Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole
Categoria: società


SIMMETRIE E NO
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“Il dio del Mare del Nord disse: “Non puoi discutere dell’oceano con una rana nel pozzo, poiché è intrappolata in uno spazio confinato. Non puoi parlare di ghiaccio con un insetto estivo, poiché è vincolato in un’unica stagione. Non puoi parlare della Via con un allievo prevenuto.
Sei venuto fuori dal passato attraverso i dirupi e le piane e hai contemplato il vasto mare e conosciuto la tua relativa insignificanza; ora è possibile parlare con te del grande
disegno sottostante.”


Un passaggio da “alluvioni d’autunno” nel Chang-tzu

 

 

 

 

Scrivo questo post sollecitato dai  commenti lasciati su: “Donne e Uomini” - commenti preziosi dei quali  vi ringrazio di cuore!
Sono convinto che non esista “una” verità, ma “tante” verità, una per ognuno di noi, proprio perché la comprensione e l’interpretazione delle cose del mondo passa inevitabilmente attraverso dei filtri personali, che sono il risultato della nostra conoscenza della nostra esperienza e del nostro sentire.
Ciò che crediamo giusto o accettabile può essere più o meno condiviso dagli altri (la famiglia, la società, il gruppo di riferimento), e questo lo esperiamo attraverso il confronto, dunque: lo scambio. Di idee, di opinioni, di credenze e sentimenti.
Si può convergere ed essere totalmente d’accordo su un concetto fino ad identificarci con esso; ma si può anche divergere, avere posizioni diverse, non coincidenti. Il fatto è che proprio nel renderle manifeste, cercando e sostenendo il confronto con gli altri, proprio nella
diversità tra noi e gli altri, sta la bellezza del vivere. Come dire, siamo diversi, lo sappiamo, ce lo ricordiamo reciprocamente, magari ci scontriamo pure, ma senza dimenticare di attingere alla diversità in quanto valore, in quanto fattore di crescita.
Che vi siano poi differenze di genere, tra uomini e donne – nello specifico, è cosa risaputa e innegabile. Tutto sta a saperle interpretare, queste differenze, tutto sta a saperle trasformare in occasione di confronto. E’ sempre interessante ragionare su queste differenze (biologiche, culturali, ecc) purché lo si faccia, secondo me, nell’ottica della composizione della differenza e non dello scontro, della irriducibilità di due posizioni antagonistiche.
Vi propongo a tal proposito la lettura di un articolo apparso sulla rivista “Mente e Cervellodi marzo/aprile 2004 che affronta questo argomento da un possibile punto di vista, ovvero mettendo in luce le simmetrie tra il funzionamento del cervello di lei e quello di lui. E’ uno dei possibili  modi per aprire una prospettiva “costruttiva”  di conoscenza di e tra questi “due mondi”.
 Vi lascio con le parole di Thomas Hora (eminente psichiatra) - che siete liberi di condividere o meno! - : “
per comprendere se stesso, l ‘uomo ha bisogno di essere capito dall’altro.”

L’immagine: scultura dell’artista Antonio Cersosimo, “Insieme”, 2000





DONNE E UOMINI

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“Nei giorni seguenti, Maria scoprì di essere prigioniera

della trappola che aveva insistentemente

evitato – ma non era né triste né preoccupata.

 Al contrario: non avendo niente da perdere, si sentiva libera.”

 

P. Coelho – Undici minuti

 

 

 

 

 

 

 

Indugio con le labbra sulla tazzina del caffè, poi un buco nero mi risucchia.

Al tavolo a fianco al mio due uomini discutono. Il volume delle loro parole è tale per cui non posso non ascoltare.

Parlano in modo concitato, scambiandosi gesti di approvazione, ognuno corroborando il pensiero dell’altro, tutti e due snocciolando il loro personalissimo punto di vista, depositando le loro inamovibili conclusioni.

Ad ascoltarli, malgrado la nostra volontà, siamo in due: io e una anziana donna seduta all’angolo della sala. Una donna elegante, che ha cura di sé, fiera di ogni sua ruga.

I due uomini parlano “di donne”, e lo fanno con l’aria di chi presume di sapere e di conoscere tutto al riguardo (e in modo definitivo), con l’arroganza di chi non riesce a vedere le proprie incapacità e insicurezze, riuscendo solo ad esprimere un senso di rivalsa non meglio identificato né ragionato o compreso, riuscendo solo a dirsi “libero”.

Libero in che senso? E’una libertà che mi sa tanto di resa, che ha il sapore della rinuncia. Sono libero perché mi assolvo dal capire, sono libero perché ho alzato le mani: libero in questo senso, dunque?

Mi sento sempre più a disagio, infastidito da quei discorsi sulle donne, così generalizzanti superficiali, rivelatori di un malessere strisciante e quindi più pericoloso. Sì, sono proprio infastidito da certa miopia, da questa incapacità a cogliere l’ampiezza della Vita, la sua complessa ricchezza.

L’anziana donna è disgustata quanto me: l’espressione del suo viso è inequivocabile.

Intanto i due decidono di andare: con la coda dell’occhio li guardo infilare la porta d’uscita e tagliare il freddo che c’è fuori.

Mi sento sollevato.

Incrocio lo sguardo della donna e indovino i suoi pensieri: identici ai miei.

