Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole
Categoria: amorevolezza


AMORE E DINTORNI
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Le nuvole scorrono velocemente, soffici, di colore diverso; dal bianco più vivo, al grigio scuro. Passano formando vortici e figure alle quali è possibile attribuire improbabili somiglianze ad oggetti più disparati o a volti di persone più o meno note. Di tanto in tanto, uno squarcio più profondo nel cielo che diventa proprio in quel punto di un azzurro magnifico, fondendosi all’orizzonte con il colore del mare, regalando a chi osserva uno stato d’animo dolce e sereno. Con lo sguardo rivolto verso l’alto, due amici si trovano a parlare del più e del meno, affrontando argomenti più disparati, a volte leggeri, altre volte più impegnativi. Il discorso scivola verso una serie di riflessioni sull’amore – quale argomento merita più considerazione? - quasi come se la cornice all’interno della quale si articolano i discorsi, imponesse ai due di imprimere un ritmo diverso alla conversazione, decisamente più in linea con tutto il contesto. Quando si parla di un argomento simile è inevitabile fare riferimento alle proprie esperienze  che, come tali, hanno plasmato il proprio modo di intendere e di vivere un sentimento così meravigliosamente vivo. Amore, emozioni e sensi, un intreccio dal quale è difficile districarsi, ma poi è così necessario farlo? Amare dovrebbe voler dire donare senza egoismo, mentre l’esperienza ci dice che, essendo l’altra persona così importante per noi, desideriamo solo che stia vicino a noi, ad ogni costo. L’amore assume connotazioni differenti in funzione dei destinatari; un’amica, un amico, la compagna o il compagno, un parente, i genitori, i propri figli, ma anche in funzione della modalità con la quale lo si vive, in funzione delle fasi di vita che si attraversano o delle delusioni ricevute. Inevitabile poi il passaggio ai luoghi comuni, tipo “chi meno ama è il più forte nella coppia e in qualche modo gestisce il rapporto” – mi ricorda il tormentone di Marco Ferrandini, Teorema -.

Come sulle montagne russe, dopo la parentesi “profana”, si risale la china e il discorso si sposta su come sia possibile dimostrare amore, sulla capacità di rinunciare a qualcosa, fino all’amore stesso per… amore! In effetti l’egoismo dovrebbe essere bandito all’interno di una relazione basata sull’amare incondizionatamente. Già, incondizionatamente… cosa vorrà dire? Ciecamente? Testardamente? Al di fuori della realtà? Contro tutto e tutti? Forse anche contro se stessi? Ossia, soffro rinunciando per il troppo amore? Troppo complicato anche se a molti è capitato ma, allora, si tratta di eroismo? In spiaggia i discorsi possono arrivare ad essere seri fino ad un certo punto. Una birra è quello che ci vuole e stappando la bottiglia, ci si può accorgere che l’amore è fatto di gesti, piccoli o grandi che siano, come appunto quello di stappare una bottiglia per offrirne il contenuto a chi sentiamo realmente vicino a noi. Il silenzio prende il posto delle parole e i pensieri si approppriano della mente dei due amici e con loro i ricordi ancora vividi di sensazioni e amori vissuti. 





VIBRAZIONI DI PENSIERO
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Vi sono molti modi per far sentire il proprio supporto alle persone in difficoltà, come nel caso degli amici giapponesi. Posso concentrarmi solo sulla  loro sofferenza o fare qualcosa di diverso, che possa produrre effetti in qualche modo positivi. La mia libreria contiene volumi ai quali sono legato affettivamente; inchiostro trasformato in parole che spesso rappresentano per me moltissimo in quanto collegati allo sviluppo di nuove idee,  ai miei sogni, ai miei ricordi. So che riuscirò a far percepire una vibrazione positiva a quelle persone in difficoltà attraverso un passo di un racconto ambientato proprio in quella terra così lontana. Lo scrivo con tutta l’intenzione positiva che sento dentro, come la speranza riposta in un futuro dolce e sereno assai prossimo.

 

“Da tutte e tre le finestre al primo piano della villetta si vedevano le montagne.

Da quelle a oriente sembravano a un tiro di schioppo, basse come colline, pareva che bastasse allungare la mano per toccarle. Erano coperte di pini rossi, e stando seduti davanti alla finestra si aveva l’impressione che la casa si trovasse in mezzo ai boschi.

Quando era venuta ad abitare lì, il paesaggio era tutto bianco e la neve cadeva senza interruzione, una lunga garza che si srotolava senza fine. Al di là della bianca cortina, i tronchi sottili dei pini si confondevano, e tra gli alberi l’oscurità era più densa, con riflessi madreperlacei.

Era uno spettacolo incredibilmente bello. Dimenticando il freddo, appoggiata con i gomiti alla finestra spalancata, Shun-ei rimaneva a contemplarlo a lungo. A forza di guardare, aveva l’impressione che a muoversi non fosse la neve, ma i pini sullo sfondo. I tronchi alti e dritti le parevano gambe di bambine nude e abbronzate dal sole, innumerevoli giovani gambe di ragazzine che corressero a gara in silenzio. Ogni tanto una folata di vento faceva fluttuare la cortina di neve come una vela, e le gambe pestavano il suolo tutte insieme.

