Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole
Categoria: riflessioni


ASPETTANDO IL NATALE

Un post, profondo nella sua semplicità, scritto da una ragazza capace di farci riflettere sui giorni che stiamo vivendo, ricchi di contraddizioni, di consuetudini, a volte mal sopportate, ma che possono far emergere immagini che ciascuno di noi custodisce nella propria mente. Proprio accettando e non respingendo anche i ricordi dolorosi, potremo essere in grado di dare un senso positivo ai momenti vissuti.

 

 

Caro Babbo Natale,

chi ti scrive è una bimba di nome Mariangela che non è mai cresciuta, una bimba che qualche tempo fa credeva ancora nelle favole nelle quali tutti vivevano sempre felici e contenti; una bimba che si chiede come mai le abitudini e gli eventi cambiano, ma le emozioni e le sensazioni rimangono sempre quelle di qualche lustro fa.

Stasera quella bimba è andata a casa di una sua amichetta d'infanzia per giocare a carte, ma si è ritrovata seduta all'angolo del tavolo senza partecipare al gioco, intenta ad ascoltare un mucchio di parole confuse provenienti da ogni angolo della stanza. In quel momento a tutto pensava tranne che al gioco. Pensava alla spensieratezza che non si è goduta in questi anni, a quell' atmosfera festosa che non ha mai vissuto a casa sua. “Chissà se un giorno tutto questo potrà mai arrivare”, pensa tra sé e sé.  Per un istante le lacrime hanno fatto capolino sul suo viso, e quella bambina le ha dovute nascondere facendo intendere che erano la conseguenza di un forte starnuto.

Sai Babbo Natale, fino ad oggi quella bimba ricorda una sola partita a tombola fatta a casa sua.... una tombolata fatta solo per far contente lei e sua sorella, tristi nel vedere le altre famiglie riunite numerose e gioiose al contrario della loro. Non conosce il motivo di così tanta freddezza nei  confronti del Natale.... Ricorda che tutti gli spiccioli suo nonno Luca li raccoglieva in un piatto di plastica ed ancora, che i numeri della tombola venivano coperti con le fave secche.... Le sembra ancora di vederlo il nonno, con il suo maglione vinaccio a collo alto, con delle grosse trecce sul davanti. E poi ricorda ancora la sua pelle liscia sbarbata e il profumo inconfondibile dell'acqua di colonia. Aveva sempre un sorriso contagioso, un sorriso e un’allegria che le mancano tanto.

La partita a carte a casa di Marika va avanti ma Mariangela, sempre più insofferente, decide di andare via. Tato e Marika si abbracciano, si baciano, e la piccola Mariangela ricomincia a viaggiare e pensa al suo ragazzo... Fa meno male pensare a lui che al nonno. Mariangela ora ha voglia di emozionarsi, di far battere il suo cuore, di fidarsi e sentirsi di appartenere a qualcuno capace di farlo senza desiderare altro. Questo sente ora. Mariangela è pronta, prende il suo piumino e scende le tre rampe di scale di granito, si chiude la porta alle spalle e attraversa la strada per andare a casa. In quei pochi attimi un altro uragano di emozioni.... Il profumo dell'asfalto bagnato, dei pini gocciolanti, il suono delle ruote delle auto nelle pozzanghere. Ecco di nuovo la realtà.

Sai cos'è la cosa bella? Ora la realtà non le fa paura...
Caro Babbo Natale, se davvero quest’anno ho fatto la “buona”, vorrei trovare  tanta forza per me e per coloro che mi vogliono bene; vorrei tanta gioia da condividere con gli altri e tanta serenità per  mamma e papà. Vedrai, troverai sotto le lucine e i nastri colorati dell’albero tanti bei ricordi di NONNO LUCA,  non portarli via per favore, anzi, lasciami la chiave per custodirli sempre nel mio cuore.


Con tanto affetto.
Mariangela.

 

 





IL POTERE DEL SILENZIO

 

Anche l’uomo comune

esamina il passato, ma è a quello

personale che è interessato, e per ragioni personali.

Si confronta con il passato, sia quello personale

sia quello sulla conoscenza passata del suo tempo,

per trovare giustificazioni

al suo comportamento presente e futuro,

o per crearsi un modello.

