Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole


MIOPIA

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René Magritte "Golconde", olio su tela, 1953

 

 

“Bisogna saper trarre da quello che siamo abituati

a guardare tutti i giorni i segreti che,

a causa della routine, non riusciamo a vedere.”

 

P.Coelho –Il cammino di Santiago

 

 

Sono sconcertato nello scoprire con quanta frequenza nel mondo delle aziende, private e pubbliche, l’approccio improntato al benessere sia deriso se non stigmatizzato, in quanto percepito utopico come orizzonte e inefficace nell’immediato, mentre chi lo pratica e lo sostiene - come filosofia non solo aziendale ma di vita tout court – viene etichettato, con l’intento di sminuirlo, come “buonista”, dunque non utile alla dura vita d’azienda.

Sono sconcertato perché chi ragiona in questi termini (e non sono pochi) ignora un dato di fatto: l’organizzazione in cui il benessere è il comune denominatore di ogni scelta strategica è una organizzazione votata all’eccellenza.

Questo perché il talento di ognuno, finalmente liberato dai condizionamenti e dalle limitazioni del sopravvivere, si traduce in performance potenziata, e allora il mero sopravvivere si tramuta in vivere energico e propositivo.

Le persone non sono forse più ben disposte al fare se messe nelle condizioni di voler fare più che di dover fare?

Ma si sa, nell’azienda in cui chi ha in mano il timone teme lo slancio creativo e propositivo dei propri collaboratori, percependolo come minaccia al proprio status di “padre-padrone”, l’imposizione diventa regola, e l’autorevolezza viene sostituita dal mero esercizio di autorità. Risultato: i talenti fuggono e chi rimane vive ogni giorno della permanenza in quella organizzazione come un castigo e non come un’occasione di realizzazione personale.

Osservo le persone varcare il cancello di quelle aziende che ignorano il talento e devalorizzano il benessere, e in loro non percepisco serenità, senso di appartenenza, voglia di partecipare ad un progetto condiviso. Vedo solo volti disillusi e amareggiati, passioni e desideri malinconicamente parcheggiati fuori da quell’ingresso.

Non esiste futuro per organizzazioni di questo tipo e, a voler essere sincero fino in fondo, credo sia meglio così.

 

 



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Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero degli individui stupidi in circolazione.

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