Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole
Categoria: equilibrio


IL PERICOLO DI AMARE SENZA AMARSI
 
indice/immagini/post_immagini/Vuotoperpieno "Quando ha chiamato ero in bagno e non mi è stato possibile rispondere immediatamente. Lo giuro. Ho contato cinque squilli. Avrei voluto morire. Chiamata persa. L'ho richiamato. le dita mi tremavano talmente forte, che con una mano dovevo tnere ferma l'altra. Utente irraggiungibile. Il baratro, di nuovo. Lo dico subito, non ho fatto gli esercizi di respirazione, non ho fatto il training autogeno, anche se so che funziona. Mi sono rannicchiata in posizione fetale in un angolo, aspettando che il vortice dal quale dico di voler uscire da un anno mi risucchiasse.

Poi, inevitabile, è arrivata la rabbia.

Contro di lui, che mi punisce sempre allo stesso modo, che, quando si degnerà di richiamarmi, mi dirà che questa domenica era riuscito a liberarsi, che avremmo potuto vederci, che, insomma, ho rovinato tutto.

Contro di me che non so farmi amare per quanto amo, che mi auto saboto in continuazione, che lo deludo sempre.

Contro la vita che mi costringe a spiare una colpa che non vedo".



Un bellissimo libro da non perdere, per chi desidera conoscere quali possono essere le trappole derivanti dalle dipendenze affettive, capaci di minare una relazione adulta.

Vuoto per pieno, Giusepina Tazzioli - Gianpaolo Del Bianco, ARGO CASA EDITRICE - ROMA





VITA
"E' questa la bellezza della verità:
deve essere scoperta istante per
istante, non può essere ricordata...
Deve essere scoperta istante per istante
perché è viva,
non è mai la stessa; e tuttavia,
ogni volta che la scoprite,
è la stessa di sempre"
.

J.Krishnamurti, Una scuola per la vita.


Scoprire cose nuove di sé.

Accoglierle come una parte preziosa del proprio vivere,

anche quando non ci piacciono,

anche quando rappresentano dei fallimenti.

Ringraziare.

Respirare.

Lasciare andare se lo si sente necessario.

Sorridere.

Riprendere il cammino.


Grazie Vita.






SERENITA' di Fabrizio Cipollini
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Per trovare la pace interiore, pratica l’autocontrollo; non disperdere le tue energie, ma tienile a freno e dirigile in modo utile

(Swami Kriyananda)

 

 

 

 

 

 

 

Sei tu al comando della tua vita.

Sei tu quello che decide oggi cosa sarai tu domani.

Non devi sminuire il presente, perché il presente è il tetto della casa che hai iniziato a costruire ieri e le fondamenta di quella che finirai domani.

Senza progetto però non puoi costruire niente.

La vita non ti permette di tornare indietro, per questo è necessario ponderare ogni azione.

Serve autocontrollo, ma autocontrollo vuol dire capacità di rispettare il progetto che tu hai di te.

Il tuo autocontrollo non deve però impedirti di agire.

È tramite l’azione che tu puoi divenire quello che hai progettato.

È l’azione che ti permette di evolverti.

Certe volte non ti piaci.

Certe volte sembra che la vita non abbia un posto per te.

Allora agisci per rabbia.

Allora agisci per disperazione.

Così facendo, però, non costruisci niente, e distruggi quello che fino ad adesso hai eretto.

Cosa ti rimane passato il temporale della rabbia ?

Cosa ti rimane dopo l’uragano della disperazione ?

Solo rovine.

Quelle peggiori sono le rovine di te.

Dopo la rabbia e dopo la disperazione devi rimetterti a costruire di nuovo il progetto di te  e scopri che hai perso tempo per tornare al punto di partenza.

Hai agito, ma hai agito prima per distruggere e poi per ricostruire.

Ma non ti sei mosso.

Hai sprecato le tue energie.

Pensaci !!!

Se impari a non seguire la via della rabbia e della disperazione, però avrai capito cosa vuol dire dirigere le tue energie in modo utile.

 

 

Fabrzio Cipollini

(Appunti su una pagina di "I segreti della pace interiore" di Sweami Kriyananda)

 

 





VIBRAZIONI NATURALI

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                                Dipinto di Carla Pierandrei - "I KING e la pittura"

