Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole
Archivio: March - 2008


PASSAGGI

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Walkway over the lake (foto artistica)


Riconoscere ed abbracciare la disperazione, la rabbia, lo sconforto attraverso la presenza mentale, consapevoli di ciò che accade.
L’energia che scaturisce dalla presenza mentale è come un genitore, un fratello maggiore, una sorella maggiore che
prendono in braccio il bambino più piccolo che soffre e si prendono cura di lui.
Non occorre nessuna lotta
, piuttosto occorre comprendere in modo profondo questi stati d’animo percependoli nella loro unicità, e non nella loro dualità, percependoli come appartenenti alla stessa realtà vissuta.
Non occorre nessuna lotta, ma abbracciare e curare. Sono passaggi di Vita, talvolta duri, che possono portarci a comprendere noi stessi accettando una realtà il cui significato, spesso, sfugge alla nostra comprensione.
Fabrizio, attraverso il post che vi propongo,  ne fornisce una sua interpretazione, semplice e profonda, così com’è nel suo stile, diretto e privo di ridondanze, uno stile che amo perché essenziale senza mai risultare banale.

 

***

Se muore lei, per me tutta questa messa in scena del mondo che gira, possono anche smontare, portare via, schiodare tutto, arrotolare tutto il cielo e caricarlo su un camion col rimorchio, possiamo spengere questa luce bellissima del sole che mi piace tanto... ma tanto... lo sai perché mi piace tanto? Perché mi piace lei illuminata dalla luce del sole, tanto... portar via tutto questo tappeto, queste colonne, questo palazzo... la sabbia, il vento, le rane, i cocomeri maturi, la grandine, le 7 del pomeriggio, maggio, giugno, luglio, il basilico, le api, il mare, le zucchine... le zucchine...

(Roberto Benigni dal film "La tigre e la neve")

 

Pensare a cosa è la Pasqua, a cosa rappresenta è davvero qualcosa di fantastico, misterioso, magico, incantato e affascinante sia per chi crede sia anche per chi non lo fa.
Riuscire ad avere l'intuizione del potere dell'Amore è davvero qualcosa di irrazionale e di "strano".
Comprendere, anche se poco e per poco, che è stato solo il potere dell'Amore ad aver vinto la Morte, è qualcosa di terribilmente sconvolgente per la nostra razionalità legata fortemente alla materia.
Eppure anche l'Amore ha sofferto prima di vincere.
Eppure anche l'Amore ha esitato prima di affrontare la sofferenza.
Eppure anche l'Amore ha cercato di evitare il dolore.
Sapere che l'Amore si è comportato come si comporterebbe ciascuno di noi, è fonte di gioia e di speranza.
E' il segno che nel mondo c'è ancora posto per parole come etica e morale.
E' il segno che questo mondo può cambiare.
E' il segno che questo mondo ha in sé la forza per migliorare.
E  questa forza risiede in ciascuno di noi.
Ognuno di noi ha la forza di superare qualunque avversità-
Ognuno di noi ha la forza di superarsi, di evolversi e di migliorarsi.
Di fronte all'abisso del dolore dubitiamo della nostra "fede".
Di fronte all'abisso del dolore,  il "silenzio" di Dio ci offende.
Di fronte le nostre certezze si distruggono ed il dubbio ci assale.
Di fronte all'abisso del dolore esiste solo il male, mentre sembra che il bene se ne freghi di noi.
Cerchiamo allora conforto nelle storie di personaggi che hanno vissuto le esperienze del dolore, cercando di comportarci secondo i loro standard.
Ma tutto è vano.
Il dolore sembra vincere.
Queste erano le riflessioni di qualche giorno fa, quando in occasione della pasqua, ho sentito una mia amica che, recentemente, è stata colpita da un grave lutto familiare.
Il tono della sua voce indicava un forte turbamento emotivo.
Le parole che usava indicavano un certo scoramento.
Eppure percepivo, anche attraverso il telefono, una scintilla di rivalsa.
Un flebile respiro di quella che forza che, davanti alla disperazione, non ci fa mollare ed anzi ci costringe ad andare avanti.
Ho cercato di rincuorarla come poteva, ma avvertivo che le mie parole non erano adatte.
Ci voleva un segnale.
Chiusa la conversazione telefonica, ho comunque continuato a pensare a lei e a cosa poteva pensare di quello che ci eravamo detti.
Sapevo che DOVEVO fare qualcosa di più.
Che DOVEVO divenire uno strumento di amore.
Che avevo l'obbligo morale di lanciarle un segnale.
Ogni cosa che mi veniva in mente mi sembrava inadatta.
Ogni cosa mi sembrava misera.
Fino a quando ho lanciato una occhiata alla mia libreria.
E un libro mi è balzato agli occhi: Monte Cinque di Paolo Coelho.
Coelho, con questo romanzo, narra la storia dell'esilio del profeta Elia.
Elia, il profeta, che tra angosce e dubbi scopre di avere un compito e una funzione da assolvere che non conosce e di cui si sgomenta.
Elia Sa solo di dover attraversare molti dolori, molte tragedie, con l'anima tesa ad ascoltare la voce dell'Angelo, la voce di Dio che spesso disorienta e spinge ad affrontare prove difficili.
Ma pur sapendolo, Dio appare lontano ad Elia.
Ma pur se la sua solitudine e la sua sordità è terribile.
Elia alla fine trova dentro di sé e  tra le parole di chi lo circonda il messaggio che lo guiderà lungo la strada assegnatagli.
La sofferenza nella vita è inevitabile, il dolore fa parte dell'esperienza umana e ci colpisce all'improvviso.
A questo punto ognuno di noi deve trovare in sé la forza per attraversare la via della sofferenza perché in fondo lo aspetta la piena realizzazione della sua personalità.
Questo è il messaggio di Monte Cinque.
A quel punto sono uscito, sono andato in libreria, ho comprato una copia di Monte Cinque e l'ho spedita alla mia amica.
So che lo sta leggendo.
Sono convinto che, quando sarà giunto il momento, quel seme germinerà.

