Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole
Categoria: creatività


C'ERA UNA VOLTA...
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 Diamo spazio oggi al racconto di Tony che, in risposta alla nostra iniziativa (post del 26/09), ha riscritto la favola di Cappuccetto Rosso, re-interpretandola in chiave ambientalista e animalista: nonna e nipote si alleano in difesa di un povero lupo sopravvissuto alla distruzione del suo habitat naturale e alla ferocia di uomini-cacciatori convinti della sua pericolosità. Ma il lupo non minaccia più nessuno, è una delle vittime del cosiddetto progresso industriale e del progetto umano di asservire la natura, mortificandola. Fortunatamente, la coscienza ambientalista e animalista si è sempre più diffusa in questi ultimi decenni ed anche la politica non ha potuto non tener conto della nuova sensibilità rispetto a questi temi, inserendoli nella propria agenda.

“Che senso ha uccidere un orso?“ si chiede Dacia Maraini (Il Centro, 3/10/2007) a proposito dei delitti perpetrati in questi giorni a danno della fauna che popola i boschi del Parco nazionale d’Abruzzo. “Non fa veramente male a nessuno. E poi è anche una vigliaccheria. L’uomo oggi ha delle armi micidiali. Una volta c’era l’uomo con l’arco e la freccia e si difendeva dagli animali che lo attaccavano, o li cacciava per mangiare. Ma oggi? Sono dei poveri animali inermi e sono sempre di meno”.

La narrazione proposta da Tony può essere letta sia in senso letterale per cui il lupo è un lupo – ricollegandosi alla attualità di questi giorni -, sia in senso metaforico e simbolico – come una vera e propria favola pedagogica che ha per tema l’oscuro, il diverso e la minaccia che pare provenire all’uomo da tutto ciò che non conosce e che egli bolla per questo come “male”: da qui la necessità di barricarsi e di difendersi.

Buona lettura!

 

Dal punto di vista del lupo

 

Erano diversi giorni che il lupo non ingoiava un boccone.

Non era vecchio, non era malato, semplicemente non aveva più la sua casa.

L’uomo “cattivo”, con la sua incuria e la sua fame di denaro, gli stava portando via  la casa e il cibo.

Nel bosco doveva passare un’autostrada.

Non c’era quasi più niente di quello che era stato il suo bosco, la sua dimora, fin da quando cucciolo con gli altri lupi correva e scorrazzava allegramente.

Oggi nessun animale tutti spariti, scappati o portati via negli zoo (i più fortunati).

L’unica cosa rimasta era un sentiero brullo che attraversava quello che rimaneva del suo regno, e proprio dal quel sentiero il lupo si incamminò in cerca di qualcosa da mangiare.

All’ingresso del paese incontrò una casa con un bellissimo e grande giardino. “Forse si mangia”, pensò.

Si sollevò lentamente sulle zampe posteriori e dalla finestra vide Cappuccetto Rosso con un cesto colmo di provviste per la nonna. (continua)





DAL PUNTO DI VISTA DEL LUPO

Approfitto di questo post per rilanciare l’iniziativa lanciata poco tempo fa dal nostro amico Fabrizio Cipollini sulle pagine di Equilibri dinamici.

Dopo averci introdotto, nel suo primo articolo - "Il caso è lo pseudonimo di Dio quando non vuole firmare" - al tema della creatività in generale, spaziando dalla matematica alla filosofia, Fabrizio è passato, nel suo secondo articolo “Creatività come archeologia”, ad un esempio concreto di creatività in relazione alla scrittura.

Una favola straconosciuta come Cappuccetto Rosso ha in sé delle possibilità di espansione narrativa notevoli, basta ad esempio immaginare la stessa storia dal punto di vista di uno dei vari personaggi e, senza stravolgere i fatti, ci ritroveremmo dinnanzi ad un racconto apparentemente nuovo.

