Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole
Categoria: ascolto, empatia


PORTARE AL NOSTRO INTERNO

indice/immagini/post_immagini/porta

 

 

 

"L'amico che ti

comprende è

quello che ti crea"

 

 

Romain Rolland

 

 

 

 

 

Un incontro, un viso conosciuto, a lungo osservato ma mai compreso fino in fondo.

Poi una frase, una domanda, e da quel momento un mare di comprensione profonda, e avvolgente. Iniziamo a sentire quella persona, senza invaderla, ma facendola entrare a poco a poco dentro di noi, come un’ onda luminosa. E siamo noi a beneficiare di questa visita, di questa sorpresa. Di questa onda che ci fa sentire vivi perché in contatto profondo con l’altro.

La comprensione inizia già dal saluto, può passare attraverso un tentennamento del dire del fare, una “non azione”, un’azione pensata mille volte ma non ancora compiuta.

E’ una comprensione che varca le soglie del non detto e penetra nel detto, è una comprensione resa possibile dall’ascolto attivo, che è ascolto profondo, terribilmente difficile da compiere ma dalla potenza straordinaria perché si riescono a sentire le emozioni dell’altra persona fino a provare una felicità senza fine.

E’ una comprensione che necessita della sospensione di ogni giudizio, di un’apertura ad uno stato di gentilezza e benevolenza, di un atteggiamento fortemente empatico.

A questo punto, anche lo stato dell’altra persona cambia, lo si vede dagli occhi, dalla loro luminosità, dall’energia sprigionata, dallo “shen” - come dicono gli orientali - ossia dallo spirito presente in ognuno di noi.

A volte i nostri occhi incontrano occhi vuoti, persi, senza luce né speranza e ancora una volta c’è quell’onda, questa volta triste e dolorosa, che si infrange in noi, c’è quell’onda da accogliere, da portare dentro di noi.

Cercare la comprensione di ciò che sta accadendo, sempre, come passo verso la felicità.

E’ il momento dell’ “incorporamento”: sentire ogni cosa, empaticamente, e domandarsi “cosa mi sta insegnando tutto questo?”. Domandarselo qualunque sia quest’onda, qualunque sia la forza con cui si infrange qualunque sia la luce che porta con sé.

Non dimentichiamo che la mente è il fenomeno più potente, profondo e interessante che esista in noi. E’ l’origine, il motore che ci fa compiere ogni azione, tramite corpo e parola, e che ne determina la differente natura con la motivazione e l’intenzione.

Camminando proviamo ad osservare il comportamento di chi ci sta attorno: c’è chi discute a voce alta, chi ride, chi si lamenta, urla o piange appartato in un angolo. Constateremo che ognuno ha una propria espressione e manifestazione particolare che non è altro che il riflesso del proprio particolare stato mentale.

Se ci pensiamo bene, il corpo e la parola non possono agire disgiunti dalla mente, e infatti ciascuno di noi si muove e si esprime perché è cosciente, perché esiste la mente.

Se siamo orientati alla comprensione di ciò che siamo “qui ed ora” e all’apertura d’animo e mentale verso l’altro, corpo e parola rifletteranno questa nostra favorevole disposizione, e comunicheranno all’esterno il senso di serena felicità che ci pervade e che deriva dall’aver incorporato quelle sensazioni(l’onda) e dall’aver sviluppato un atteggiamento genuinamente empatico.

 





DAL CREDERE ALL'AGIRE
 

indice/immagini/post_immagini/bici

 

 

“La grande meta della vita non è la conoscenza, bensì l’azione”

 

 

Thomas Henry Huxley

 

 

 

 

 


Tre passi verso la felicità, dicevamo nei post precedenti.

Bene, partiamo dall’ascolto, dall’ ascolto attivo per essere precisi. Che non è solo ascolto dell’altro, comprensione di ciò che l’altro intende comunicarci, ma una vera e propria azione sull’altro e su noi stessi.

Questo tipo di ascolto ci permette di intervenire nel reale, nel concreto, ovvero di produrre cambiamenti attraverso azioni orientate agli obiettivi.