 

Carlos Castaneda

 

Le festività che stanno per concludersi, mi fanno riflettere sul fatto che è bello rivolgere il pensiero a chi non c’è più, almeno nella dimensione che siamo abituati a considerare. Tuttavia è ancora più bello dedicarsi alle persone a noi care con sincerità autentica, quando è ancora possibile, quando sono ancora a noi vicine. Io non l’ho sempre fatto e le considerazioni di questi giorni mi aiuteranno a dare un senso diverso nell’osservare, nel percepire e nel vivere i miei compagni di viaggio.





L'ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

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“Così, vagando costantemente ai limiti dell’incoscienza, subendo tutte le suggestioni, animata dalla violenza dei sentimenti tipici di chi non può fare appello a influenze razionali, sprovvista di spirito critico, la folla rivela tutta la sua straordinaria credulità. Per essa non esiste l’inverosimile, cosa della quale non dobbiamo mai dimenticarci se vogliamo comprendere con quale facilità si creano e si propagano le leggende e le voci più stravaganti”.

 

Gustave Le Bon

 

 

 

 

 

 

Allarme, allarme, allarme…

La borsa crolla, i consumi sono al minimo,  la recessione viene sbandierata dai mass media come la catastrofe del secolo.

AZIONI!

Ripianiamo le perdite! Ricapitalizziamo gli istituti bancari! Finanziamo, finanziamo, finanziamo!

“Abbiamo il dovere di sostenere l’economia” viene detto da più parti. Avanti con  il G20 , e non più il G8… Quando siamo alla frutta, invitiamo altri commensali al banchetto, tanto non c’è più nulla da spartire, se non la.. recessione.

Ma siamo sicuri che tutto quello che sta accadendo sia così disastroso?

Warren Buffet, uno che di investimenti se ne intende, essendo l’uomo divenuto più ricco degli Stati Uniti  grazie alle sue operazioni in borsa, sosteneva già qualche anno fa che la maggior parte dei titoli erano in media quotati 25 volte in più rispetto al loto valore reale. Asseriva inoltre che, nel medio termine, o il valore dei titoli sarebbe stato ridimensionato dal mercato, oppure quelle stesse aziende avrebbero dovuto modificare la loro dimensione in pochissimi anni, raddoppiando il loro fatturato. Com’era prevedibile, è stata la prima ipotesi a prevalere.

OPPORTUNITA’

Ecco dunque  che si prospetta all’orizzonte una magnifica opportunità per tutta l’umanità: l’entrata in crisi di moltissime organizzazioni,  produrrà come conseguenza la fuoriuscita dell’attuale classe dirigente, per fare posto ad una nuova generazione di imprenditori, manager e politici, con valori e capacità completamente differenti rispetto al passato. Ciò non credo avverrà rapidamente. Con tutta probabilità dovranno passare degli anni per avere un beneficio da questo cambiamento, forse anche una decina, ma il processo si è oramai innescato ed è in qualche modo irreversibile.

Nella quotidianità può essere utile per noi ricercare una differente manifestazione di Vita, che passa principalmente attraverso l’accettazione di  questa nuova sfida, che può essere vinta mediante il superamento di ciò che per molto tempo abbiamo voluto considerare verità assolute. Trovare la forza di modificare le nostre vecchie convinzioni rispetto ai normali “status”, costruendo un proprio stile di vita, non nel senso di azzerare le spese, ma ideando una modalità di consumo, più intelligente ed in qualche modo personale, completamente svincolata dagli stereotipi attuali. Iniziare a scegliere cosa acquistare in funzione di ciò che si sente; dall’abbigliamento alle auto, agli elettrodomestici, alle vacanze e via di seguito. Con tutta probabilità, ci riapproprieremo del nostro tempo libero, trasformando questa grande occasione in una ulteriore possibilità di sviluppo personale e da qui, porre le basi per un nuovo modo di percepire ciò che si possiede, in quanto autentico e non virtuale.

 





FANTASTICA CONCRETEZZA
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Un lampione elettrico può essere ignorato, per la semplice ragione che è insignificante e transitorio. Le fiabe, invece, si occupano di argomenti più permanenti e fondamentali, come il fulmine.

 

 

John Ronald Reuel Tolkien

 

 

 

Salvador Dalì: Nascita dell'uomo nuovo

 

 

I preconcetti limitanti sono convinzioni alle quali ci sentiamo radicati, frutto di esperienze passate, che non ci permettono di vedere le opportunità presenti e future.

Raccogliamo dunque l'invito di Fabrizio e cerchiamo di allenarci ad andare oltre ciò che appare, partendo dalla lettura di brani pieni di magica creatività.

