuori dalla mia valigetta una copia de “il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach e chiedo a questa persona di leggermi ad alta voce un passo emblematico che ho sottolineato con l’evidenziatore giallo. Il brano inizia con queste parole: “ La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che le nozioni elementari: gli basta arrivare dalla costa a dov'è il cibo e poi tornare a casa. Per la maggior parte dei gabbiani, volare non conta, conta man giare.” E finisce con una domanda : “Perché non puoi essere un gabbiano come gli altri, Jonathan ?”.Questo estratto dal capolavoro di Bach di solito non ha bisogno di commenti o di spiegazioni ulteriori, perché, da solo, è capace di emozionare positivamente. A me basta vedere quella luce negli occhi della persona, ed è a forma di gabbiano. Un gabbiano che ha deciso di non essere più come gli altri e che ha scelto il volare invece del mangiare.Certo questo è il primo passo, ma, spesso è il più importante.





IL NOSTRO SOSTEGNO PER GLI HAITIANI

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Di fronte a immagini come queste, ogni frase rischia di trasformarsi in retorica senza senso. E' invece importante agire.

Aiutiamoli attraverso un sostegno anche economico, inviando un semplice Sms al numero 48540 e 48541 istituito dalla Croce Rossa.

 

GRAZIE.





UN MONDO DI AUGURI

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Percepire il mondo che ci circonda come una unica, meravigliosa cosa.

Provare a cogliere la bellezza della Natura nella quale siamo immersi, annullare le barriere di pensiero, arrivando ad ascoltare il ritmo di un unico grande respiro, che ci avvolge in modo caldo, accogliente e rassicurante.

Sentirsi protetti, fiduciosi ed in armonia con noi stessi e quindi con gli altri nell'affrontare le sfide del Nuovo Anno oramai alle porte.

 

Questo è ciò che sento di augurare a tutti voi, cari amici.

 

 

SERENO NATALE

e

FELICE ANNO NUOVO

 







CORAGGIO E PAURE di Fabrizio Cipollini
indice/immagini/post_immagini/Emmaus

Alessandro Baricco non lascia indifferenti. E questo nuovo libro non fa eccezione, fin dal titolo: Emmaus
Emmaus ricorda il famoso episodio, raccontato nel vangelo di Luca, in cui due discepoli subito dopo la crocefissione del Cristo, in viaggio verso l'omonima cittadina di Emmaus vengono affiancate da Gesù travestito da viandante. I due discepoli non lo riconoscono ed iniziano a discutere con lui dei fatti della sua stessa passione, giunti ad Emmaus il viandante fa per prendere la strada ed i due discepoli lo invitano a trascorrere la notte con loro, visto l'approssimarsi della notte. Gesù accetta l'invito e, mentre sono seduti a tavola, spezza il pane. Nel fare questo gesto, i due discepoli lo riconoscono, ma Gesù sparisce.

Ma il titolo Emmaus serve, oltre a darci un indizio sull'andamento della vicenda, anche come costruzione del background dei protagonisti.

Quattro ragazzi sono, infatti, i protagonisti di questo romanzo: Il Santo, Kennedy, Luca e la voce narrante senza nome.

Senza nome è anche la città dove si svolge la vicenda, anche se è facilmente riconoscibile come una grande città del nord industriale nel post boom economico o nei primi anni 80.

I nostri quattro protagonisti hanno quella età che sembra eterna che si situa tra i 16 ed i 17 anni, frequentano la chiesa, dove suonano le canzoni per la messa, fanno volontariato in ospedale.

Vivono quella età in cui tutto è possibile, in cui si è padroni di tutto ed in cui tutto brucia con una passione e una velocità impressionante.

Costante della loro vita è la loro fede. Quella fede innocente, semplice e labile non ancora intaccata dal mondo e dal peccato.

Ed il mondo, nel microcosmo di Emmaus, ha un nome ben preciso: Andre.

Andre è il sogno erotico dei quattro. Una bellezza androgina, da notare il nome senza la "a", disincantata e disinibita che se ne frega della morale, praticando la fellatio davanti ai bar, e del buoncostume imposto dalla religiosità.

Andre sembra navigare leggera sulla vita, eppure, leggendo il romanzo, si scopre che ha alle spalle un tentativo di suicidio, che la sua sorella è morta il momento esatto in cui è nata e che è figlia di un prete.

All'inizio, con l'incoscienza e la potenza dei 17 anni, il Santo e l'io narrante cercheranno di "salvare" Andre arrivando a parlare con la mamma. Ma il tentativo di salvataggio, con un ironia letteraria muta, diventa la perdizione dei quattro.

Il primo a perdersi sarà Kenndy nella droga. Poi toccherà a Luca, ossessionato dal non sapere se il figlio di Andre sia il suo e dalla paura di chiedere, che si suiciderà. Infine il Santo accusato di aver ucciso un trans e deciso a scontare la pena ed i suoi peccati in carcere.

Il protagonista senza nome, che insieme a Luca, condivide una notte di sesso con Andre e Luca, si ritrova così a fare quello che abitualmente faceva.

Ma quella fede che li animava, ha ceduto sotto il peso della vita e così finisce la band che suonava in chiesa, oramai rimpiazzata da altri.

Il finale è un finale amaro e dolce, romantico e drammatico, di fede e di non fede. E' il finale di chi ha amato Dio di un amore infinito e cieco, poi ci ha fatto a botte e dopo cerca di fare pace su una base di una fede e di un rapporto completamente nuovo.

Il tipico rapporto da peccatore e penitente, un po' come la parabola evangelica del figliol prodigo, anzichè da innocente saccente ed onnipotente.

Superfluo elogiare la prosa di Baricco, una prosa ricca e fluente, meno poetica di Oceano Mare, forse più vicina a Castelli di Rabbia, ma altrettanto evocativa e capace di tratteggiare e dare spessore a città e personaggi senza nome.

Una scrittura capace di toccare le varie corde delle emozioni, rimanendo sempre coerente e sempre in guida del racconto.

Unica nota, a mio parere, stonata è lo stereotipo del prete pedofilo e sessuomane, ma per fortuna non essenziale alla fabula.

Sicuramente un libro da comperare e leggere.

 

 




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