Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole
Archivio: December - 2008


AUGURI!

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"Avere il potere sul proprio tempo equivale a gestire il rubinetto della vitalità; si può decidere di vivere tre volte contemporaneamente, per poi cadere spossati, o ridurre la propria energia in uscita a un filo sottilissimo, un rivolo tiepido e costante. Ma per contemplare il tempo, per coglierne l'elasticità futura, la trama larga e morbida, indipendentemente dagli eventi che vi sono appoggiati sopra, è necessario abbandonarsi ad esso, - sospesi nel tempo -. Siamo di fronte a una realtà che possiamo scovare solo facendoci trasparenti come lei, solo parlando il suo stesso linguaggio, il silenzio, muovendoci come lei, in modo elastico ed essenziale. Non a caso, sembra essere un'idea arcaica del'umanità quella di vedere il tempo come un fiume, come acqua che tranquilla scorre inesorabile e limpida".

Giovanni Allevi - Tratto da: La musica in testa - Rizzoli

 

CON IL SINCERO AUGURIO CHE POSSIATE TROVARE

LA GIOIA DI RIMANERE "SOSPESI NEL TEMPO" 

 

FELICE ANNO NUOVO

E

BUONA VITA!

 

 





ENERGIA NATALIZIA

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Vivere con serenità e gioia, questo percepisco nel profondo in queste giornate di festa. Non posso dire di leggere negli sguardi di molte persone che incrocio le medesime sensazioni;  fretta, nervosismo, inquietudine e facile irascibilità modificano il volto di quanti osservo. Mi è venuto così in mente di proporvi una piccola pratica, che cerco di compiere nel corso delle mie giornate. Io la chiamo pratica di piccola felicità.

Come punto di partenza cerco di acuire i sensi e di portare quanto più in basso possibile il mio respiro, calmandolo ad ogni inspiro ed espiro. Lascio scorrere i miei pensieri  senza bloccarli, senza soffermarmi su di essi, positivi o negativi che siano. Li lascio scorrere, semplicemente. Contemporaneamente porto la mia attenzione al mio addome e cerco di immaginarlo al suo interno luminoso, sereno, vivo, fino a percepirlo sorridente. Lentamente, questa sensazione sale fino al centro del petto, amplificando la sensazione di allegria. Ad ogni battito del cuore lascio andare ogni tensione sul viso e mi predispongo in “modo positivo”. Sorrido dentro, e lentamente inizio la giornata, accettando lo stato degli altri, qualunque esso sia, sospendendo il giudizio, cercando di comprendere e di accettare fino in fondo il modo di porsi di  quella persona.

Sono quelli che ho descritto, piccoli istanti di consapevolezza, all’inizio difficili da mettere in pratica in modo completo. Chi proverà e non si scoraggerà, potrà iniziare a percepire qualche piccola differenza in termini di benessere interiore, che andrà a trasformarsi via via nel tempo in una maggiore sensazione di presenza di Vita.

Auguri di un sereno Natale a tutti voi e ai vostri cari.

 

 





ASPETTANDO IL NATALE

Un post, profondo nella sua semplicità, scritto da una ragazza capace di farci riflettere sui giorni che stiamo vivendo, ricchi di contraddizioni, di consuetudini, a volte mal sopportate, ma che possono far emergere immagini che ciascuno di noi custodisce nella propria mente. Proprio accettando e non respingendo anche i ricordi dolorosi, potremo essere in grado di dare un senso positivo ai momenti vissuti.

 

 

Caro Babbo Natale,

chi ti scrive è una bimba di nome Mariangela che non è mai cresciuta, una bimba che qualche tempo fa credeva ancora nelle favole nelle quali tutti vivevano sempre felici e contenti; una bimba che si chiede come mai le abitudini e gli eventi cambiano, ma le emozioni e le sensazioni rimangono sempre quelle di qualche lustro fa.

