Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole


SCRIVERE, CREARE

 

II nostro cervello è migliore di quanto pensiamo, eppure siamo i primi a non crederlo.
In realtà, siamo dotati di facoltà d’apprendimento e di creatività potenzialmente illimitate, ma ignoriamo questo fatto perché la maggior parte di noi è cresciuta sulla base delle teorie fondate sui test del quoziente di intelligenza.
Il test fu inventato da Alfred Binet nel XIX secolo con lo scopo di misurare “oggettivamente” la capacità di capire, di ragionare e giudicare. La verità è che noi siamo molto di più della semplice capacità di ragionare: siamo anche emozioni, intuito, creatività.  E la scrittura è una delle vie che ci permette di sperimentare la bellezza della nostra essenza creativa più profonda perché ci accompagna nella discesa verso la nostra parte più intima e, dunque, più autentica.
Il post di
Fabrizio Cipollini, che riporto di seguito, ne è ulteriore prova.

 

 

Lo scrittore professionista è un dilettante che non ha mollato

Richard David Bach

 

Il 18 febbraio scorso sul Corriere della Sera, Alessandro Piperno scriveva un interessante articolo sulla polemica, mai sopita e mai risolta, della necessarietà o meno della ispirazione nello scrivere.
Piperno citava l'esempio di Stendhal che in soli 53 giorni riuscì a scrivere un classico come "La Certosa di Parma.".
La domanda che poneva l'articolista ai lettori, scrittori o meno, è la seguente: "Ha davvero senso negare l'esistenza di ciò che taluni libri testimoniano quasi ad ogni capoverso ?".
Questa domanda mi ha costretto a chiedere a me stesso cosa sia l'ispirazione e se la considerassi necessaria.
Iniziamo dalla prima questione, cosa è l'ispirazione ?
Senza voler scadere nel dogmatismo direi che l'ispirazione è l'atto di ascoltare gli stessi suoni con orecchie nuove, di provare le stesse emozioni con cuore nuovo, di vedere le stesse cose con occhi nuovi.
È quel lampo di infinito e di grandezza che spalanca i tuoi canali percettivi sensoriali ed intellettivi e riesce a farti scoprire arcane e incantate relazioni tra le cose che ti circondano.
È la svolta inaspettata del cammino che riserva la sorpresa più grande.
È la caduta del velo di Maya e la conseguente visione delle cose così come sono, secondo la famosissima definizione di Schopenhauer. 
È quell'istante eterno che riesce perfino ad annullare lo spazio ed il tempo, in cui passato, presente e futuro diventa un unicum omogeneo e coerente.
È il mancamento del respiro.
È la vertigine che ci prende sull'abisso della percezione.
È la forza che ti costringe a scrivere …
La risposta al secondo quesito è abbastanza chiara.
Secondo me l'ispirazione è necessaria e "si sente" quando essa manca.
Ma la necessarietà dell'ispirazione non vuol dire che essa sia condizione sufficiente per poter scrivere bene.
Per usare una metafora agreste possiamo dire che l'ispirazione è il seme che viene gettato sulla terra, sta poi all'agricoltore usare tutte le accortezze per far si che il seme diventi una sana e forte pianta da frutto.
È quindi importante cercare di affinare la propria capacità di scrittura perché riusciremo sempre a far fruttare al massimo qualunque nostra idea.
E quando arriverà l'ispirazione sapremmo cogliere al volo tutti i suoi benefici impulsi ed influssi. 
Per usare un'altra immagine possiamo paragonare lo scrittore ad un tagliatore di pietre preziose.
Se egli è veramente esperto riesce a fare di una pietra banale un bel gioiello e di una pietra di valore una gemma straordinaria.
Se egli non è perito allora neanche la più straordinaria pietra della terra riuscirà a dargli la gloria e la fama.
Fortunatamente per noi le pietre più belle non sono ancora state trovate ed aspettano noi e la nostra ispirazione.

Fabrizio Cipollini



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