 

 

Tempo fa in un convegno asserivo che oggi è più di moda la fantasy della fantascienza perché il progresso scientifico attuale è molto più là della fantasia scientifica e sfida le nostre convinzioni etiche, mentre il genere fantasy ci permette di recuperare e rimodellare una tradizione in cui c'è un bene ed un male riconoscibile e riconosciuto in modo assoluto.

Per chi, come me, è un amante del Signore degli anelli, questa moda del fantasy non può che prenderla bene.  Frodo, Gandalf, Aragorn e Legolas, (il mio preferito), popolano il mio immaginario e ammetto di avere la trilogia completa di Peter Jackson in DVD a casa.  Solo la saga di Eragon del diciannovenne americano Christopher Paolini ha saputo riappassionarmi al genere, tanto che sto aspettando con cupidigia l'uscita italiana del terzo libro.

Questa estate ho, poi, scoperto che in Italia abbiamo una straordinaria scrittrice fantasy che è Licia Troisi, la quale ha scritto due bellissime trilogie che hanno come protagoniste principali due eroine molto molto particolari: Nihal e Dubhe.

Le storie hanno un bellissimo intreccio con elementi e personaggi che si dipanano attraverso i sei libri, ma soprattutto perché, come Paolini, nelle sue storie ci sono i draghi. Queste creature mitologiche mi hanno sempre affascinato, ma, non ho mai avuto l'occasione di poter scrivere qualcosa su di loro.

È difficile mettere in una poesia il riferimento ad un drago, anche se non dispero di poterlo un giorno fare. Scrivere poesie è una operazione bellissima ed affascinante ed è molto appagante sapere che le tue parole hanno saputo suscitare emozioni negli altri.

Eppure, dopo 2 libri di poesie pubblicate, sentivo che dovevo provare a fare qualcosa di nuovo. Pormi una nuova meta, non per piacere agli altri, ma soprattutto per me stesso.

Ero alla ricerca e dovevo avere fiducia che la risposta sarebbe arrivata, come sempre.

La risposta mi è venuta leggendo un altro fantastico libro: "la solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano, vincitore meritato dello Strega. Ho, infatti, pensato che se un matematico poteva scrivere un romanzo usando come metafora un argomento che conosceva benissimo, anche io potevo utilizzare le mie passioni per farne un'opera narrativa.

E così è stato.

Sono partito dai draghi ed ho iniziato a buttare giù una storia con loro protagonisti. Ebbene in poche ore sul mio computer era pronta una base di partenza. Era il piccolo seme che mi serviva per iniziare a scrivere il mio primo romanzo, intitolato provvisoriamente "il ritorno del cavaliere del drago".

Adesso che ho finito il quarto capitolo, mi piacerebbe molto se voi, amici di equilibri dinamici, vorreste farmi da gruppo di lettura.

Intanto vi lascio il prologo di questa avventura

Alla prossima.

Fabrizio Cipollini

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Prologo

In principio erano i draghi. Vraunas, Stenzart, Retresaf e Gherfad erano i loro nomi. Vraunas era il drago della terra, Stenzart, quello dell'acqua, Retresaf era il drago dell'aria e Gherfad, il dragone del fuoco.

I Draghi erano gli unici essere viventi nel regno di Althesia che, a quei tempi, era una enorme e fertile pianura delimitata a nord dal grande mare di Wast, a sud dal deserto immenso di Uns, ad est dall'inestricabile foresta di Etres ed ad ovest dall' smisurata catena dei monti di Enost.

All'interno di questa pianura rigogliosa c'erano due laghi, il lago di Kela quello di Wat. In entrambi i laghi vi era una isola al centro. L'isola di Elsi nel lago di Kela quella di Eath  nel lago di Wat.

Tutto sembrava fatto per i Draghi e per la loro felicità.

Gherfad si innamorò di Stenzart e decisero di abitare l'isola di Elsi. Il drago del fuoco si prodigava affinché alla sua amata non mancasse niente e la felicità dei draghi era avvertita anche dalla natura che ricompensava il comprensorio del lago di Kela  con abbondanza di frutti.

Anche Vraunas e Retesaf si innamorarono e si stabilirono nell'isola di Eath. Ma l'amore di Vraunas non era del tutto sincero. Il drago della terra, infatti, nutriva una malsana concupiscenza verso Stenzart ed una invidiosa gelosia verso Gherfad.

L'unione tra Gherfad e Stenzart generò quelli che oggi chiamiamo i Draghifalchi. Essi assomigliano a grandi falchi con alcune caratteristiche proprie dei draghi come la testa, il lungo collo, il corpo snello e le larghe ali membranose  con le piume marroni con punte di gialle e blu.

