Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole
Categoria: società


COMMENTO

 

Pubblico con piacere il commento di Riccardo al mio post precedente. Mi è piaciuta la leggerezza e l'originalità che ha utilizzato nell'esprimere il suo stato d'animo, che ho sentito a me molto vicino.

 

 

Imparare

 

Jamal e' un ragazzo del bangladesh, vive a Roma, da anni vende rose in giro per i locali del centro.

 

E' arrivato in Italia da ragazzo, oggi ha famiglia in Bangladesh: moglie e 2 figli. Ogni mese invia loro dei soldi. Una sola volta all'anno ritorna in patria, a riabbracciarli. Qui a Roma lui vive in casa con altri ragazzi suoi connazionali.

 

Jamal non e' il classico "rosaro": si ricorda di te dopo tre anni, ti racconta per filo e per segno scenette vissute insieme anni prima nei vari locali alla moda ,"dai cabo, oggi devi dare qualcosa, l'ultima volta a piazza del popolo non ci avevi una lira!!!!” Era vero, l'ultima volta non avevo le monete! Negli anni ha imparato frasi che pronuncia a modo suo, "non fare il pursciaro, marchisciano""dai cabo, non sciò una lira!!!". Il tutto sempre con il sorriso sulle labbra di chi vive le persone, le osserva, ci ride sopra, ride anche di se stesso (non sciò una lira). Immediatamente il mio pensiero va agli  sportivi stranieri che qui in Italia sono ricoperti d'oro e girano con l'interprete, oppure a quel barista che dopo mesi non sa ancora come ti piace il caffè o alla commessa del negozio sotto il tuo ufficio che, dopo infiniti saluti, non hai ancora visto sorridere. Ma il pensiero va anche a me, triste e sconsolato per le piccole contrarietà (mi hanno spostato un appuntamento; mi hanno recapitato il decoder di sky e non funziona etc etc).

 

Ecco il dolce ed infantile sorriso di Jamal che gioca a vendere le rose, che di lunedì sera, con l'intero mazzo di rose ancora da vendere, sta 20 minuti a parlare con te ricordandosi perfettamente tutti i nomi dei tuoi amici con cui hai passato tante serate. Possibile che a Jamal, con la famiglia lontana migliaia di km, la vita arrida di più che a noi con il nostro decoder guasto?

 

Riccardo La Malfa





L'ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

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“Così, vagando costantemente ai limiti dell’incoscienza, subendo tutte le suggestioni, animata dalla violenza dei sentimenti tipici di chi non può fare appello a influenze razionali, sprovvista di spirito critico, la folla rivela tutta la sua straordinaria credulità. Per essa non esiste l’inverosimile, cosa della quale non dobbiamo mai dimenticarci se vogliamo comprendere con quale facilità si creano e si propagano le leggende e le voci più stravaganti”.

 

Gustave Le Bon

 

 

 

 

 

 

Allarme, allarme, allarme…

La borsa crolla, i consumi sono al minimo,  la recessione viene sbandierata dai mass media come la catastrofe del secolo.

AZIONI!

Ripianiamo le perdite! Ricapitalizziamo gli istituti bancari! Finanziamo, finanziamo, finanziamo!

“Abbiamo il dovere di sostenere l’economia” viene detto da più parti. Avanti con  il G20 , e non più il G8… Quando siamo alla frutta, invitiamo altri commensali al banchetto, tanto non c’è più nulla da spartire, se non la.. recessione.

Ma siamo sicuri che tutto quello che sta accadendo sia così disastroso?

Warren Buffet, uno che di investimenti se ne intende, essendo l’uomo divenuto più ricco degli Stati Uniti  grazie alle sue operazioni in borsa, sosteneva già qualche anno fa che la maggior parte dei titoli erano in media quotati 25 volte in più rispetto al loto valore reale. Asseriva inoltre che, nel medio termine, o il valore dei titoli sarebbe stato ridimensionato dal mercato, oppure quelle stesse aziende avrebbero dovuto modificare la loro dimensione in pochissimi anni, raddoppiando il loro fatturato. Com’era prevedibile, è stata la prima ipotesi a prevalere.