I suoi occhi sono sfolgoranti, il viso tradisce disapprovazione mentre le parole restituiscono un’invidiabile consapevolezza: “Sono convinti di poter dominare una donna, addirittura di voler dominare la donna!”.

Chiamato in causa rispondo con un cenno di assenso.

Lei prosegue:“Ma noi donne siamo nate libere, anche se spesso facciamo finta di rinunciare ad esserlo, magari per amore di due idioti come quelli là …”.

Un saluto di sguardi, poi mi alzo ed esco fuori, a prendermi tutto il freddo che c’è, a ricomporre pezzi di discorsi così diversi di persone diverse, tutte protese a trovare un senso, una verità da custodire, purché sia.

 

L'immagine: Antonio Haupala, “La Meditazione”, olio su tela, 2007

 





CAMBIAMENTO SOCIALE E COMUNICAZIONE PUBBLICITARIA

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René Magritte "Decalcomania", olio su tela, 1966

 

“Ci sono tre tappe nella storia di ogni
 grande scoperta. Al principio,
gli oppositori sostengono che lo scopritore è folle;
in seguito che è sano di mente, ma che la sua scoperta
non ha davvero alcun interesse; infine,
che la scoperta è molto importante,
ma che tutti la conoscevano da sempre”.
 

Sigmund Freud

 

 

La nostra società sta cambiando in modo radicale: è un processo doloroso di distruzione e di ricostruzione, non sempre immediatamente evidente, spesso silenzioso, quasi impercettibile.

E’una modalità che vale anche per le organizzazioni, che si espandono attorno a regole e valori dentro i quali, prima o poi, implodono. Allora diventa necessario definire nuovi valori, stipulare nuovi contratti, ridefinire il proprio orizzonte, acquisire e sviluppare nuovi modi di vedere sentire vivere, insomma: evolvere.

Un’evoluzione che non è una linea retta, bensì un alternarsi di espansione e contrazione, di morte e rinascita. Un’evoluzione intesa come rigenerazione, il cui germe spesso si annida laddove non immagineremmo, in quei movimenti, in quei luoghi di produzione di pensiero e comportamenti nuovi, in quelle aggregazioni spesso ritenute marginali (ai margini del sapere mainstream, di un sistema sociale poggiato su valori consolidati).

“Il rinnovamento delle società, delle istituzioni” sostiene Alberoni nel suo libro Valori, “può avvenire solo attraverso una rivoluzione. Ma sono i movimenti la forza specificatamente rivoluzionaria della storia. Essi producono morte-rinascita: non una morte fisica delle persone e la nascita di altri individui come nel campo biologico, ma una morte-rinascita spirituale.”[…..] “Gli esseri umani hanno il dono di molte vite. Di molte morti, e di molte rinascite. Non nel senso fisico della reincarnazione, ma in quello psichico e spirituale di un rinnovamento profondo di loro stessi e del loro modo di vedere il mondo.”

Una spia interessante del mutamento sociale e filosofico in atto è nel mondo della comunicazione pubblicitaria.

Vi segnalo al riguardo un interessante articolo apparso sull’Espresso del 26 dicembre 2007 - “MISTER SPOT”.
Parla di come la pubblicità, negli ultimi anni, abbia recepito (e restituito) valori nuovi, legati al coinvolgimento attivo dei consumatori rispetto a quel determinato prodotto o a quello specifico brand. Oggi i consumatori - e sono perfettamente concorde con questa visione - “hanno due diritti in più: quello di investigare in profondità le cose e quello di informarsi per darsi un proprio punto di vista”. Sono piccoli segnali, ma di grande importanza, giacché proprio nei segnali deboli risiede il germe del cambiamento sociale. 

 





AMORE SENZA FINE

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“Chiamare donna il sesso

debole è una calunnia; è

un’ingiustizia dell’uomo nei

confronti della donna. Se

per forza s’intende la forza

bruta, allora sì, la donna è

meno brutale dell’uomo.

Se per forza s’intende la forza

morale, allora la donna è

infinitamente superiore

all’uomo.
Non ha maggiore

intuizione, maggiore

abnegazione, maggior forza

di sopportazione, maggior coraggio?

 

 

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Senza di lei l’uomo

non potrebbe

essere. Se la non

violenza è la legge

della nostra

esistenza, il futuro è

con la donna”.

M.K. Gandhi

 

 

In alto a destra: Mahatma Gandhi

In alto a sinistra: Benazir Bhutto


 

 

 





LA MODA DI NON ESSERE ALLA MODA

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Tutto ciò che riguarda i fenomeni culturali e sociali, di massa o di nicchia, il costume e le idee, i cambiamenti e le crisi mi interessa, mi attrae come una calamita. Sono in aeroporto e, sfogliando un giornale, la mia attenzione viene catturata da un titolo: “E io mi ribello(Panorama, 6 dicembre).

Inizio a leggere l’articolo, firmato dalla giornalista Antonella Piperno:“E’ una disobbedienza civile ancora in fase embrionale. Ma molto determinata, trasversale e pronta a servirsi di armi satiriche, politiche e letterarie. Nemici da aggredire: i dicktat salutistici, consumistici, estetici e tecnologici che impongono di vivere in modo impeccabile”.

Leggo d’un fiato e un dubbio spezza l’apnea: che si tratti del solito atto di disobbedienza anticonsumistica, un po’ fricchettona, riproposto in chiave di “self-esteem”, tanto per citare un termine … alla moda.

 

Leggi l’articolo di Panorama




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