Spesso il solo ascolto non basta, o comunque non è sufficiente a innescare l’azione, perché l’introspezione, lo scandaglio dei nostri (e altrui) stati mentali non è sempre condizione sufficiente per passare all’azione. Infatti, una volta sviluppato un livello di consapevolezza elevato, siamo sì nella condizione di riuscire a riconoscere e individuare l’origine di un nostro stato mentale e/ emotivo, le sue radici profonde, a sapere cosa ci ostacola e ci impedisce di passare all’azione o cosa ci può favorire, ma questa consapevolezza non è di per sé garanzia del “fare”. E questo mancato passaggio all’atto rischia di vanificare tutto il lavoro di introspezione svolto e di farci permanere in una condizione di immobilità.

Nel bene e nel male, sono le nostre credenze a condizionarci, credenze che spesso si configurano come preconcetti e pregiudizi circa la nostra capacità ad attivare i comportamenti necessari a raggiungere i nostri obiettivi. Le nostre credenze e convinzioni funzionano infatti come “filtri” attraverso i quali osserviamo il mondo e ne interpretiamo i segnali; sono paragonabili, se vogliamo, a dei comandanti (del cervello) che decidono per nostro conto. Prova ne è che quando siamo profondamente convinti che qualcosa sia vero, è come se impartissimo un ordine al nostro cervello circa il modo in cui interpretare ciò che ci accade e, proprio sulla base di questo convincimento, mobilitiamo tutto il nostro organismo nella direzione voluta.

Quando crediamo che qualcosa sia vero, entriamo letteralmente in uno stato d’animo per cui esso è vero.

Le nostre credenze rappresentano quindi degli strumenti formidabili, e imparare a gestirle può essere di notevole aiuto nel raggiungimento del benessere personale, esistenziale e professionale. Questo perché noi agiamo in base a ciò che crediamo. Alcune credenze possono fungere da stimolo e da pungolo, altre possono invece costituire un freno, o perché erronee o perché residuo di schemi passati, specchio di una realtà che non ci riguarda più.

Infatti siamo naturalmente portati a pronunciare frasi del tipo “io sono fatto così..” oppure “sarà difficile per me riuscire a…”, tutte frasi che denunciano la nostra tendenza ad affidarci a (e cullarci in) credenze che ci inchiodano alla staticità del presente e chiudono qualunque apertura di prospettiva su possibilità alternative, su diversi modi di essere nel mondo.

Veniamo all’esperienza concreta, alla mia piccola esperienza che tuttavia può fungere da esempio esplicativo.

Ogni volta che inizio un nuovo progetto, di vita o professionale, pur valutando con attenzione gli ostacoli  le difficoltà insite nel percorso, mi predispongo mentalmente a favore della riuscita.

Per cui focalizzo la mia attenzione sulla qualità delle risorse interne di cui dispongo, su come impiegarle correttamente, sulla mia energia e, soprattutto, mi chiedo se l’obiettivo particolare da raggiungere è in linea con i miei valori più profondi.

Solo allineando obiettivi, valori e credenze, io sarò certo di ottenere, o comunque di avvicinarmi il più possibile a ciò che desidero.

Ricordo, al riguardo, un episodio della mia vita professionale: quando, fresco di nomina nell’area marketing di una società, ho dovuto presentare una relazione sugli obiettivi dell’anno in corso e di quello successivo. Era un impegno importante, avrei dovuto essere convincente e conquistare alle mie idee la platea.

Ricordo ancora il mio dialogo interiore prima di cominciare: lo scorrere mentale di tutto ciò che avevo preparato, i punti fermi del mio discorso e, soprattutto, la consapevolezza di aver lavorato bene.

Entrato “in scena”, le me convinzioni “potenzianti” mi guidarono nella presentazione del mio lavoro, lavoro che riscosse l’approvazione della stragrande maggioranza dei presenti.

Ancora oggi, quelle convinzioni, trasformatesi ed arricchitesi nel tempo, mi guidano nel mio agire quotidiano, nella via privata come nel lavoro, sostenendo il mio percorso di crescita.