OPPORTUNITA’

Ecco dunque  che si prospetta all’orizzonte una magnifica opportunità per tutta l’umanità: l’entrata in crisi di moltissime organizzazioni,  produrrà come conseguenza la fuoriuscita dell’attuale classe dirigente, per fare posto ad una nuova generazione di imprenditori, manager e politici, con valori e capacità completamente differenti rispetto al passato. Ciò non credo avverrà rapidamente. Con tutta probabilità dovranno passare degli anni per avere un beneficio da questo cambiamento, forse anche una decina, ma il processo si è oramai innescato ed è in qualche modo irreversibile.

Nella quotidianità può essere utile per noi ricercare una differente manifestazione di Vita, che passa principalmente attraverso l’accettazione di  questa nuova sfida, che può essere vinta mediante il superamento di ciò che per molto tempo abbiamo voluto considerare verità assolute. Trovare la forza di modificare le nostre vecchie convinzioni rispetto ai normali “status”, costruendo un proprio stile di vita, non nel senso di azzerare le spese, ma ideando una modalità di consumo, più intelligente ed in qualche modo personale, completamente svincolata dagli stereotipi attuali. Iniziare a scegliere cosa acquistare in funzione di ciò che si sente; dall’abbigliamento alle auto, agli elettrodomestici, alle vacanze e via di seguito. Con tutta probabilità, ci riapproprieremo del nostro tempo libero, trasformando questa grande occasione in una ulteriore possibilità di sviluppo personale e da qui, porre le basi per un nuovo modo di percepire ciò che si possiede, in quanto autentico e non virtuale.

 





UMANA DIREZIONE

 

“Nei caroselli della menzogna

Il cavallo rosso del tuo sorriso

Gira

Dritto ben piantato eccomi qua

Con la triste frusta della realtà

E non ho nulla da dire

Il tuo sorriso è tanto vero

Quanto le mie quattro verità.”

 

Il cavallo rosso – Jacques Prévert

 

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Sarà per l’abitudine alla confusione, all’orgia di parole che ci bombardano in ogni secondo, sarà per i continui attacchi dei nostri pensieri (preoccupazioni, congetture, giudizi) che oramai ci assalgono saturando ogni nostro spazio e impedendoci di  assaporare il senso delle nostre azioni. Sarà.

Intanto la frenesia ci sommerge e ci governa, le nostre azioni sono sempre più improntate all’impulsività, un’impulsività che produce un agire cieco e disordinato. Corriamo in senso fisico e rincorriamo i nostri obiettivi, che si modificano di giorno in giorno di ora in ora forse perché sono un riflesso della nostra confusione e della frenesia di arrivare da una qualche parte e di arrivare in tempo, o addirittura prima, prima di qualcun altro.

I gesti sono sempre più automatici, e noi ci facciamo condurre da loro così come dalle nostre abitudini in generale, che spesso non sono una semplice e sana forma di economia ma un modo di non sentire e non sentirci, di compensare la fatica che faremmo a metterci in ascolto di noi stessi.

Ogni informazione ogni stimolo che ci proviene dall’ambiente esterno viene soprascritto a quello precedente così che nulla rimane davvero. A parte un po’di angoscia, se tutto va bene.   

Ci troviamo così a muoverci continuamente ma… verso quale direzione?

Non certo verso una dimensione umana, nel senso più ampio di questo termine.

Eppure oggi si parla molto di umanità ma ho il sospetto che più se ne parla, più ci si allontana dal vero significato che questa parola contiene.

Anche le scienze umanistiche, che cercano di dare di questa parola una definizione più puntuale, finiscono con il concentrarsi per lo più sull’aspetto metafisico del termine, rinunciando a spiegare la “natura” dell’umanità e trincerandosi dietro l’assunto che l’uomo è un essere irrazionale. In realtà, la struttura del cervello umano è la stessa per tutti gli uomini, a prescindere da razza, colore, sesso o altre caratteristiche e, a ben riflettere, nei nostri cromosomi è ancora celato il dono straordinario dell’umanità che ci ha permesso di realizzare ciò che altre specie non sono state in grado di fare evolvendo: la civiltà della terra.

