Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole
Archivio: June - 2007


QUALCOSA STA CAMBIANDO...

L’aereo stava per atterrare all’aeroporto Charles De Gaulle e mi sentivo un dio.
Business class, completo di sartoria e sorriso da pubblicità americana anni cinquanta.
Ero in forma, sì, e realizzato, sì, e invidiato.
L’aereo atterrava.
Parigi si avvicinava; i miei sogni si avvicinavano. E a velocità accelerata, dandomi una sferzata di piacere puro.
Parigi.
Il Moulin Rouge? Notre Dame? La Senna, la Tour Eiffel?
No.
Parigi.
Avanzamento di carriera. Prestigio. Orgoglio. Potere.
“Ho stile, intuito, scaltrezza. Insomma, diciamoci la verità: ho 38 anni e sono tremendamente in gamba, ho 38 anni e sono perfetto per questo incarico. Perfetto per questa vita.”
Scendo dalla scaletta dell’aereo e sono proprio un dio, con il mio completo di classe, il mio lavoro di prestigio e il mio sorriso…
…idiota?
Ecco, proprio quando non te l’aspetti, proprio quando ti senti forte e stai tra quelli che contano, ti domandi:
“Ma io, chi sono davvero?”
Il quadro, che era sempre stato appeso al chiodo della perfezione, all’improvviso frana.
“Chi sono, io?” - ti ripeti.
Buio.
Ed è un buio che non avevi mai visto prima, e ti fa paura, perché non sai da dove arriva, perché arriva, e per quanto tempo ti farà visita.
Spinto dal panico inizi una corsa affannosa alla ricerca di una via di fuga verso un barlume di luce: quella luce che prima ti bagnava generosamente e ti riscaldava, che ti rassicurava e ti rendeva magnifico.
Ma è una corsa disperata, perché sei alla ricerca di un prima che non c’è più perché qualcosa è cambiato, ed è cambiato prima di te, prima che qualcuno potesse dire o fare qualcosa.
Ti senti in trappola, smarrito in un posto che ti è estraneo ed ostile, e vorresti solo scappare, tornare a ciò che conosci che vedi che ricordi.
La corsa è affannosa e disperata: non sai che stai disperdendo le tue energie, che ti stai muovendo verso un orizzonte cieco.
Business class, abito di sartoria, Parigi.
E’calato il buio, sì.
Ma capisci che scappare non conviene.
Capisci che devi solo fermarti, respirare e iniziare ad ascoltarlo, il buio.
Parigi, business class, volo di ritorno.
Dimissioni.
La multinazionale sussulta: un altro quadro frana.
Ma questa volta non è il tuo.

 

L'immagine: Carlo Romagnolo, "Fari e nebbia", olio su tela, 2007





IL NOSTRO SPAZIO

 

Michelangelo sosteneva che la perfezione è “fatta di dettagli” e che per scolpire la perfezione “bastava togliere il superfluo”. Già, la perfezione…

In realtà Michelangelo faceva molto di più: creava; infondeva un’anima a quello che ai più appariva come un semplice blocco di marmo. Un’anima… “Perché non parli?” – così Michelangelo apostrofò il suo Mosè appena ultimato.

Penso che ciascuno di noi cerchi di scolpire la propria vita -in modo originale-, di darle un senso, di creare il proprio mondo “perfetto”, ovvero un mondo in cui esprimere il proprio desiderio e realizzare se stessi.

Prerequisito di questa tensione è, io credo, l’equilibrio.

Un equilibrio che non è mai statico e, soprattutto, mai definitivo. La sua ricerca è continua ed è fatta di accelerazioni e decelerazioni, anche improvvise.

Per me decelerare – mi è successo di recente – vuol dire “lasciare andare”, “togliere il superfluo”. E quando ho scelto di farlo sono stato invaso da una sensazione di pienezza. Sì, pienezza. Proprio nel momento in cui alleggerivo il mio carico di cose inutili e di freni.

La domanda alla quale rispondere è sempre la stessa: “Chi sono io?”, e “Dove sono io rispetto agli altri, al mondo?”.

Credo che la vera sfida per ciascuno di noi sia quella di riuscire a condividere, con tutte le persone che abbiamo incontrato e che incontreremo, le nostre esperienze, piccole o grandi che siano. Penso che ognuno di noi debba mettersi in ascolto dell’altro e dall’altro apprendere, e con l’altro condividere ciò che si conosce ma anche e, soprattutto, ciò che si sente.

Oggi nasce Equilibri Dinamici che mi piace definire “il nostro spazio”, un progetto che stavo accarezzando da qualche mese e che finalmente è diventato realtà. Ringrazio tutti i colleghi e amici che hanno scritto e scriveranno i loro pensieri su queste pagine, e tutti coloro che avranno il desiderio e la costanza di leggerle, fornendomi, se ne avranno tempo e voglia, ogni indispensabile suggerimento per nutrirle di senso. Particolare gratitudine va a Fabiana, rigorosa, pungente, stimolante, curiosa e dolcemente testarda collaboratrice, senza la quale non sarei riuscito a dare la necessaria concretezza al progetto.

Buona lettura a tutti noi, dunque, e… buon Equilibrio Dinamico!

 




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