Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole
Archivio: August - 2008


IL CUORE NELLE PAROLE

 

Comunicare, condividere, mettere a disposizione degli altri le proprie esperienze, il proprio vissuto, le proprie sensazioni, coltivare un sincero senso di empatia, amicizia e compassione verso gli altri. Questo è il vero valore della Vita umana.

 

Scorro i miei cd “storici” e ritrovo una compilation. La inserisco nel lettore. Le prime note del brano rompono il silenzio della stanza.

 

Sul tavolino la prima pagina di un quotidiano qualunque, sempre più uguale, persino nei titoli, alle decine di testate pubblicate ogni giorno.

 

Un’occhiata e la sconfortante sensazione che, a volte, le parole volano via senza insegnarci proprio nulla.

 

Simon & Garfunkel

The Sound of Silence (1966)

Ascolta

 

 

Testo della canzone (lingua originale)

 

Hello darkness my old friend,
I've come to talk with you again
Because a vision softly creeping 
left it's seeds while I was sleeping 
And the vision that was planted in my brain
still remains, within the sounds of silence

In restless dreams I walked alone,
narrow streets of cobblestone
'neath the halo of a streetlamp
I turned my collar to the cold and damp
when my eyes were stabbed by the flash of a neon light
split the night... and touched the sound of silence

And in the naked light I saw
ten thousand people maybe more
people talking without speaking
people hearing without listening
people writing songs that voices never share
noone dare, disturb the sound of silence

Fools said I you do not know,
silence like a cancer grows,
hear my words that I might teach you
take my arms that I might reach you
but my words, like silent raindrops fell...
and echoed the will of silence

And the people bowed and prayed,
to the neon god they made
And the sign flashed out its warning
in the words that it was forming
And the sign said, "The words of the prophets
are written on the subway walls, and tenement halls
and whisper the sounds of silence.

 

Testo della canzone (traduzione italiana)

 

Il Suono del Silenzio

 

Salve oscurità, mia vecchia amica
ho ripreso a parlarti ancora
perché una visione che fa dolcemente rabbrividire
ha lasciato in me i suoi semi mentre dormivo
e la visione che è stata piantata nel mio cervello
ancora persiste nel suono del silenzio

Nei sogni agitati io camminavo solo
attraverso strade strette e ciottolose
nell'alone della luce dei lampioni
sollevando il bavero contro il freddo e l'umidità
quando i miei occhi furono colpiti dal flash di una luce al neon
che attraversò la notte... e toccò il suono del silenzio

E nella luce pura vidi
migliaia di persone, o forse più
persone che parlavano senza emettere suoni
persone che ascoltavano senza udire
persone che scrivevano canzoni che le voci non avrebbero mai cantato
e nessuno osava, disturbare il suono del silenzio

"Stupidi" io dissi, "voi non sapete
che il silenzio cresce come un cancro 
ascoltate le mie parole che io posso insegnarvi, 
aggrappatevi alle mie braccia che io posso raggiungervi" 
Ma le mie parole caddero come gocce di pioggia, 
e riecheggiarono, nei pozzi del silenzio

e la gente si inchinava e pregava
al Dio neon che avevano creato. 
e l'insegna proiettò il suo avvertimento, 
tra le parole che stava delineando. 
e l'insegna disse "le parole dei profeti
sono scritte sui muri delle metropolitane
e sui muri delle case popolari." 
E sussurrò nel suono del silenzio 

 





DIREZIONI

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Cerchi e poi ti accorgi che la tua strada è lì, la intravedi, la incroci, la percorri per un po’, poi l’abbandoni.

 

Ma all’improvviso ecco che ritorna a farsi vedere, o meglio, tu hai occhi nuovi per vederla, ancora una volta.

 

E’ lei, sembra diversa, sembra uguale.

 

La percorri, poi l’abitudine, le scelte più comode, almeno all’apparenza, te la fanno abbandonare di nuovo; eppure basta un fatto, un qualcosa che fai o che altri fanno – e non necessariamente cose positive – e te la ritrovi davanti.

 

Puoi ignorarla e fare finta di nulla.

 

Puoi percepire il suo senso e stravolgerti.

 

Puoi fingere disinteresse e precipitare in uno stato d’animo cupo di chi non accetta la sconfitta.

 

Non deciderò questa sera.

 

Domani, forse.