Stasera quella bimba è andata a casa di una sua amichetta d'infanzia per giocare a carte, ma si è ritrovata seduta all'angolo del tavolo senza partecipare al gioco, intenta ad ascoltare un mucchio di parole confuse provenienti da ogni angolo della stanza. In quel momento a tutto pensava tranne che al gioco. Pensava alla spensieratezza che non si è goduta in questi anni, a quell' atmosfera festosa che non ha mai vissuto a casa sua. “Chissà se un giorno tutto questo potrà mai arrivare”, pensa tra sé e sé.  Per un istante le lacrime hanno fatto capolino sul suo viso, e quella bambina le ha dovute nascondere facendo intendere che erano la conseguenza di un forte starnuto.

Sai Babbo Natale, fino ad oggi quella bimba ricorda una sola partita a tombola fatta a casa sua.... una tombolata fatta solo per far contente lei e sua sorella, tristi nel vedere le altre famiglie riunite numerose e gioiose al contrario della loro. Non conosce il motivo di così tanta freddezza nei  confronti del Natale.... Ricorda che tutti gli spiccioli suo nonno Luca li raccoglieva in un piatto di plastica ed ancora, che i numeri della tombola venivano coperti con le fave secche.... Le sembra ancora di vederlo il nonno, con il suo maglione vinaccio a collo alto, con delle grosse trecce sul davanti. E poi ricorda ancora la sua pelle liscia sbarbata e il profumo inconfondibile dell'acqua di colonia. Aveva sempre un sorriso contagioso, un sorriso e un’allegria che le mancano tanto.

La partita a carte a casa di Marika va avanti ma Mariangela, sempre più insofferente, decide di andare via. Tato e Marika si abbracciano, si baciano, e la piccola Mariangela ricomincia a viaggiare e pensa al suo ragazzo... Fa meno male pensare a lui che al nonno. Mariangela ora ha voglia di emozionarsi, di far battere il suo cuore, di fidarsi e sentirsi di appartenere a qualcuno capace di farlo senza desiderare altro. Questo sente ora. Mariangela è pronta, prende il suo piumino e scende le tre rampe di scale di granito, si chiude la porta alle spalle e attraversa la strada per andare a casa. In quei pochi attimi un altro uragano di emozioni.... Il profumo dell'asfalto bagnato, dei pini gocciolanti, il suono delle ruote delle auto nelle pozzanghere. Ecco di nuovo la realtà.

Sai cos'è la cosa bella? Ora la realtà non le fa paura...
Caro Babbo Natale, se davvero quest’anno ho fatto la “buona”, vorrei trovare  tanta forza per me e per coloro che mi vogliono bene; vorrei tanta gioia da condividere con gli altri e tanta serenità per  mamma e papà. Vedrai, troverai sotto le lucine e i nastri colorati dell’albero tanti bei ricordi di NONNO LUCA,  non portarli via per favore, anzi, lasciami la chiave per custodirli sempre nel mio cuore.


Con tanto affetto.
Mariangela.

 

 





COMMENTO

 

Pubblico con piacere il commento di Riccardo al mio post precedente. Mi è piaciuta la leggerezza e l'originalità che ha utilizzato nell'esprimere il suo stato d'animo, che ho sentito a me molto vicino.

 

 

Imparare

 

Jamal e' un ragazzo del bangladesh, vive a Roma, da anni vende rose in giro per i locali del centro.

 

E' arrivato in Italia da ragazzo, oggi ha famiglia in Bangladesh: moglie e 2 figli. Ogni mese invia loro dei soldi. Una sola volta all'anno ritorna in patria, a riabbracciarli. Qui a Roma lui vive in casa con altri ragazzi suoi connazionali.