Ogni storia ha in sé un implicito ed un esplicito, una fabula e un intreccio, conflitti e risoluzioni, e poggia sulla scelta originaria - fatta dall’autore - di una prospettiva e di una voce narrante, voce che può coincidere con uno dei personaggi o trascendere i personaggi stessi, per non parlare poi della scelta degli stili narrativi e dei registri linguistici che l’autore decide di volta in volta di mettere in atto!

Ecco, l’iniziativa da noi lanciata non insiste tanto sulla creatività stilistico-formale quanto sulla capacità di assumere un punto di vista non consueto.
Se qualcuno di voi vorrà dunque cimentarsi in questo esercizio creativo, riscrivendo da un qualsiasi altro punto di vista la favola di Cappuccetto rosso, autorizzandosi anche a delle deviazioni…poetiche - per così dire, saremo ben felici di leggere le vostre riscritture e di pubblicarle nelle nostre pagine (sceglieremo quella o quelle più interessanti, però!).
Bene, vi (ri)lancio questo gioco (ri)creativo…

A voi la penna, anzi, la tastiera!





IL PROCESSO CREATIVO: FASCINO E INQUIETUDINE
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Penso che la creatività e l’innovazione consistano nel saper vedere, nelle cose che tutti possono vedere, quello che nessuno ha mai visto prima.

Colui capace di creare “guarda attraverso”, vede l’invisibile, ha qualcosa di magico, divino e demoniaco allo stesso tempo, che lascia affascinati e al contempo inquieti coloro, i più, che vedono solo ciò che tutti possono vedere. Non si crea mai dal nulla, difficilmente un’invenzione può essere radicale, più spesso è un’invenzione moderata, perché l’invenzione è sempre il precipitato di qualcosa di già conosciuto assimilato sperimentato combinato all’idea nuova, all’intuizione felice che determina lo scarto.

Aprire la propria mente vuol dire anche allenarla a immaginare ciò che oltrepassa i confini del noto, i confini delle abitudini (di pensiero, di vita), ovvero tutto ciò che ci aiuta nell’economia del vivere ma che una volta sclerotizzato ci toglie il gusto del vivere, e ci fa ripiegare su noi stessi, e intorpidire (mente e corpo).

Immaginare la soluzione laterale, quella non contemplata apre di per sé la strada alla ricerca dei modi mezzi modalità strumenti per rendere quella soluzione attuale.

Rompere gli schemi, dunque, ma solo se li conosciamo: è questa la base di partenza per ogni artista, per ogni inventore, per ogni scopritore. E’ questo che i matematici, e gli scienziati in generale, fanno: forzano le barriere di ciò che sanno già, e immaginano mondi e soluzioni (im)possibili, li immaginano però come possibili e già questo li porta ad un passo dalla loro attualizzazione.

Così, per poter innescare una qualunque tipologia di cambiamento, occorre prima di tutto conoscersi, è vero, e fin qui siamo ancora nell’ambito del dato, ma occorre soprattutto riconoscersi e aprirsi, ovvero predisporsi alle idee nuove, sia nel mondo esterno che in quello interno a noi. Il passaggio all’individuazione delle tecniche e strategie idonee a raggiungere l’obiettivo prefissato è non meno importante ma successivo.

Prima, dunque, la parte creativa, libera da condizionamenti e vincoli, poi la logica finalizzata all’azione. E per “logica” intendiamo, mutuandola da De Bono, “lo strumento logico usato per approfondire una miniera, per allargarla e dotarla delle strutture necessarie”.

Se però la miniera è stata scavata in un posto sbagliato, nessun accorgimento riuscirà a rimuoverla e a trasportarla nel posto adatto.

Insomma, sarebbe auspicabile volgere il proprio sguardo in una nuova direzione, cancellando ciò che la realtà definisce come “la realtà”, e immaginare combinazioni infinite ma possibili.

 

Leggi anche gli articoli di Fabrizio Cipollini "Il caso è lo pseudonimo di Dio quando non vuole firmare" e "Creatività come Archeologia"




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