Sì, sto proprio parlando della necessità di sviluppare la fiducia in se stessi, fiducia che non è altro che uno stato della mente e dell’animo, una rappresentazione interna che governa il comportamento, una rappresentazione che va nutrita costantemente e di volta in volta verificata.

La credenza, quindi, può essere sia credenza in una possibilità di riuscita in ciò che si desidera, sia una convinzione negativa, che ci disarma e ci “fa credere” - appunto - di essere impotenti e destinati al fallimento, se non programmati per fallire!

Chiediamoci quindi come fare a sviluppare e potenziare quelle credenze che possono sostenerci (e non abbatterci e limitarci), nella consapevolezza che anche le nostre credenze sono una scelta, una scelta che dipende da noi.

 

 





GRAZIE
indice/immagini/post_immagini/sedia4

Grazie: me lo ripeto spesso, ogni volta che osservo con più attenzione quello che mi accade intorno, anche quando non sono in grado di decifrarlo appieno, almeno non subito.

In questa mattina d’estate l’aria è carica di dolcezza, di troppa dolcezza.

Accompagno un mio amico in clinica: dovrà iniziare una terapia, un percorso probabilmente lungo e disseminato di trappole – la sfiducia, la mancanza di volontà, di forza, il senso di impotenza e di frustrazione.

Ho intravisto il suo bisogno d’aiuto, ma da lui nemmeno una parola. L’ho letto nel suo sguardo, e oltre al bisogno non detto ho letto anche la sua rabbia esacerbata verso tutto e tutti. I suoi occhi sembrano assenti, sembrano cercare fuori ciò che può essere solo nell’anima: è nell’anima la “voce”, la chiave per ritrovarsi e guarire.

Ma lui ora non può indulgere all’ascolto interno, semplicemente non è il momento, non ancora.

Eccomi, io ci sono. Per lui ma anche per me.

Quando mi vede arrivare non sembra stupito, doveva averlo immaginato, forse lo ha anche temuto, ma non è scappato, non si è sottratto.

Accetterà il mio sostegno, la mia guida: lui è qui, e non altrove; lui è qui, e avrebbe potuto anche non farsi trovare, avrebbe potuto scappare, prendere il largo, come tante volte è già successo.

Ma questa volta no, è rimasto, mi ha aspettato, forse la deriva comincia a far paura.

 

>Ciao

>Ciao

>Che vuoi?

>Qualcosa di diverso di quello che tu ora vuoi per te...ma il punto non è questo, e lo sappiamo oramai. Tu cosa vuoi?

 

Finalmente un’apertura, un piccolo passaggio insperato tra il mio sguardo e il suo, un grido di dolore che non ha paura di venir fuori.

Camminiamo verso la porta che separa il sogno dalla realtà, la gioia dalla disperazione, la delusione dalla speranza.

Mi sento invaso da una sensazione di serenità. Perché? Cosa sto sentendo, cosa sto apprendendo da tutto questo?

Il campanello, la porta si apre e ci accoglie un sorriso…senza speranza, sconfitto, non vero. Entriamo e camminiamo lungo i corridoi. Incontriamo altre facce, ma nessuna dolcezza. Poi il congedo: un saluto, un abbraccio, qualche altra frase, mezze domande e mezze risposte, dal senso inafferrabile liquido.

La porta si richiude dietro di me. Il sogno si spegne appassendo in una realtà che mi sembra fatta di gomma. Non riesco a penetrarla a decifrarla come vorrei e nuovamente mi chiedo: cosa mi sta insegnando tutto questo? La risposta non arriva, non per il momento, ma arriverà, lo so, e per questo, solo per questo, GRAZIE.

 





EMPATIA: ascolto profondo, rispetto, apertura di sé

 

indice/immagini/post_immagini/ponte_romagnolo

 

Empatia.

Intuire il mondo interiore dell’interlocutore: quello che pensa sente desidera, e al di là di ciò che esprime verbalmente (non sempre le parole svelano il vero!).

