Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole
Categoria: benessere, felicità


NATALE 2013
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AUGURI A TUTTI DI UN FELICE E SERENO NATALE





IL PERICOLO DI AMARE SENZA AMARSI
 
indice/immagini/post_immagini/Vuotoperpieno "Quando ha chiamato ero in bagno e non mi è stato possibile rispondere immediatamente. Lo giuro. Ho contato cinque squilli. Avrei voluto morire. Chiamata persa. L'ho richiamato. le dita mi tremavano talmente forte, che con una mano dovevo tnere ferma l'altra. Utente irraggiungibile. Il baratro, di nuovo. Lo dico subito, non ho fatto gli esercizi di respirazione, non ho fatto il training autogeno, anche se so che funziona. Mi sono rannicchiata in posizione fetale in un angolo, aspettando che il vortice dal quale dico di voler uscire da un anno mi risucchiasse.

Poi, inevitabile, è arrivata la rabbia.

Contro di lui, che mi punisce sempre allo stesso modo, che, quando si degnerà di richiamarmi, mi dirà che questa domenica era riuscito a liberarsi, che avremmo potuto vederci, che, insomma, ho rovinato tutto.

Contro di me che non so farmi amare per quanto amo, che mi auto saboto in continuazione, che lo deludo sempre.

Contro la vita che mi costringe a spiare una colpa che non vedo".



Un bellissimo libro da non perdere, per chi desidera conoscere quali possono essere le trappole derivanti dalle dipendenze affettive, capaci di minare una relazione adulta.

Vuoto per pieno, Giusepina Tazzioli - Gianpaolo Del Bianco, ARGO CASA EDITRICE - ROMA





LA VIA PERCORRIBILE NON E' L'ETERNA VIA
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La via percorribile non è l’eterna Via,
 il nome definibile non è l’eterno nome.
“Nulla” si chiama il grembo del cielo e della terra,
“essere” è invece madre di tutte le creature.
L’eterno nulla vuole guardar misteri,
mentre l’eterno essere vuole osservare il piccolo.
L’origine dei due è sempre la stessa, ma i nomi son diversi.
La loro identità si dice arcana,
ancor più arcana dell’arcano stesso, porta tutti i misteri
.

 

TAO-TE-CHING


Un modello di vita, nella sua globalità, non può essere costruito a priori. Nessun consiglio viene accettato, anche quando nelle parole sono espresse le verità più assolute per il nostro caso. Si può cambiare solo quando siamo realmente pronti, ma non a seguito di programmi “motivazionali” o spinte esterne. Ciò in quanto esiste solo un modo per condurre la propria Vita, ma spessissimo lo ignoriamo. Proprio per questo, ad esempio, non è mia abitudine consigliare alcunché, semmai porto le persone a comprendere ciò che è vitale per loro stesse, in quanto convinto che sia il solo modo per progredire davvero. Faccio la stessa cosa anche nei confronti di me stesso, nei dialoghi interni, nelle domande che mi pongo costantemente o durante le mie meditazioni. Il percorso è traumatico, doloroso, non privo di incognite, di passi in avanti decisi, e altrettanti passi indietro effettuati in modo repentino e con questo progredire, l’alternanza di stati d’animo e di sensazioni anche corporee diverse. E’ dunque l’esperienza diretta, magari sbagliata, che porta alla comprensione vera di ciò che non va bene per la ricerca della Via. Il punto è che occorrono molti anni di prove, errori, cadute a volte rovinose, delusioni e vittorie inebrianti, rimanendo però sempre coerenti con se stessi. Certo le guide che scegliamo sono importantissime, ma vanno considerate l’intenzione e le finalità più profonde di chi sarà al nostro fianco. Tuttavia, come dice il grande Vittorio Arena, “il senso della Vita è un mistero. Ce ne rendiamo conto quando non ce ne rendiamo conto e smettiamo di preoccuparcene”. Questo è quello che è accaduto a me ed oggi, finalmente, il puzzle inizia a ricomporsi, con una stupenda naturalità, proprio quando non me ne sono più curato con intenzione e focalizzazione continua. Ero convinto che sarebbe stato ciò che il mio incoscio, fin da bambino, ha da sempre sognato. Nella vita privata, nel lavoro, fino alle mie passioni o ai miei hobby. Solo oggi mi rendo conto che è stata la pazienza ed il perseverare nel mantenere la direzione anche quando sarebbe stato molto più semplice cambiare,  Ecco il significato della frase del brano di Jovanotti che ho pubblicato su FB. E il viaggio non si ferma qui.





EMOZIONI FUORI CONTROLLO
Credo che l’uomo stia smarrendo totalmente la capacità di riconoscere e gestire le proprie emozioni. In ogni contesto sociale vige la regola del "fuori controllo". Tristezza, ansia, grande felicità, isterismi, paure, vendette, odio, gelosie, tutto portato all'eccesso. La società si modifica velocemente, mentre l’evoluzione del nostro repertorio emozionale avviene mediante un processo lento, basato principalmente sull’esperienza, il più delle volte bruciata senza consapevolezza dei momenti vissuti. A tal proposito, ho recuperato un’intervista al premio Nobel Rita Levi-Montalcini la quale ha espresso  il suo punto di vista circa i periicoli insiti nel cattivo utilizzo della parte limbica del cervello, sede appunto delle nostre emozioni. A mio avviso le sue parole sono a dir poco illuminanti.