I fiocchi di neve le si posavano sulle ciglia e sulla testa appena rasata, restando attaccati come petali di fiori. Sciogliendosi le rotolavano giù per la nuca, e il freddo penetrava sotto la pelle. Durante la giornata Shun-ei, senza rendersene conto, continuava a portare la mano alla testa, e ogni volta provava una stretta al cuore.

Da quelle finestre aveva visto la neve cadere da dicembre a marzo. Era raro che nevicasse la sera, ma il mattino sempre, come un saluto. In quel quartiere a nordovest di Kyoto, perfino quando cominciava ad avvertire l’arrivo di aprile capitava che nelle prime ore della giornata scendesse un leggero nevischio.

Un mattino all’improvviso, Shun-ei si rese conto che erano diversi giorni che non nevicava, il sottobosco si era rinfoltito e sui cespugli secchi, che durante l’inverno erano rimasti avvolti da un alone grigio, erano apparsi innumerevoli germogli, un manto di perle color giada. Era un cambiamento che rinvigoriva e allargava il cuore. Benché avesse già vissuto tanti anni, a Shun-ei sembrava di posare la prima volta gli occhi sui germogli di vita nuova.

In quei giorni svegliandosi apriva subito la finestra per controllarne la crescita. Le gemme verdi si gonfiavano ogni mattina con vigore incredibile, sotto i suoi occhi protendevano le loro cellule nelle quattro direzioni, con l’energia di un’ameba, e alla fine prendevano la forma di dolci giovani foglie. Appena nate, splendevano di un verde tenero e trasparente e fremevano alla più lieve carezza di vento. Al loro tremolio innumerevoli gocce di luce verde giada si sprigionavano tutte insieme.

Quando i rami color cenere dei cespugli  si ricoprirono di foglie nuove, il bosco cominciò a risuonare tutto il giorno del canto degli uccellini.

Dalle due finestre della stanza accanto si vedevano a una certa distanza i monti a nord, e in lontananza, vagamente, la catena occidentale. I monti a nord, al di là della selva di antenne televisive sui tetti delle case della nuova zona residenziale, formavano una parete di un verde denso che dissimulava le sue ondulazioni. La catena a nord ovest invece era un susseguirsi infinito di dolci cime, che sfumavano confondendosi nelle gradazioni dell’indaco, del grigio-azzurro, del viola. A vista d’occhio andavano prendendo tonalità delicate che variavano col movimento del sole e il mutare della direzione del vento. Il colore e la luce del cielo, che erano diversi al mattino, a mezzogiorno e alla sera, posavano luci e ombre sempre diverse, per cui nella stessa giornata lo spettacolo non era mai uguale.

Nel cielo del tramonto, dove restava traccia d’incendio, la catena occidentale su cui si allungava un color indaco scuro affascinava come una stampa appena finita, mentre i monti a nord in ombra, fumanti di pioggia, ricordavano un dipinto medievale a inchiostro di china. E intanto il limpido tempo dell’inazione, come sabbia secca, seppelliva a una rapidità incredibile, indefinitamente, tutto ciò che era intorno a Shun-ei.”


Harumi Setouchi – Il monte Hiei – Neri Pozza Romanzo  





L'ILLUSIONE PIU' GRANDE
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"Di tutte le illusioni, il senso di separazione tra se stessi e gli altri è la forma peggiore, in quanto non fa che creare malessere a entrambe le parti."

Tenzin Gyatso
XIV Dalai Lama







NATALE 2010
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Tra qualche ora la frenesia e i rumori cederanno il passo alla quiete. Momenti dolcissimi nei quali i pensieri riescono a scorrere in modo fluido e per questo maggiormente autentici. Sono attimi nei quali esprimo il mio affetto profondo a tutte le persone a me care, ai miei amici e colleghi, a quanti ho incontrato anche solo una volta. Saluto tutti, in un abbraccio ideale, con una poesia scritta da un autore indiano, Rabindranath Tagore, capace di conversare con Dio come si conversa con un amante, in modo mistico, con una forma appartenente ad ogni luogo e ad ogni tempo.


Tu mi hai fatto infinito, così ti piace.

Ripetutamente vuoti questo fragile vaso,

e sempre lo riempi di nuova vita.

            Hai portato questo piccolo flauto di canna per monti e per valli

e su di esso hai suonato melodie sempre nuove.

            Al tocco immortale delle tue mani il mio piccolo cuore perde gioiosamente i suoi limiti

e dà vita a un canto ineffabile.

            Versi i tuoi doni infiniti in queste mie piccolissime mani. Le ere trascorrono

e tu continui a versare, e ancora c’è spazio per altro.

 

                                                                                       Rabindranath Tagore - Gitanjali



Auguri

di un Sereno Natale

e

un Felicissimo Anno Nuovo

 





AMORE ED EMPATIA
indice/immagini/post_immagini/gandhiNon mi ero mai reso conto prima di guardare questo video, di come, costruire un rapport basato sull'empatia, sia in realtà una manifestazione di amore assoluto. Mi viene anche da pensare, per una stranissima associazione di idee, se dietro i vari "amò" o "tesò", che sento e leggo, ci sia davvero empatia o solo forma. Come per dire che tutto viene troncato e ridotto all'osso, velocizzatto, ridotto a vezzeggiativi meno impegnativi rispetto ai "tesoro" o "amore". Nell'era del cinico relativismo chissà, meglio forse non esporsi troppo e rischiare di manifestare i propri sentimenti?



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