 





CITTADINI DEL MONDO

 

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Fosco Maraini, "Prima della tempesta"

 

 

“Gran parte della sofferenza umana deriva dalle emozioni distruttive, ad esempio quando l’odio genera violenza o il desiderio di dipendenza. Una delle responsabilità fondamentali di noi persone attente consiste nell’alleviare i costi umani di tali emozioni incontrollabili.”

 

Tenzin Gyatso XIV Dalai Lama 

Tratto da: “Emozioni distruttive” Dalai Lama e Daniel Goleman- Mondadori

 

 

Ascolto.

Il respiro del mondo in questo momento, e percepisco distacco distrazione e superficialità, egoismo rabbia e illusione, e disillusione, e movimenti di energie negative che fagocitano quelle positive. Nel respiro del mondo, in questo momento, c’è l’esatto contrario di ciò che la Natura esprime. La Natura è Vita e, al suo cospetto, non esistono domande o risposte, esistono invece sensazioni, odori, sapori e spazi, da percepire assaporare godere; esistono gli incontri, con se stessi – scoprendo e vivificando il proprio talento, e con gli altri – da guardare con stupore da conoscere con rispetto da riconoscere come unici e preziosi, perché gli altri lo sono perché noi lo siamo. Unici e preziosi.

Immagino.

Che noi tutti abbiamo una missione, da perseguire con ardore e con devozione, avendo come consigliera la Natura, come orizzonte la Vita, quella Vita che esalta la reciprocità tra gli esseri viventi, la nobiltà del sentire l’amorevolezza dell’agire, che mette in guardia da ciò che la distrugge e la corrode, da ciò che la infetta: l’odio la sopraffazione la violenza, che negano il valore della persona.

Cerco.

La positività insita in ognuno di noi, e prima ancora la cerco in me, come primo passo, come passo dovuto, necessario. Partire da sé, non c’è altra strada per cogliere la positività e lodarla, preservare la bellezza e gioire di essa, accettare la diversità e riconoscerla come valore come condivisione come crescita. Partire da sé, non c’è altra strada per gioire con sé e con l’altro.

Passeggio.

L’aria è carica di odori e profumi nuovi: sentori di una primavera alle porte, pronta ad irrompere nella nostra Vita. Guadagno la riva del mare scarpe alla mano, attraversando una spiaggia lunghissima e soffice, con la sabbia ancora fredda. Quella stessa sabbia calpestata da innumerevoli persone prima di me, persone che hanno lasciato qui le loro orme come quelle che lascio ora io dietro di me.

Non c’è nulla di statico, tutto è in divenire.

Non c’è nulla di quieto, dall’altra parte del mondo. Questo mondo ormai così vicino eppure ancora così lontano, che non raggiungiamo e che non ci raggiunge.

Questo mondo che ci porta notizie che parlano di orrore di potere di rabbia di repressione di crudeltà. Non c’è amorevolezza ma solo distruzione.

Respiro.

Assieme al respiro del mare. Un po’di vento copre le mie orme: tutto è in divenire.

