Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole


AMORE O FORSE NO

indice/immagini/post_immagini/amori “Per durare l’amore deve trasformarsi”, così inizia un articolo apparso su Psycologies dello scorso settembre che riportava una intervista allo psichiatra e psicoterapeuta Riccardo Dalle Luche.
“C’è, diffusa, l’illusione che esista un sentimento d’amore senza condizioni < …….> ma l’amore romantico è un congegno estremamente complesso, delicato e pericoloso, perché si nutre di proiezioni e di illusioni, di forti idealizzazioni. E dunque rischia continuamente di creare frustrazioni e cortocircuiti distruttivi <….> è certo che, nella coppia che vuole durare, l’amore dichiara lo psichiatra deve trasformarsi continuamente. Proseguo con la lettura: “L’ innamoramento è qualcosa che capita, improvvisamente, all’insaputa dello stesso interessato. L’ amore è invece frutto di un lavoro, che implica un consapevole investimento di risorse. Perché l’amore duri occorre far prova di volontà”. Ma non solo, “il passaggio dall’innamoramento all’amore richiede la capacità di stare soli, di vivere i sentimenti in assenza dell’oggetto e indipendentemente dalla componente sensuale, insomma di tollerare la frustrazione e il rarefarsi dei momenti emozionali apicali”.
Le emozioni, appunto. Ecco che mi torna in mente un libro letto qualche tempo fa che parlava di amore e di passioni senza fine, di ascolto e di sordità, di egoismo e di altruismo estremo, di disprezzo e desiderio, insomma, di Vita. Vita fatta di incontri, di fusione e differenziazione, vita fatta anche di separazioni.
Le separazioni sono ineluttabili, non fosse altro per l’evento della morte, e ogni separazione va elaborata, metabolizzata, fatta rientrare nell’ordine naturale delle cose.
Sì, perché non è colpa o merito di nessuno se le cose nascono o finiscono: è la Vita, la nostra.
Mi alzo dalla poltrona, vado verso la libreria e cerco tra i volumi, eccolo: “Gli amori che abbiamo vissuto”.
Inizio a sfogliarlo, e ritrovo quel passaggio che dice:“La verità è che io ero innamorato come un ragazzino, non pensavo a niente che non avesse a che vedere con lei, aspettavo con ansia il momento di prendermene cura e non volevo altro che mostrarle il mio mondo, coccolarmi e godermi tutto ciò che potevamo goderci insieme. In quel periodo quasi non avemmo dissapori, andavamo d’accordo praticamente su tutto ed eravamo davvero felici. Certo, quando qualcosa andava male o io la contraddicevo, anche su una piccolezza, lei scoppiava a piangere e io mi sentivo perduto. Ma non era un pianto isterico, no, lei soffriva davvero”.
Qualche riga, quasi a voler ricordare che far crescere l’amore e stabilire una relazione duratura è possibile a patto di riconoscersi, ad un certo punto, diversi e separati, capaci di separarsi dall’oggetto d’amore, fino a non considerare l’altro mero oggetto d’amore ma “destinatario”, termine e a sua volte generatore, a patto di non eludere la necessaria trasformazione, innanzitutto delle emozioni.

 

 



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