I Draghiserpe, furono i frutti del legame tra Vraunas e Retresaf. Come suggerisce il nome essi sono dei giganteschi serpenti costrittori muniti di ali, come quelle dei pipistrelli, e la testa piumata. L'arma dei draghiserpe era la coda elettrificata, mentre i draghi falchi erano in grado di sputare fuoco dalla bocca.

Un funesto giorno, però, la passione di Vraunas verso Stenzart divenne irrefrenabile e così si originò la guerra dei draghi. Vistosi rifiutato da Stenzart, Vraunas, accecato dall'ira e dalla gelosia, attaccò la dragonessa e la uccise recidendole la testa.

Vraunas, nel vedere il corpo senza vita della dragonessa, riprese coscienza e scappò via velocemente, non notando che dal sangue di Stenzart si stavano generando le creature delle acque.

Fu Gherfad a trovare il corpo senza vita della sua amata. Egli pianse e si lamentò per giorni. La sua nenia funebre si udiva a molte leghe di distanza ed arrivò alle orecchie di Retresaf che decise di andare a vedere cosa fosse accaduto.

Quando vide il drago che cingeva con le ali il corpo senza vita della sua amata, Retresaf iniziò a piangere anche lei e fece per avvicinarsi, ma una fiammata di Gherfad la bloccò. Il ruggito di Gherfad era spaventoso e cupo e non assomigliava per niente al lamento funebre che aveva sentito poco prima.

Era un ruggito carico di odio e di vendetta, feroce e oscuro.

Retresaf non capì, ma, appena guardò le ferite mortali che aveva al  collo  Stenzart , intuì la verità. Folle di rabbia e di odio verso il suo amato volò fino alle vette più alte dei monti di Enost e lì si lasciò cadere in un crepaccio, profondo ed oscuro, trovando così la morte. Dalla scomparsa di Retresaf si generarono le creature dell'aria.

Presto la vendetta vinse il dolore e Gherfad uscì dalla sua tana e, dispiegando le ali enormi, si mise a caccia di Vraunas.

Egli lo trovò vicino alla sua dimora. L'attaccò fu tanto fulmineo, quanto letale e ci volle tutta l'abilità del drago della terra per evitare di soccombere. La lotta tra i due draghi andò avanti per sette giorni ed i colpi che si scambiavano facevano tremare le fondamenta dell'Universo.

Fu Vraunas, alla fine, a capitolare sotto la furia di Gherfad e dal suo ventre si originarono tutte  le creature della terra, i Arietidi e gli Elfi oscuri.

Nonostante la sua  vittoria,  Gherfad era stato ferito gravemente e a malapena arrivò a casa. Allo stremo delle forze, il Dragone si sacrificò e diede vita agli Uomini, ai Centauri, agli Gnomi e agli Elfi d'oro.

 

(Dal libro delle Origini di Aubertson )

 

 





MUSICA E DINTORNI

indice/immagini/post_immagini/Concerto

 

"Scopri quali sono gli stimoli

che ti permettono di ricaricare

le batterie e ti fanno stare bene.

Ricorda quegli stimoli

ogniqualvolta ti senti stanco".

 

Jan R. Jonassen

 

Canzoni.

Niente di più straordinario per evocare sensazioni che scaturiscono al ricordo di momenti ai quali hanno fatto da cornice. Un’altra estate è quasi finita. Altre note dentro la nostra anima, quasi a voler marchiare in modo indelebile calde immagini, preziose e sacre, gelosamente custodite nella profondità della nostra mente.

Dietro ogni brano un significato diverso e troppo personale per non illudersi che quelle parole e note, sono state messe insieme solo per noi.

Fabrizio, come sempre attento a cogliere sensazioni e momenti carichi di intensa vitalità , ci regala un altro post, bello, anzi bellissimo, quasi come le note di un concerto che vorremmo non finisse mai.

 

 

 

 

Finisco di lavorare alle 13 e 30 e, nonostante il caldo estivo, mi sento leggero e "carico". So già cosa devo fare. In rapida successione mi aspetta una doccia rinfrescante e rilassante, un piccolo spuntino e almeno 2 orette di sonno.

La sveglia suona puntuale ( e ci mancherebbe), ma il suo trillo non mi mette di cattivo umore, anzi direi proprio il contrario.

