Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole


INTEGRARE, SEMPLICEMENTE
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“Come in alto così in basso. Come dentro così fuori”

 

 

Tabula Smaragdina, 3.000 a.C. circa

 

 

  

 

 Narelle Autio

 

 

Ascoltare ed ascoltarsi, incorporare un comportamento o un modo nuovo di essere, ed infine integrare quanto scoperto nella pratica quotidiana, in modo da trasformarla in azioni verso la direzione voluta. Dopo la prima e la seconda parte del “metodo della felicità” – così lo avevamo chiamato - , eccoci alla terza ed ultima parte: integrare.

Integrare richiede una vitalità profonda e si connota come una sfida estrema.

E’ una sfida a se stessi, al proprio orgoglio, alla propria forza centripeta, per azione della quale vorremmo fagocitare tutto e tutti; è una sfida estrema perché volta a recuperare la semplicità e l’essenza del vivere, a scoprirle o riscoprirle fino a integrarle, appunto.

Mi guardo attorno ed osservo, ascolto e sento, e la sensazione che forte mi assale è che tutto sia per me insegnamento.

Un saluto, la visione di una cascata, l’onda del mare che frange sulla riva, con ritmo autentico ed unico. Unico perché persino il rumore, se presto attenzione, non è mai lo stesso.

Osservo, e penso che nessuno dei tratti di quella riva, neanche i più piccoli, sono simili.

Nessuna pietra è uguale all’altra, nessun granello di sabbia – per quanto fine - è simile all’altro.

Nemmeno le stelle che osserviamo sopra di noi sono le stesse. Non è un mistero infatti che ciò che noi vediamo brillare, distante magari migliaia di anni luce, non esiste già più, almeno per come noi percepiamo la materialità.

Posso osservare, e godere di ciò che vedo, così come posso pormi delle domande, riflettere e andare oltre…meditare.

Non c’è niente di scontato nelle esperienze di ogni giorno, neanche nelle più piccole.

Non c’è niente di ordinario nel saluto di una persona amica né in quello di uno sconosciuto.

E non c’è, o non dovrebbe esserci, niente di tragico in un addio, se so comprendere fino in fondo  che quella persona non è persa, ma esiste. Esiste in un altro luogo, in un’altra dimensione, e vive, così come io vivo dentro di lei e viceversa, fosse anche per un attimo.

Non c’è niente di ripetitivo o di noioso in uno spezzone di film visto già decine di volte, perché ogni volta provo sensazioni nuove in emozioni già vissute.

Che si tratti di un film, di un oggetto, di un gesto o di una parola, che si tratti anche di uno sguardo o di un abbraccio: non vedo il loro ordinario. Vedo oltre.

Così l’ordinario si trasforma in straordinario, in uno straordinario da integrare in sé giorno dopo giorno fino a costruire la propria felicità. Estrema quanto la sfida.

Integrare, sì, semplicemente.

 



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