Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole
Archivio: April - 2009


BENESSERE APPARENTE

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Parlare di salute e di benessere non è mai semplice in quanto tocca, in modo più o meno diretto, le nostre credenze e abitudini. Articoli come quello pubblicato su Panorama di qualche settimana fa, possono contribuire ad arricchire la nostra conoscenza su un argomento così vasto ed importante che riguarda ciascuno di noi.

 

Leggi l'articolo "Processo alle vitamine"






Quello che avevo nel post manifesto chiamato “il nostro spazio” cresce ulteriormente e si evolve. E’ nella logica del vero cambiamento, alimentato dal desiderio di sperimentare nuovi modi di condividere esperienze, informazioni, saperi, scoperte. E’ per questo motivo che il blog si trasforma diventando un piccolo “magazine” nel quale verranno riportati articoli, interviste e ricerche, inerenti il mondo del ben-essere globale inteso come salute, armonia e serenità.

Iniziamo dunque questo nuovo corso, con l’invito a segnalarmi argomenti di interesse, commenti e suggerimenti, anche attraverso l’indirizzo e-mail: info@equilibridinamici.it

Buona lettura!





TUTTO IN UNA FIABA

In questo periodo non riesco ad essere libero da preconcetti e pregiudizi nell'interpretare ciò che sta accadendo nella nostra magnifica regione, e non mi riferisco ai soli fenomeni naturali. Per una strana associazione di idee, leggendo i quotidiani di oggi,  mi è venuta in mente una fiaba tibetana, una di quelle storielle che i genitori di quella remota terra raccontano ai propri figli, per trasferire loro insegnamenti di Vita cercando di prepararli alle insidie insite in un mondo nel quale tutto può essere l’esatto contrario di ciò che appare. Riporto la favola in questione integralmente, senza ulteriori commenti.

 

I due amici e l’oro scomparso

C’era una volta un padre che, raggiunta la vecchiaia, chiamò e sé il figlio e così gli si raccomandò: “Non mi rimane molto da vivere, figliolo. Per questo desidero che tu prenda il mio oro. Portalo a casa tua, poiché da oggi ti appartiene. Ma ricorda, non fidarti mai di nessuno, neppure di tua moglie, quando ne avrai una.”Il padre sperava che Sonam (tale era il nome del figlio) avrebbe fatto tesoro del suo ammonimento, imparando ad affrontare le insidie del mondo.

Sonam aveva un amico carissimo, tale Tamchu. Da bambini erano andati a scuola insieme e, alla sera, avevano fatto interminabili partite di volano. Tamchu abitava nel villaggio vicino, con la moglie e i due figli maschi. Un giorno Sonam decise di recarsi in pellegrinaggio a un lontano monastero e, dovendo lasciare l’oro dell’eredità in custodia a qualcuno, si ricordò che il padre gli aveva detto di non fidarsi mai del prossimo. Per il suo amico Tamchu, però, si sentiva di poter fare un’eccezione: della sua sincerità non avrebbe mai dubitato. Così si recò a casa dell’amico con le borse piene d’oro. “Tamchu-la” gli chiese fiducioso, “vorresti custodire il mio oro in mia assenza?” “Ma certo”, Sonam, rispose con entusiasmo Tamchu. “Con me il tuo oro sarà al sicuro e al ritorno dal pellegrinaggio lo ritroverai intatto. Siamo buoni amici, non hai niente da preoccuparti.”

Trascorso un anno, Sonam tornò dal suo viaggio. Si recò come stabilito a casa di Tamchu e gli chiese indietro il proprio oro.  “Oh caro Sonam, sono così dispiaciuto!” furono le parole con cui l’accolse l’amico costernato. “La sfortuna si è accanita contro di noi. Durante la tua assenza l’oro si è trasformato in sabbia!” Sonam fissava l’amico allibito mentre questi gli raccontava i dettagli di quell’evento inusitato. Alla fine Sonam pareva essersi ripreso del tutto dallo stupore iniziale, tanto che, dopo un breve silenzio, affermò: “Va tutto bene, Tamchu, non preoccuparti. Hai fatto sicuramente del tuo meglio per custodire il mio oro.” Come se nulla fosse i due uomini pasteggiarono insieme. La perdita del tesoro sembrava già appartenere al passato. Prima di accomiatarsi, Sonam fece una proposta all’amico:”Tamchu, sai bene che io non ho famiglia. Perciò mi piacerebbe tanto potermi prendere cura dei tuoi due figli per qualche mese. Li farò mangiare come si deve e li rivestirò di tutto punto. Staremo bene tutti e tre insieme, a casa mia.”  “Ma che bella idea!” esclamò Tamchu, e intanto pensava tra sé e sé: “Ha perso il suo oro per causa mia eppure desidera prendersi cura dei miei ragazzi. E’ davvero una persona di buon cuore.” Così, disse a Sonam di tenere pure i suoi figli per tutto il tempo che avesse desiderato.

Sonam portò i ragazzi a casa con sé e non fece mancare loro nulla. Nel frattempo, però, comperò due scimmiette di diversa età, cui diede, rispettivamente, il nome del fratello maggiore e di quello minore. Per giorni si adoperò ad ammaestrare le due bestiole, cosicché quando diceva “Tendzin, vieni qua!” la scimmia più grande correva da lui; quando chiamava “Thupten”, era la più piccola a raggiungerlo.  