Proprio in questo momento storico, nel quale il caos sembra riuscire a prevalere sulla quiete umana, bisogna raccogliere le proprie forze e indirizzare il proprio pensiero verso la riscoperta autentica del senso di umanità. E, per iniziare, potrebbe essere di grande utilità creare dei piccoli spazi, anche di pochi secondi, tra un’occupazione ed un’altra, tra un pensiero ed un altro, tra una sensazione e l’altra; piccoli spazi nei quali semplicemente “sentire” il momento presente, senza giudicare, lasciandoci cullare da un respiro diverso, quieto e profondo, finalmente ritrovato in quel breve momento di “vuoto” temporale.

 

 

 





CITTADINI DEL MONDO

 

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Fosco Maraini, "Prima della tempesta"

 

 

“Gran parte della sofferenza umana deriva dalle emozioni distruttive, ad esempio quando l’odio genera violenza o il desiderio di dipendenza. Una delle responsabilità fondamentali di noi persone attente consiste nell’alleviare i costi umani di tali emozioni incontrollabili.”

 

Tenzin Gyatso XIV Dalai Lama 

Tratto da: “Emozioni distruttive” Dalai Lama e Daniel Goleman- Mondadori

 

 

Ascolto.

Il respiro del mondo in questo momento, e percepisco distacco distrazione e superficialità, egoismo rabbia e illusione, e disillusione, e movimenti di energie negative che fagocitano quelle positive. Nel respiro del mondo, in questo momento, c’è l’esatto contrario di ciò che la Natura esprime. La Natura è Vita e, al suo cospetto, non esistono domande o risposte, esistono invece sensazioni, odori, sapori e spazi, da percepire assaporare godere; esistono gli incontri, con se stessi – scoprendo e vivificando il proprio talento, e con gli altri – da guardare con stupore da conoscere con rispetto da riconoscere come unici e preziosi, perché gli altri lo sono perché noi lo siamo. Unici e preziosi.

Immagino.

Che noi tutti abbiamo una missione, da perseguire con ardore e con devozione, avendo come consigliera la Natura, come orizzonte la Vita, quella Vita che esalta la reciprocità tra gli esseri viventi, la nobiltà del sentire l’amorevolezza dell’agire, che mette in guardia da ciò che la distrugge e la corrode, da ciò che la infetta: l’odio la sopraffazione la violenza, che negano il valore della persona.

Cerco.

La positività insita in ognuno di noi, e prima ancora la cerco in me, come primo passo, come passo dovuto, necessario. Partire da sé, non c’è altra strada per cogliere la positività e lodarla, preservare la bellezza e gioire di essa, accettare la diversità e riconoscerla come valore come condivisione come crescita. Partire da sé, non c’è altra strada per gioire con sé e con l’altro.

Passeggio.

L’aria è carica di odori e profumi nuovi: sentori di una primavera alle porte, pronta ad irrompere nella nostra Vita. Guadagno la riva del mare scarpe alla mano, attraversando una spiaggia lunghissima e soffice, con la sabbia ancora fredda. Quella stessa sabbia calpestata da innumerevoli persone prima di me, persone che hanno lasciato qui le loro orme come quelle che lascio ora io dietro di me.

Non c’è nulla di statico, tutto è in divenire.

Non c’è nulla di quieto, dall’altra parte del mondo. Questo mondo ormai così vicino eppure ancora così lontano, che non raggiungiamo e che non ci raggiunge.

Questo mondo che ci porta notizie che parlano di orrore di potere di rabbia di repressione di crudeltà. Non c’è amorevolezza ma solo distruzione.

Respiro.

Assieme al respiro del mare. Un po’di vento copre le mie orme: tutto è in divenire.