Spesso mi scrivono per chiedere consigli su cosa fare in merito ad una scelta da compiere. “Ho questa confusione” mi dicono, “ da una parte vorrei questo, dall’altra…” Oppure “io so che questa non è la cosa ideale per me, ma…”  E’ questo l’eterno conflitto dell’uomo, tutto proteso alla ricerca della formula magica per la felicità, senza magari considerare ciò che è realmente giusto per se stessi. Tuttavia, per continuare ad evolversi e a progredire nella nostra vita, è indispensabile iniziare a comprendere il significato più profondo delle nostre richieste, valutando, attimo per attimo, quali sono le migliori opzioni che possono condurci al vivere in piena armonia. Se ci fermiamo semplicemente a riflettere su cosa stiamo facendo, si rischia di rifugiarsi in qualcosa che assomiglia ad un semplice “placebo emozionale”, capace di sedare solo temporaneamente la nostra ansia, trascurando le vibrazioni interne naturali, perdendo la sintonia con noi stessi e con chi ci circonda. Se infatti desideriamo ciò che è solo apparentemente giusto per noi, creiamo un conflitto, spesso inconscio, tra bisogni e desideri autentici, con effetti negativi anche sulla nostra salute. Pensiamo all’aumento dei casi cosiddetti “depressivi”, alle crisi di panico, alla strisciante malinconia, alle insicurezze di varia natura. Nella nostra nazione si stima che circa un quarto della popolazione si considera afflitta da una qualche forma depressiva, con una incidenza doppia nelle donne. Ciò è la riprova che i segnali che inviamo attraverso il nostro cervello al nostro corpo, sono talvolta in conflitto con i bisogni realmente avvertiti al nostro interno. E’ come se ci fossero più spinte dentro ciascuno di noi verso due direzioni diverse, una più sana, una totalmente insana e nociva. E’ noto che ogni persona ha delle caratteristiche psicofisiche diverse; c’è chi ad esempio è estroverso, pieno di energia, pronto a cogliere ogni stimolo per sperimentare sensazioni ed emozioni nuove. Qualcun altro è più introverso, lento all’azione, votato alla riflessione estrema, convinto che tutto potrebbe andare meglio. Tuttavia ciascuno è alla ricerca del proprio equilibrio e della propria felicità, nel mutamento costante. Ma se rispetto alle nostre caratteristiche opponiamo ritmi, desideri, aspirazioni, motivazioni, pressioni psicologiche innaturali, non armoniche con noi stessi e con chi ci circonda, ecco che creiamo i presupposti per un processo involutivo e non evolutivo, quale quello a cui tutti noi dovremmo tendere. Per intraprendere la strada della consapevolezza, dovremmo attribuire valore alla Vita, a ciò che si fa e che si è, accogliendo le nostre imperfezioni, coltivando le nostre passioni che alimentano il senso di armonia, rinunciando, se è il caso, a tutto ciò che percepiamo essere incoerente con il nostro percorso di crescita. La naturalità parte da noi e si irradia agli altri e, in questo percorso, scoprire una serenità tale da permetterci di essere sufficientemente sereni dal poter scegliere ciò che è giusto per noi.

 

 





INTERPRETARE

 

L’interpretazione dei fatti nella semplice sequenza causa-effeto, talvolta ci priva di una grande possibilità di crescita. “Quella persona mi ha detto questa cosa, per cui starà pensando che…” oppure, “si è comportato in questo modo, significa che…” sono esempi di associazioni frettolose a volte dense di preconcetti, pregiudizi, finanche preoccupazioni.

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Non dico che non bisogna  cercare il senso di un’azione, di un fatto che ci accade, di un momento vissuto, tutt’altro!

Occorre forse aprire ancora di più la mente e in una prima fase semplicemente sospendere il giudizio, senza pensare che quella determinata cosa sia così come appare.

 

Non interpretare, non aspettarsi nulla, e scoprire all’improvviso che ogni cosa può essere carica di meraviglia. Ma attenzione, non ci sono scorciatoie, il viaggio è lungo…  dura tutta una vita.

 

 

UNA STORIA, NIENT'ALTRO...

 

Un uomo aveva un bellissimo cavallo, era così raro che perfino gli imperatori gli avevano chiesto di comprarlo - a qualsiasi prezzo - ma lui aveva rifiutato. Poi un mattino, l’uomo scoprì che gli era stato rubato.

 

L’intero villaggio accorse per consolarlo: “Che sfortuna! Avresti potuto ricavarne ricchezze, ma tu sei stato testardo e stupido. E ora il cavallo ti è stato rubato”.

 

Ma il vecchio rise e disse: “Non dite assurdità! Dite solo che il cavallo non è più nella stalla. Lasciamo che sia il futuro a decidere… stiamo a vedere!”.

 

E accadde: quindici giorni dopo il cavallo tornò, e non era solo,  portò con sé una dozzina di cavalli selvaggi. Di nuovo il villaggio si riunì e tutti commentarono: “Il vecchio aveva ragione! Il cavallo è tornato insieme a dodici altri, tutti bellissimi. Ora potrà guadagnare una fortuna!” Tornarono dal vecchio e dissero: “Scusaci. Non siamo in grado di prevedere il futuro e le vie del Signore, ma tu sei incredibile! Sapevi cosa sarebbe accaduto; devi avere intuizioni sul futuro”.

 

Lui rispose: “Assurdità!” Tutto ciò che so è che adesso il cavallo è tornato con altri dodici stalloni. Nessuno può sapere ciò che accadrà domani”.

 

E il giorno successivo accadde questo: l’unico figlio di quel vecchio contadino, tentando di domare uno dei nuovi stalloni cadde malamente e si ruppe le gambe. Ancora una volta l’intero villaggio accorse e commentò: “Non si può mai dire. Avevi ragione; si è rivelata una vera maledizione. Forse era meglio che quel cavallo non tornasse. Adesso tuo figlio rimarrà storpio per tuta la vita”.

 

Il vecchio disse: “non saltate a conclusioni! Aspettiamo e vediamo cosa accadrà. Dite solo che mio figlio si è rotto le gambe, tutto qui”.

 

Quindici giorni dopo accadde che tutti i giovani del villaggio venissero arruolati a forza dallo stato, perché il paese era sceso in guerra. Solo il figlio del vecchio fu risparmiato, perché inutile.

Tutti si riunirono e dissero: “I nostri figli sono perduti! Per lo meno il tuo è rimasto. Storpio,  ma vivo!

I nostri figli sono in guerra e il nemico è molto forte; di certo verranno uccisi. Nella nostra vecchiaia non avremo nessuno che si prenda cura di noi, tu perlomeno hai un figlio, e forse guarirà”.

 

Ma il vecchio disse: “ Dite solo questo: i vostri figli sono stati arruolati dallo stato,

il mio è stato risparmiato, ma non tirate conclusioni”.

 

 

 




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