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CONDIVISIONE E SERVIZIO

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Yangon, Myanmar - luglio 2009 - "Mary Chapman Shool for the Deaf Children"

 

Ore 8,45 aeroporto di Yangon, Myanmar (ex Birmania). Un’ interminabile serie di ore di volo con scalo a Bangkok. Una costruzione ultramoderna semivuota che stride con il panorama visto dall’alto. Le lunghe attese per le formalità doganali, il controllo dei visti per poi guadagnare l’uscita. Le porte scorrevoli si aprono davanti a noi e ci proiettano in modo violento nella realtà; caldo asfissiante, odori forti, umidità superiore al 90% e pioggia monsonica. Ora comprendo il motivo per il quale le agenzie turistiche sconsigliano questo periodo per il soggiorno. Tassisti all’arrembaggio dei pochi viaggiatori e un sorriso amico, accogliente, rassicurante che da lontano ci osserva e ci fa cenno di andare verso di lui. E’ il nostro referente per i progetti “Share”. Ci aspettava da tempo. Il nostro lavoro stava per iniziare.

Mentre corriamo verso l’albergo, mi ritorna in mente che ci sono molte strade per sperimentare nuovi modi di sviluppare la propria consapevolezza rispetto a  ciò che si è realmente. Tutto quello che appare nelle nostre azioni e diventa “visibile”, è una diretta conseguenza di ciò che si è al proprio interno, in quella parte più “invisibile” che nel suo pulsare tende a manifestare esternamente una nostra condizione interna. L’invisibile inizia a prendere forma, ad assumere un aspetto meno fantastico, più concreto e intriso di positività, capace di caratterizzare la nostra Vita su una base di felicità, armonia, gioia e amore. In effetti, se si vuole sperimentare questo stato occorre rendere visibile questa parte di positività originariamente presente in tutti noi. Ciò si può realizzare mantenendo una condizione interna che ci porta, attraverso il nostro agire quotidiano, a vivere le nostre esperienze riflettendo e meditando su ciò che si realizza, cercando di percepire se e quanto viene evidenziato risuoni con la nostra più profonda autenticità.

Condividere significa anche utilizzare il nostro talento nella direzione dell’offrire a qualcun altro, in una condizione di servizio che, proprio perché è rivolto ad una ricerca personale, diventa qualcosa che è molto diverso dalla beneficenza. Ecco che allora il condividere diventa il fare solo ciò che è meglio fare, percependo cosa si scatena al nostro interno. Agire significa creare i presupposti del corretto sentire e solo chi sente può capire ciò che spesso sembra non spiegabile, quello che non è visibile. Condividere significa sviluppare la sua azione verso lo sviluppo della propria umanità, percorrendo la via del cuore. La nostra è una società che parla molto di sentimenti, di emozioni, di amore, ma la stragrande maggioranza delle persone domanda amore e si aspetta amore, non si mette nella condizione di offrirlo in modo sincero. Non è possibile creare un’energia positiva dentro di noi se non si prova interesse e gratitudine nei confronti di quella persona, di quel progetto, di quella cosa specifica. Offrire qualcosa significa aver compreso la natura di colui al quale si offre, diventare sensibili (utilizzando i nostri sensi) nell’atto di comprendere a fondo. Frequentare una persona e cercare di comprenderla sono due cose completamente diverse. Basta immaginare cosa spesso accade in una coppia, negli ambienti di lavoro, tra amici. Ci vuole pazienza e un enorme rispetto nei confronti degli altri e un giorno, come d’incanto, anche solo per un istante, si percepirà una vicinanza tale da diventare una sola cosa con l’altra persona. Non vi è mai capitato di preoccuparvi per una persona amica, per il proprio partner, un parente, in modo da arrivare a provare le stesse sensazioni dell’altra persona, magari lo stesso dolore o la stessa felicità? Se non è accaduto significa che il nostro modo di vivere ha paralizzato il nostro “sentire”, il nostro cuore, la nostra anima. Da dove si può iniziare per fare questo percorso? Di sicuro si può iniziare da ciò che si incontra per la propria strada, nella propria quotidianità, senza tentare di andare oltre le proprie capacità. Un’azione, poi la seconda, poi un impegno più grande e così via. Passare poi nel cercare progetti più impegnativi, andare in posti nei quali si può rischiare molto, ma provare un amore che scaturisce dalla nostra parte più invisibile e si concretizza in azioni concrete nella direzione di lasciare un’impronta di Vita e di amore. Sarà magari una goccia in un mare, ma da quella goccia ne scaturiranno altre, fino a diventare un piccolo torrente e poi un fiume. Forse è tutto questo che mi spinge ad andare in paesi come quello dal quale sono stato, completamente diverso dal nostro, in una scuola per ragazzi con disabilità la “Mary Chapman School for the Deaf Children”, per condividere esperienze e dare concretezza ad un sogno partito qualche anno fa da chi ha già individuato il percorso per rendere noi stessi ed il mondo in cui viviamo più umano, attraverso un’offerta di servizio.

 




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