 

Jamal non e' il classico "rosaro": si ricorda di te dopo tre anni, ti racconta per filo e per segno scenette vissute insieme anni prima nei vari locali alla moda ,"dai cabo, oggi devi dare qualcosa, l'ultima volta a piazza del popolo non ci avevi una lira!!!!” Era vero, l'ultima volta non avevo le monete! Negli anni ha imparato frasi che pronuncia a modo suo, "non fare il pursciaro, marchisciano""dai cabo, non sciò una lira!!!". Il tutto sempre con il sorriso sulle labbra di chi vive le persone, le osserva, ci ride sopra, ride anche di se stesso (non sciò una lira). Immediatamente il mio pensiero va agli  sportivi stranieri che qui in Italia sono ricoperti d'oro e girano con l'interprete, oppure a quel barista che dopo mesi non sa ancora come ti piace il caffè o alla commessa del negozio sotto il tuo ufficio che, dopo infiniti saluti, non hai ancora visto sorridere. Ma il pensiero va anche a me, triste e sconsolato per le piccole contrarietà (mi hanno spostato un appuntamento; mi hanno recapitato il decoder di sky e non funziona etc etc).

 

Ecco il dolce ed infantile sorriso di Jamal che gioca a vendere le rose, che di lunedì sera, con l'intero mazzo di rose ancora da vendere, sta 20 minuti a parlare con te ricordandosi perfettamente tutti i nomi dei tuoi amici con cui hai passato tante serate. Possibile che a Jamal, con la famiglia lontana migliaia di km, la vita arrida di più che a noi con il nostro decoder guasto?

 

Riccardo La Malfa





MASCHERE

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Capita a molti di noi di identificarsi con il proprio ruolo sociale e professionale talmente in profondità da toccare stati nevrotici fuori controllo. Si indossa una certa maschera durante la maggior parte della giornata, arrivando a percepirla talmente nostra, da rimanere imprigionati a quel determinato ruolo, anche quando non vi sarebbe alcuna necessità di continuare a proseguire nella propria finzione. Siamo in qualche modo indotti ad indossare abiti adatti ad ogni occasione, maschere annesse, dalle quali poi risulta difficile liberarsi, anche quando ci sentiamo autentici. Ci ritroviamo così a compiere gesti sempre uguali, modellati per questa o quella particolare circostanza, che poi finiscono per essere confusi con i nostri modelli di riferimento più profondi, valori inclusi.  Dalle maschere alle corazze il passaggio è breve.  Ciò avviene soprattutto quando si viene condizionati da quello stereotipo comportamentale adagiato sul nostro non ascolto interiore, rinunciando di fatto alla ricerca di una nostra centralità.  In momenti di grande cambiamento come quelli che stiamo vivendo, pieni di paure ed inquietudini, i conflitti interiori si acuiscono, a causa delle nostre abitudini che ci portano ad identificarci con i nostri desideri: dalla casa, all’automobile, alla propria vacanza, al proprio conto in banca, alle amicizie “strategiche”, fino al proprio status professionale. Tuttavia ciò che ci rende così infelici e stressati, non è tanto la nostra vita concitata,  quanto l’atteggiamento mentale che sviluppiamo , costantemente rivolto al successo quale esclusiva fonte di  felicità. E ciò non riguarda unicamente la professione, basti pensare a quello che accade a molte donne le quali, una volta diventate madri, dimenticano qualunque altra veste, salvo poi sperimentare l’abbandono e la sofferenza nel constatare che i figli sono diventati improvvisamente grandi  e quindi autonomi.  O magari riflettere per un attimo a ciò che sperimentano manager alla soglia della “fuoriuscita dal sistema produttivo”, quando iniziano a percepire il respiro invadente del  giovane rampante, suo prossimo sostituto. Immaginate nella mente dell’uomo il riaffiorare delle rinunce compiute in nome e per conto di un simbolo, di uno status, del mantenimento di un ruolo che impone la riduzione di spicchi di Vita basati sulla normalità di scegliere, la possibilità di dedicare più tempo agli altri, con gli altri.

Ma come facciamo ad uscire da questo cuneo sempre più profondo?

Certo, la risposta più semplice sarebbe quella di non entrare mai in un simile labirinto. Ma una volta entrati a piè pari nella normalità di quel tipo di vita, trovare la forza di rinunciare a qualcuna delle molteplici maschere che indossiamo, magari le più pesanti. Oppure, se non si riesce a lasciare andare proprio nulla, imparare a non pretendere da se stessi più di quanto non è possibile dare sotto il peso di ingombranti responsabilità.

 




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