Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole


POESIA & NUVOLE

 

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FABRIZIO CIPOLLINI

 "L'alfabeto delle nuvole"

 

 

 

 

Poesie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UNIVERSO
PARALLELO
 editrice

 

Mi torna in mente il giorno del primo incontro con Fabrizio. Era il 2004, ad Ascoli (o in Ascoli a detta dei suoi abitanti), città ricca di storia che emana dalla sua architettura una energia infinita: che sia il candore del suo travertino, capace di emozionarmi con i suoi riflessi cangianti?

Non a caso eravamo all’interno di un palazzo storico, in un’aula: io ero pronto ad iniziare un nuovo scambio - come amo definirlo - più che una giornata di formazione, ed avevo di fronte a me un gruppo di persone che non conoscevo, alcune delle quali, poi, sono diventate a me carissime.

Al momento delle presentazioni, una scoperta: Fabrizio Cipollini, poeta nell’animo, prima ancora che scrittore. Dal suo moleskine legge una prima poesia, poi altre. Alla fine del corso mi porta in regalo uno dei suoi libri: “L’alfabeto delle nuvole”. Nel tempo, leggendo e rileggendo i suoi versi, ho intravisto, proprio tra quelle nuvole, un uomo intento a scoprire la ragione del suo cammino.

 

 

La poesia si avvicina alle verità essenziali più della storia.

(Platone)


Mi ha fatto molto piacere vedere la segnalazione di alcune poesie, molto toccanti ed emozionanti, sui post precedenti. Il piacere, infatti, di leggere o di fare poesia è un piacere unico e singolare perché coinvolge il nostro stesso essere nella sua parte più intima e personale.
Gli antichi greci usavano il verbo "poieo" per indicare l'atto di poetare, ma tale verbo veniva usato anche per indicare l'atto di creare. Ciò è molto significativo perché denota una sorta di legame tra l'atto (divino) della creazione e l'atto umano della creazione poetica.
È indubbio che, infatti, il poeta sia un creatore di universi alternativi ed al contempo presenti nel nostro, visitabile attraverso le pagine ed al contempo diversamente distanti e differenti come differenti e distanti sono, per fortuna, le nostre sensibilità.
"In principio era il verbo…" comincia così, infatti, il vangelo di Giovanni, dando testimonianza della potenza (auto)creatrice della parola. Non a caso, infatti, ho citato l'incipit del vangelo "più esoterico", perché l'idea della potenza creatrice della parola, attraverso l'antica pratica della gematria, è l'idea base della Quabbalah, (Cabala) ebraica.
Anche la parola Quabbalah è significativa, poiché in lingua ebraica significa l'atto di ricevere la tradizione.
Fortunatamente,in fatto di poesia, noi italiani non siamo secondo a nessuno poiché possiamo vantare dei campioni universali a cominciare da Dante Alighieri, non è un caso il successo di Benigni che recita magistralmente le cantiche più pregnanti della Divina Commedia, fino agli ultimi nobel come Quasimodo e Montale.
Eppure siamo noi stessi a non sapere o a non studiare la nostra stessa tradizione. Sembra quasi che la nostra società sia pervasa da uno spirito iconoclasta per cui la tradizione è sinonimo di vecchio e vecchio equivalga a "brutto".
Prendendo ad esempio l'opera di Eugenio Montale tranne quelle poesie scolasticamente note come "il male di vivere", in pochi conoscono altri componimenti, a torto considerati minori.
Uno di questi si intitola "Ex Voto" e ve lo voglio regalare:

Accade
che le affinità d'anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. É raro
ma accade.

Puó darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l'oblio, vera la foglia secca
piú del fresco germoglio. Tanto e altro
puó darsi o dirsi.

Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perchè solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.

Insisto
nel ricercarti nel fuscello e mai
nell'albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.

Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors'era così come mi pareva
o non era.

Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l'innocenza é una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.

Possiamo dire che ci vuole molto coraggio a dire che questa lirica sia un componimento "minore", visto la pregnanza di senso, la ricerca del ritmo e la cura certosina delle parole.
Per adesso mi fermerei qui, ma prima di lasciarvi vorrei fare gli auguri di
Buon Anno a tutti i lettori dei miei post su "Equilibri dinamici" ed anche ai curatori dello stesso, visto che non è sempre facile avere a che fare con me.

Alla prossima…

Fabrizio Cipollini



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