Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole


IL PROCESSO CREATIVO: FASCINO E INQUIETUDINE
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Penso che la creatività e l’innovazione consistano nel saper vedere, nelle cose che tutti possono vedere, quello che nessuno ha mai visto prima.

Colui capace di creare “guarda attraverso”, vede l’invisibile, ha qualcosa di magico, divino e demoniaco allo stesso tempo, che lascia affascinati e al contempo inquieti coloro, i più, che vedono solo ciò che tutti possono vedere. Non si crea mai dal nulla, difficilmente un’invenzione può essere radicale, più spesso è un’invenzione moderata, perché l’invenzione è sempre il precipitato di qualcosa di già conosciuto assimilato sperimentato combinato all’idea nuova, all’intuizione felice che determina lo scarto.

Aprire la propria mente vuol dire anche allenarla a immaginare ciò che oltrepassa i confini del noto, i confini delle abitudini (di pensiero, di vita), ovvero tutto ciò che ci aiuta nell’economia del vivere ma che una volta sclerotizzato ci toglie il gusto del vivere, e ci fa ripiegare su noi stessi, e intorpidire (mente e corpo).

Immaginare la soluzione laterale, quella non contemplata apre di per sé la strada alla ricerca dei modi mezzi modalità strumenti per rendere quella soluzione attuale.

Rompere gli schemi, dunque, ma solo se li conosciamo: è questa la base di partenza per ogni artista, per ogni inventore, per ogni scopritore. E’ questo che i matematici, e gli scienziati in generale, fanno: forzano le barriere di ciò che sanno già, e immaginano mondi e soluzioni (im)possibili, li immaginano però come possibili e già questo li porta ad un passo dalla loro attualizzazione.

Così, per poter innescare una qualunque tipologia di cambiamento, occorre prima di tutto conoscersi, è vero, e fin qui siamo ancora nell’ambito del dato, ma occorre soprattutto riconoscersi e aprirsi, ovvero predisporsi alle idee nuove, sia nel mondo esterno che in quello interno a noi. Il passaggio all’individuazione delle tecniche e strategie idonee a raggiungere l’obiettivo prefissato è non meno importante ma successivo.

Prima, dunque, la parte creativa, libera da condizionamenti e vincoli, poi la logica finalizzata all’azione. E per “logica” intendiamo, mutuandola da De Bono, “lo strumento logico usato per approfondire una miniera, per allargarla e dotarla delle strutture necessarie”.

Se però la miniera è stata scavata in un posto sbagliato, nessun accorgimento riuscirà a rimuoverla e a trasportarla nel posto adatto.

Insomma, sarebbe auspicabile volgere il proprio sguardo in una nuova direzione, cancellando ciò che la realtà definisce come “la realtà”, e immaginare combinazioni infinite ma possibili.

 

Leggi anche gli articoli di Fabrizio Cipollini "Il caso è lo pseudonimo di Dio quando non vuole firmare" e "Creatività come Archeologia"



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