Intuire e capire senza farsi condizionare dal proprio modo di attribuire significato e valore alle cose del mondo.

Sentire e sentirsi, in una interazione magica, fatta appunto di comprensione profonda, di capacità di “vedere” e “provare” la gioia o il dolore dell’altro come se noi fossimo l’altro e l’altro fosse noi.

Sì, "come se" … questa è la condizione principale per vivere davvero l’empatia, condizione senza la quale parleremmo solo di semplice identificazione, di proiezione egoistica.

Ma l’immedesimarsi - il riuscire a vivere attraverso lo sguardo dell’altro e il sentire dell’altro - di per sé non basta perché ci sia empatia. L’empatia necessita anche di controllo, di frapposizione di una distanza rispetto al vissuto dell’altro, quella distanza che ci permette di comprendere il punto di vista dell’altro senza annullare il nostro.

Solo così potremmo essere d’aiuto, prestare non solo ascolto ma anche soccorso.

Per me l’empatia è anche una grande emozione: l’emozione di vivere temporaneamente la vita dell’altro, muovendomi al suo interno con estremo rispetto e delicatezza, percependo le sue paure, le sue gioie, i momenti di tenerezza, di confusione o qualunque altra emozione stia vivendo in quel particolare momento della sua vita. Lo faccio sospendendo il giudizio, imbrigliando la tendenza che abbiamo ad approvare o disapprovare - da bravi censori -, la tendenza a correggere, ad indicare la strada secondo noi giusta, a elargire la “nostra” oggettività.

L’altro che io sto sentendo e ascoltando in modo così profondo e libero va aiutato a scoprire le sue forze, il suo sentire, la sua ragione, e in questo momento noi dobbiamo avere la capacità, la sensibilità e l’intelligenza di farci da parte, “accontentarci” di essere stati semplici strumenti di conoscenza per l’altro.

E’ uno stato di grazia, l’empatia, uno stato governato dallo scambio continuo, senza prevaricazioni né imposizioni, uno stato per alcuni versi entusiasmante, fondato e costruito sulla trasparenza e sulla reciproca fiducia, per cui sia io sia l’altro ci doniamo senza barare sui nostri sentimenti (chi sa ascoltare sa anche riconoscere quando le parole ingannano malgrado le intenzioni di chi le proferisce!), nel rispetto di entrambi e nella serena complicità di animi.

 

L'immagine: Carlo Romagnolo, "Ponte nella nebbia", olio su tela, 2007

 




Pag. 3 di 55 - Risultati: 272
« Precedente - 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - Successiva » - Ultima »»
Leggi tutti »

Indice del forum »
Allegro ma non troppo
La Prima Legge Fondamentale della stupidità umana asserisce senza ambiguità di sorta che:
Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero degli individui stupidi in circolazione.

Carlo M. Cipolla (il Mulino)
Tutti i libri »

> American Journal of Psychology
> American Journal of Sociology
> Choice
> Coach Federation
> Coachville
> IAC
> Mente e Cervello

> FIDAS
> Briciole di pane - il sito

> Briciole di pane

 

 

indice/immagini_box/manitese

VAI AL SITO DI "MANI TESE"

 

indice/immagini_box/share1

indice/immagini_box/share2

One world one people one life

(clicca qui)

indice/immagini/post_immagini/telefonoazzurro

"Senza di te
Telefono Azzurro
non c'è"

indice/immagini/post_immagini/logosave

Italia Onlus

Aderisci alla campagna

"Riscriviamo il futuro"

 

indice/immagini/post_immagini/BANNERUNICEF

SOSTIENI LA CAMPAGNA

 

indice/immagini/post_immagini/amnesty

 

indice/immagini/post_immagini/caino

CLICCA QUI

 

Archivio articoli »

Giuseppe Zanghi

Corrado Canale

Galliano Cocco

Fabrizio Cipollini

Manuela Di Giovanni

Fabio Muzzupappa

Luciano Di Penta

© 2007 - 2018 Equilibri dinamici • credits: M1 - WEB AGENCY