Un giorno Tamchu venne a trovare i figli e Sonam lo accolse con aria triste e sconsolata. “Oh, mio caro Tamchu, sono così dispiaciuto!” gli disse contrito. “La  sfortuna si è accanita contro di noi. I tuoi ragazzi si sono trasformati in scimmie!” Tamchu, sconvolto dalla notizia, chiamò i figli a gran voce. Subito le due scimmiette gli corsero incontro, lo presero per mano e improvvisarono un girotondo, proprio come fossero bambini. Tamchu era disperato. “Sonam, cosa facciamo adesso? Come possiamo riportare i miei figli alle loro sembianze originarie?” Sonam rifletté un istante, poi disse all’amico: “La cosa sarebbe assai facile, se solo avessimo dell’oro. Tanto oro.” E la sua voce aveva un tono triste, come di chi abbia appena fatto una proposta irrealizzabile. “Quanto oro, esattamente?” s’informò Tamchu con fare concitato. “Almeno due borse piene di pepite” replicò Sonam prontamente. “Me le procurerò in men che non si dica!” lo rassicurò Tamchu, che già stava correndo verso casa. Presto fu di ritorno con le due borse e le consegnò subito a Sonam, che gi disse di aspettarlo da basso mentre saliva al piano superiore. “Ecco fatto, Tamchu” disse compiaciuto scendendo le scale di lì a poco. “Ho ritrasformato le scimmie nei tuoi due figli.” Tamchu era al settimo cielo e riabbracciò i suoi amati ragazzi, Ma, avendo capito l’antifona, era anche profondamente imbarazzato nei confronti di Sonam.

Alla fine i due amici (perché in fondo tali erano rimasti) scoppiarono in una bella risata.

 

Tratto dalla raccolta delle “Fiabe Tibetane” - Giunti Editore.





AUGURI

Quest'anno voglio augurarvi

una Pasqua serena, condividendo

con voi il pensiero di una nostra amica, 

pensiero che immagino essere di ciascuno di noi.  

 

Il terremoto ha colpito il cuore di tutti.

Ha distrutto case, ha distrutto sogni.

Ha ucciso. Ha ucciso vite e speranze.

Lo spirito della Pasqua stenta ancora a brillare.

Sarà difficile festeggiare consapevoli di tanta tragedia.

La potenza della resurrezione però è ingrado di donare

a tutti la forza di accettare e di perdonare 

una Natura così molesta.

La mia speranza è di vivere tutti una Pasqua più meditativa,

con il pensiero rivolto a chi nonce l'ha fatta, e a chi invece

deve ricominciare senza i suoi affetti.

 

Un caloroso abbraccio di Auguri.

Martina

 





LA SPERANZA NEL DOLORE di Fabrizio Cipollini

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"E la stessa cosa; perciò dico: Egli distrugge l'integro e il malvagio. Se un flagello semina improvvisamente la morte, egli ride della sofferenza degli innocenti."

 

Libro biblico di Giobbe ( 9: 22 - 23)

 

 

 

 

Foto ANSA

 

Difficile oggi non dare retta a queste parole, contenute nel libro biblico di Giobbe ( 9: 22 - 23), quando alla televisione passano le orrende immagine di case distrutte e vite spezzate.
Difficile non alzare gli occhi al cielo e chiedere: "perchè ?".
Perchè di tanta sofferenza.
Perchè di tanto dolore.
Perchè di tanta distruzione.
Difficile anche parlare.
Difficile anche ragionare, quando alle 3 e 32 minuti della notte viene letteramente scaraventato giù dal letto con tutta la casa che si muove ed oscilla intorno a te.
Certamente non sei nella zona dell'epicentro, ma non dovresti rallegrartene.
E' stata solo una questione di pura fortuna.
Tre anni fa lavorarvi all'Aquila e se tutto fosse andato bene, ieri sera saresti stato ancora in quella città ad aspettare l'inizio di una nuova settimana lavorativa.
Per questo quelle immagini fanno ancora più male e, subito dopo aver pensato: "Potevo esserci anche io !", la seconda domanda che si affaccia alla mente è: "Perchè ?".
Ci si sente come Giobbe, colpito da ogni afflizione e da ogni disgrazia, che alza gli occhi al cielo e cerca di parlare con Dio, anche protestando.
La paura diventa sempre più padrona del tuo cuore e della tua mente e le lacrime scendono copiosamente.
E quello che fa male è che anche il cielo sembra muto.
Spettatore immobile a guardare tutta quella sofferenza.
Quelle crepe e quelle case sventrate diventano i simboli della tua anima ed il paesaggio delle tue certezze.
Quando la forza della natura si scatena, c'è ben poco da fare.
Possiamo solo ricordarci di quanto siamo piccoli e di quanto siamo fragili.
Eppure in quella devastazione c'è ancora l'uomo che lotta per salvare altri uomini, nonostante la propria fragilità e la propria debolezza.
C'è ancora la volontà di aiutare e di aiutarsi.
Dentro gli occhi leggi la forza di non farsi mettere in ginocchio dalla irrazionalità del dolore.
Dietro quelle lacrime c'è l'ostinazione della vita.
Capisci che c'è una unica risposta ai tuoi perchè ed è l'origine di quella volontà e di quella determinazione.
Ed è Dio.
La senti ascoltando il vento e cercando di aprire di più il tuo cuore quando tutto sembra volerlo chiudere.
Lo vedi negli occhi degli altri.
Lo leggi nel passaparola di Internet.
Purtroppo non si tratta di capire, ma di credere.
Di credere che la vita può cadere ed inciampare, ma che non finirà di camminare.
Di credere che una casa è stata distrutta, ma che tornerà integra e meglio di prima.
Di credere che la ferita, anche se profonda, si rimarginerà perchè è solo una questione di tempo.
Dobbiamo credere ed avere la sicurezza che ci alzeremo in piedi e che, presto, inizieremo a ricostruire.
Perchè è questo quello che dobbiamo ai vivi e, soprattutto, ai morti.

 

 




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