 





INTERPRETARE

 

L’interpretazione dei fatti nella semplice sequenza causa-effeto, talvolta ci priva di una grande possibilità di crescita. “Quella persona mi ha detto questa cosa, per cui starà pensando che…” oppure, “si è comportato in questo modo, significa che…” sono esempi di associazioni frettolose a volte dense di preconcetti, pregiudizi, finanche preoccupazioni.

indice/immagini/post_immagini/FioreZen

 

Non dico che non bisogna  cercare il senso di un’azione, di un fatto che ci accade, di un momento vissuto, tutt’altro!

Occorre forse aprire ancora di più la mente e in una prima fase semplicemente sospendere il giudizio, senza pensare che quella determinata cosa sia così come appare.

 

Non interpretare, non aspettarsi nulla, e scoprire all’improvviso che ogni cosa può essere carica di meraviglia. Ma attenzione, non ci sono scorciatoie, il viaggio è lungo…  dura tutta una vita.

 

 

UNA STORIA, NIENT'ALTRO...

 

Un uomo aveva un bellissimo cavallo, era così raro che perfino gli imperatori gli avevano chiesto di comprarlo - a qualsiasi prezzo - ma lui aveva rifiutato. Poi un mattino, l’uomo scoprì che gli era stato rubato.

 

L’intero villaggio accorse per consolarlo: “Che sfortuna! Avresti potuto ricavarne ricchezze, ma tu sei stato testardo e stupido. E ora il cavallo ti è stato rubato”.

 

Ma il vecchio rise e disse: “Non dite assurdità! Dite solo che il cavallo non è più nella stalla. Lasciamo che sia il futuro a decidere… stiamo a vedere!”.

 

E accadde: quindici giorni dopo il cavallo tornò, e non era solo,  portò con sé una dozzina di cavalli selvaggi. Di nuovo il villaggio si riunì e tutti commentarono: “Il vecchio aveva ragione! Il cavallo è tornato insieme a dodici altri, tutti bellissimi. Ora potrà guadagnare una fortuna!” Tornarono dal vecchio e dissero: “Scusaci. Non siamo in grado di prevedere il futuro e le vie del Signore, ma tu sei incredibile! Sapevi cosa sarebbe accaduto; devi avere intuizioni sul futuro”.

 

Lui rispose: “Assurdità!” Tutto ciò che so è che adesso il cavallo è tornato con altri dodici stalloni. Nessuno può sapere ciò che accadrà domani”.

 

E il giorno successivo accadde questo: l’unico figlio di quel vecchio contadino, tentando di domare uno dei nuovi stalloni cadde malamente e si ruppe le gambe. Ancora una volta l’intero villaggio accorse e commentò: “Non si può mai dire. Avevi ragione; si è rivelata una vera maledizione. Forse era meglio che quel cavallo non tornasse. Adesso tuo figlio rimarrà storpio per tuta la vita”.

 

Il vecchio disse: “non saltate a conclusioni! Aspettiamo e vediamo cosa accadrà. Dite solo che mio figlio si è rotto le gambe, tutto qui”.

 

Quindici giorni dopo accadde che tutti i giovani del villaggio venissero arruolati a forza dallo stato, perché il paese era sceso in guerra. Solo il figlio del vecchio fu risparmiato, perché inutile.

Tutti si riunirono e dissero: “I nostri figli sono perduti! Per lo meno il tuo è rimasto. Storpio,  ma vivo!

I nostri figli sono in guerra e il nemico è molto forte; di certo verranno uccisi. Nella nostra vecchiaia non avremo nessuno che si prenda cura di noi, tu perlomeno hai un figlio, e forse guarirà”.

 

Ma il vecchio disse: “ Dite solo questo: i vostri figli sono stati arruolati dallo stato,

il mio è stato risparmiato, ma non tirate conclusioni”.

 

 

 





DIECI CONSIGLI PER EDUCARE I PROPRI FIGLI E FARLI DIVENTARE CAPITANI CORAGGIOSI

Come sapete, di solito, non sono molto d’accordo con il fornire “regolette di vita”  più o meno impacchettate, ma questi semplici dieci consigli, apparsi all’interno dell’articolo del Corriere della Sera del 29 luglio 2008, contengono spunti  di profonda riflessione circa un diverso modo di “guidare” i propri figli a comprendere ed a vivere nel miglior modo possibile il proprio percorso evolutivo. Tuttavia “il decalogo”, come sostiene uno degli ideatori delle regole, Alessandro Rosina, professore di Demografia alla Cattolica  di Milano– l’altro autore è Annamaria Testa, creativa ed esperta di comunicazione, figlia del famoso Armando Testa, geniale disegnatore, cartoonist, autore grafico e di testi per il settore della pubblicità,- “non è una bibbia, vuole anche essere una provocazione. Ai giovani va trasmesso il senso di diventare autonomi.”

 

Leggi il decalogo





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