Un po’di vento disperde i miei pensieri, pensieri liberi.

 





MONDO DIGITALE

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Vivi in un ambiente che ti sembra popolato da persone, ma in realtà è pieno di fantasmi – così si esprime Lee Siegel, critico letterario, a proposito di Internet (L’Espresso, 13 marzo2008).

Molti lo adulano, alcuni lo demonizzano, altri cercano di ponderare luci e ombre, rischi e opportunità di questo mezzo di comunicazione, la rete delle reti, attraverso il quale il mondo è entrato in contatto diretto e in tempo reale, attraverso il quale sono nati ambienti virtuali squisitamente sociali, soprattutto attraverso le chat e i blog.

Internet ha cambiato le coordinate di spazio e di tempo, le modalità interazionali e quelle di rappresentazione di sé. A pensarci bene, non è poca cosa. Ci si potrebbe chiedere se si tratta di cambiamenti vantaggiosi o meno, ma avrebbe poco senso, visto che il bilancio rischi-opportunità è spesso un bilancio del tutto personale, strettamente legato all’uso che ognuno di noi fa di un dato mezzo.

E’ vero che esistono fenomeni su larga scala alquanto preoccupanti: l’emergere di patologie legate all’abuso di Internet (internet addiction), che si concretano in vere e proprie dipendenze, studiate e curate al pari di dipendenze ben note quali quelle da droghe da alcol da sesso.

Quando prevale l’assuefazione al mezzo, per cui l’individuo non riesce a concepire vite altre rispetto a quella virtuale, vuol dire che quest’ultima ha risucchiato in sé il reale, accrescendo la spaccatura interna all’individuo, esacerbando i suoi conflitti, alienando infine l’individuo da se stesso.

Sherry Turkle (1997) ci offre tuttavia un ulteriore punto di vista: ”L’ambiente virtuale può fornirci la sicurezza necessaria per poter manifestare quel che ci manca, in modo da iniziare ad accettarci così come siamo. Il virtuale non deve necessariamente rappresentare una prigione. Può essere la zattera, la scala, lo spazio transitorio, la moratoria, situazioni che vanno abbandonate dopo aver raggiunto una maggiore libertà. Non dobbiamo rifiutare la nostra vita sullo schermo, ma neppure è il caso di considerarla come una vita alternativa. Possiamo usarla come uno spazio per la crescita.”

La riflessione propostaci dal nostro amico Fabio Muzzupappa è incentrata su un aspetto particolare di Internet e delle nuove tecnologie di comunicazione, ovvero sul rischio – paventato già nel titolo Autismo digitale - che un certo utilizzo di questi mezzi generi una moltitudine di solitudini interconnesse a livello planetario, e dunque solo l’illusione di una messa-in-relazione del soggetto con altri soggetti (o, meglio, con i loro simulacri disseminati in rete o nell’etere).

Internet e le nuove tecnologie creerebbero, quindi, solo un’illusione di realtà, produrrebbero un ripiegamento del soggetto su di sé che si tradurrebbe in una atrofizzazione delle sue capacità relazionali, capacità solo apparentemente espanse (perché la molteplicità delle connessioni e la facilità dell’entrare in contatto possono nascondere l’insidia del disimpegno e della deresponsabilizzazione), e relazioni solo simulate e non autenticamente vissute.

E, come dice Siegel, non c’è libertà senza autenticità, senza responsabilità, senza la presa in carico di sé e dell’altro.

Ma questo è solo uno dei possibili punti di vista su un oggetto di riflessione in costante movimento che segna ogni giorno una nuova frontiera, rischiando di fare del dibattito attuale un dibattito già superato. Eh già, tirannia della velocità.

E’ questa la vera cifra del nostro tempo, una velocità che ci fa consumare bruciare dissipare e non ci fa assimilare digerire metabolizzare né le opportunità insite nel nuovo né l’occasione rappresentata dall’incontro con l’altro.

 

Leggi l'articolo di Fabio Muzzupappa:  "Autismo digitale"

 




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