La T-shirt è quella di "ordinanza", i jeans sono quelli comodi, indosso il mio borsello da viaggio con tutto quello che mi servirà, occhiale da sole e cappellino militare.

Siamo a posto si può partire. Destinazione stadio olimpico di Roma per il concerto di Ligabue.

L'autostrada corre veloce, mai sopra il limite di velocità, e non è neanche troppo trafficata. Poi c'è la radio a farmi compagnia. Ancora non è ora di mettere il Liga. Il suo momento sarà in prossimità dell'arrivo, giusto per rinfrescare la memoria, e poi al ritorno affinché le emozioni non si dimentichino troppo presto.

Così facilmente si snoda questa striscia d'asfalto e di musica.

E la mente comincia a far caso che, sempre, i momenti e le persone più importanti della mia vita hanno avuto come colonna sonora o "icona" una canzone di Ligabue.

C'è stata C. che è stata ed è per me  "Ho messo via".

C'è stata S. che è stata ed è per me  "Ho perso le parole".

C'è stata G. che è stata ed è per me  "L'Amore conta".

C'è stata E. che è stata ed è per me  "Certe Notti".

Quella volta che avevo deciso di mollare tutto ed invece canticchiando "Una vita da mediano", ho deciso di rimettermi in gioco per l'ennesima volta.

Quella volta che avevo perso le speranze e "Non è tempo per noi" ha segnato l'arrivo di una bella notizia.

Quella volta che ho scoperto che "le donne lo sanno" assomigliava ad una mia poesia.

Quella volta che una "lettera a G." l'avrei voluta scrivere io a mia nonna, morta di tumore.

Quella volta che …

Quante volte ! Troppe volte !!

 Eppure eccomi ancora lì a macinare chilometri, aspettando di urlare contro il cielo, mettendo in circolo il mio amore .

Nonostante comincino a passare gli anni, gli amici e le generazioni.

Così mi accorgo di essere ancora una volta ad un bivio della mia vita.

E la radio comincia a cantare:

 

Ho ancora la forza che serve a camminare,

picchiare ancora contro per non lasciarmi stare

 

 ho ancora quella forza che ti serve

quando dici: "Si comincia!"

 

Ho ancora la forza di guardarmi attorno

mischiando le parole con 2 o 3 vizi al giorno,

di farmi trovar lì da chi mi vuole sempre nella mia camicia...

 

Abito sempre qui da me,

fra chi c'è sempre stato e chi non sai se c'è

al mondo sono andato,

dal mondo son tornato sempre vivo...

 

 Ho ancora la forza di starvi a raccontare

 le storie che ho già visto e quelle da vedere,

e tutti quegli sbagli che per un motivo o l'altro so rifare...

Ho ancora la forza di chiedere anche scusa

e fare la partita giocando un fuori casa

e dirvi che comunque la mia parte ve la voglio garantire...

 

Abito sempre qui da me,

fra chi c'è sempre stato e chi non sai se c'è

nel mondo sono andato,

dal mondo son tornato sempre vivo...

sempre vivo …

 

Ho ancora la forza

e guarda che ne serve

per rendere leggero il peso dei ricordi

di far la conta degli amici andati e dire:

 " Ci vediam più tardi ...

più tardi.."

 

Abito sempre qui da me,

fra chi c'è sempre stato e chi no sai se c'è

col mondo sono andato

e col mondo son tornato sempre vivo... "

 

La ascolto di nuovo e capisco che era proprio questo quello che serviva. Il segnale che stavo cercando.

Arrivo nei pressi dello stadio e trovo subito parcheggio. Mi avvio velocemente verso i cancelli. Il mio passo è lieve,il cuore inizia a pompare adrenalina.

Entro e l'urlo della folla mia saluta e mi accudisce. Si spengono le luci e parte il primo riff di chitarra. Cantiamo tutti, cantiamo tutto all'unisono.

Poi il Liga finisce ed esce di scena. Mi attardo un po' per osservare le facce dei miei vicini. Tutti sorridono, qualcuno piange.

Ma l'energia è palpabile.

Ritorno verso la mia macchina. So già che arriverò molto tardi. Poche ore di sonno e poi di nuovo lavoro.

Ma non sono spaventato. Adesso so che "ho ancora la forza". 

 

 

 Fabrizio Cipollini

 

 

p.s.: la canzone di cui riporto il testo è "Ho ancora la forza" di Ligabue presente sul suo album più recente "Secondo tempo" e parzialmente ispirata dalla canzone omonima di Guccini.

 

 

 




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