Un po’di vento disperde i miei pensieri, pensieri liberi.

 





MONDO DIGITALE

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Vivi in un ambiente che ti sembra popolato da persone, ma in realtà è pieno di fantasmi – così si esprime Lee Siegel, critico letterario, a proposito di Internet (L’Espresso, 13 marzo2008).

Molti lo adulano, alcuni lo demonizzano, altri cercano di ponderare luci e ombre, rischi e opportunità di questo mezzo di comunicazione, la rete delle reti, attraverso il quale il mondo è entrato in contatto diretto e in tempo reale, attraverso il quale sono nati ambienti virtuali squisitamente sociali, soprattutto attraverso le chat e i blog.

Internet ha cambiato le coordinate di spazio e di tempo, le modalità interazionali e quelle di rappresentazione di sé. A pensarci bene, non è poca cosa. Ci si potrebbe chiedere se si tratta di cambiamenti vantaggiosi o meno, ma avrebbe poco senso, visto che il bilancio rischi-opportunità è spesso un bilancio del tutto personale, strettamente legato all’uso che ognuno di noi fa di un dato mezzo.

E’ vero che esistono fenomeni su larga scala alquanto preoccupanti: l’emergere di patologie legate all’abuso di Internet (internet addiction), che si concretano in vere e proprie dipendenze, studiate e curate al pari di dipendenze ben note quali quelle da droghe da alcol da sesso.

Quando prevale l’assuefazione al mezzo, per cui l’individuo non riesce a concepire vite altre rispetto a quella virtuale, vuol dire che quest’ultima ha risucchiato in sé il reale, accrescendo la spaccatura interna all’individuo, esacerbando i suoi conflitti, alienando infine l’individuo da se stesso.

Sherry Turkle (1997) ci offre tuttavia un ulteriore punto di vista: ”L’ambiente virtuale può fornirci la sicurezza necessaria per poter manifestare quel che ci manca, in modo da iniziare ad accettarci così come siamo. Il virtuale non deve necessariamente rappresentare una prigione. Può essere la zattera, la scala, lo spazio transitorio, la moratoria, situazioni che vanno abbandonate dopo aver raggiunto una maggiore libertà. Non dobbiamo rifiutare la nostra vita sullo schermo, ma neppure è il caso di considerarla come una vita alternativa. Possiamo usarla come uno spazio per la crescita.”

La riflessione propostaci dal nostro amico Fabio Muzzupappa è incentrata su un aspetto particolare di Internet e delle nuove tecnologie di comunicazione, ovvero sul rischio – paventato già nel titolo Autismo digitale - che un certo utilizzo di questi mezzi generi una moltitudine di solitudini interconnesse a livello planetario, e dunque solo l’illusione di una messa-in-relazione del soggetto con altri soggetti (o, meglio, con i loro simulacri disseminati in rete o nell’etere).

Internet e le nuove tecnologie creerebbero, quindi, solo un’illusione di realtà, produrrebbero un ripiegamento del soggetto su di sé che si tradurrebbe in una atrofizzazione delle sue capacità relazionali, capacità solo apparentemente espanse (perché la molteplicità delle connessioni e la facilità dell’entrare in contatto possono nascondere l’insidia del disimpegno e della deresponsabilizzazione), e relazioni solo simulate e non autenticamente vissute.

E, come dice Siegel, non c’è libertà senza autenticità, senza responsabilità, senza la presa in carico di sé e dell’altro.

Ma questo è solo uno dei possibili punti di vista su un oggetto di riflessione in costante movimento che segna ogni giorno una nuova frontiera, rischiando di fare del dibattito attuale un dibattito già superato. Eh già, tirannia della velocità.

E’ questa la vera cifra del nostro tempo, una velocità che ci fa consumare bruciare dissipare e non ci fa assimilare digerire metabolizzare né le opportunità insite nel nuovo né l’occasione rappresentata dall’incontro con l’altro.

 

Leggi l'articolo di Fabio Muzzupappa:  "Autismo digitale"

 





NATURALMENTE INTELLIGENTI

 

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Wassily Kandinsky, "Im blau"


La natura manifesta la sua essenza attraverso alcuni caratteri fondamentali, quali il mutamento costante, la tendenza all’equilibrio e all’armonia, la stabilità. Questi principi escludono l’adesione a forme già fissate o standardizzate di pensiero e comportamento. Se ci pensiamo bene, quali esseri  umani sperimentiamo,  nel nostro divenire quotidiano, la diversità delle persone con cui entriamo in relazione, persone con caratteristiche e comportamenti diversi dai nostri. Alcune volte ci sentiamo attratti da queste persone, altre volte preferiamo tenerle lontano da noi, magari criticandole.
L’articolo di
Corrado Canale affronta, con la solita chiarezza e scorrevolezza narrativa, un nuovo fronte di studio, quello delle intelligenze multiple, fornendoci un ulteriore stimolo a guardare con occhi diversi noi stessi e chi condivide con noi questo viaggio che è la Vita.

Leggi l’articolo: “UN’INTELLIGENZA…PER OGNI OCCASIONE”





SCRIVERE, CREARE

 

II nostro cervello è migliore di quanto pensiamo, eppure siamo i primi a non crederlo.
In realtà, siamo dotati di facoltà d’apprendimento e di creatività potenzialmente illimitate, ma ignoriamo questo fatto perché la maggior parte di noi è cresciuta sulla base delle teorie fondate sui test del quoziente di intelligenza.
Il test fu inventato da Alfred Binet nel XIX secolo con lo scopo di misurare “oggettivamente” la capacità di capire, di ragionare e giudicare. La verità è che noi siamo molto di più della semplice capacità di ragionare: siamo anche emozioni, intuito, creatività.  E la scrittura è una delle vie che ci permette di sperimentare la bellezza della nostra essenza creativa più profonda perché ci accompagna nella discesa verso la nostra parte più intima e, dunque, più autentica.
Il post di
Fabrizio Cipollini, che riporto di seguito, ne è ulteriore prova.

 

 

Lo scrittore professionista è un dilettante che non ha mollato

Richard David Bach

 

Il 18 febbraio scorso sul Corriere della Sera, Alessandro Piperno scriveva un interessante articolo sulla polemica, mai sopita e mai risolta, della necessarietà o meno della ispirazione nello scrivere.
Piperno citava l'esempio di Stendhal che in soli 53 giorni riuscì a scrivere un classico come "La Certosa di Parma.".
La domanda che poneva l'articolista ai lettori, scrittori o meno, è la seguente: "Ha davvero senso negare l'esistenza di ciò che taluni libri testimoniano quasi ad ogni capoverso ?".
Questa domanda mi ha costretto a chiedere a me stesso cosa sia l'ispirazione e se la considerassi necessaria.
Iniziamo dalla prima questione, cosa è l'ispirazione ?
Senza voler scadere nel dogmatismo direi che l'ispirazione è l'atto di ascoltare gli stessi suoni con orecchie nuove, di provare le stesse emozioni con cuore nuovo, di vedere le stesse cose con occhi nuovi.
È quel lampo di infinito e di grandezza che spalanca i tuoi canali percettivi sensoriali ed intellettivi e riesce a farti scoprire arcane e incantate relazioni tra le cose che ti circondano.
È la svolta inaspettata del cammino che riserva la sorpresa più grande.
È la caduta del velo di Maya e la conseguente visione delle cose così come sono, secondo la famosissima definizione di Schopenhauer. 
È quell'istante eterno che riesce perfino ad annullare lo spazio ed il tempo, in cui passato, presente e futuro diventa un unicum omogeneo e coerente.
È il mancamento del respiro.
È la vertigine che ci prende sull'abisso della percezione.
È la forza che ti costringe a scrivere …
La risposta al secondo quesito è abbastanza chiara.
Secondo me l'ispirazione è necessaria e "si sente" quando essa manca.
Ma la necessarietà dell'ispirazione non vuol dire che essa sia condizione sufficiente per poter scrivere bene.
Per usare una metafora agreste possiamo dire che l'ispirazione è il seme che viene gettato sulla terra, sta poi all'agricoltore usare tutte le accortezze per far si che il seme diventi una sana e forte pianta da frutto.
È quindi importante cercare di affinare la propria capacità di scrittura perché riusciremo sempre a far fruttare al massimo qualunque nostra idea.
E quando arriverà l'ispirazione sapremmo cogliere al volo tutti i suoi benefici impulsi ed influssi. 
Per usare un'altra immagine possiamo paragonare lo scrittore ad un tagliatore di pietre preziose.
Se egli è veramente esperto riesce a fare di una pietra banale un bel gioiello e di una pietra di valore una gemma straordinaria.
Se egli non è perito allora neanche la più straordinaria pietra della terra riuscirà a dargli la gloria e la fama.
Fortunatamente per noi le pietre più belle non sono ancora state trovate ed aspettano noi e la nostra ispirazione.

Fabrizio Cipollini




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