Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole
Categoria: stress


MASCHERE

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Capita a molti di noi di identificarsi con il proprio ruolo sociale e professionale talmente in profondità da toccare stati nevrotici fuori controllo. Si indossa una certa maschera durante la maggior parte della giornata, arrivando a percepirla talmente nostra, da rimanere imprigionati a quel determinato ruolo, anche quando non vi sarebbe alcuna necessità di continuare a proseguire nella propria finzione. Siamo in qualche modo indotti ad indossare abiti adatti ad ogni occasione, maschere annesse, dalle quali poi risulta difficile liberarsi, anche quando ci sentiamo autentici. Ci ritroviamo così a compiere gesti sempre uguali, modellati per questa o quella particolare circostanza, che poi finiscono per essere confusi con i nostri modelli di riferimento più profondi, valori inclusi.  Dalle maschere alle corazze il passaggio è breve.  Ciò avviene soprattutto quando si viene condizionati da quello stereotipo comportamentale adagiato sul nostro non ascolto interiore, rinunciando di fatto alla ricerca di una nostra centralità.  In momenti di grande cambiamento come quelli che stiamo vivendo, pieni di paure ed inquietudini, i conflitti interiori si acuiscono, a causa delle nostre abitudini che ci portano ad identificarci con i nostri desideri: dalla casa, all’automobile, alla propria vacanza, al proprio conto in banca, alle amicizie “strategiche”, fino al proprio status professionale. Tuttavia ciò che ci rende così infelici e stressati, non è tanto la nostra vita concitata,  quanto l’atteggiamento mentale che sviluppiamo , costantemente rivolto al successo quale esclusiva fonte di  felicità. E ciò non riguarda unicamente la professione, basti pensare a quello che accade a molte donne le quali, una volta diventate madri, dimenticano qualunque altra veste, salvo poi sperimentare l’abbandono e la sofferenza nel constatare che i figli sono diventati improvvisamente grandi  e quindi autonomi.  O magari riflettere per un attimo a ciò che sperimentano manager alla soglia della “fuoriuscita dal sistema produttivo”, quando iniziano a percepire il respiro invadente del  giovane rampante, suo prossimo sostituto. Immaginate nella mente dell’uomo il riaffiorare delle rinunce compiute in nome e per conto di un simbolo, di uno status, del mantenimento di un ruolo che impone la riduzione di spicchi di Vita basati sulla normalità di scegliere, la possibilità di dedicare più tempo agli altri, con gli altri.

Ma come facciamo ad uscire da questo cuneo sempre più profondo?

Certo, la risposta più semplice sarebbe quella di non entrare mai in un simile labirinto. Ma una volta entrati a piè pari nella normalità di quel tipo di vita, trovare la forza di rinunciare a qualcuna delle molteplici maschere che indossiamo, magari le più pesanti. Oppure, se non si riesce a lasciare andare proprio nulla, imparare a non pretendere da se stessi più di quanto non è possibile dare sotto il peso di ingombranti responsabilità.

 





LAVORO IN...MACERIE

Tra le notizie curiose di oggi - questa è battuta dalla Reuters - c’è che un hotel di Madrid, prossimo alla ristrutturazione, ha dato la possibilità a un gruppo di manager, bancari, insegnanti e altri lavoratori, di distruggere (con mazze e quant’altro) le stanze da ristrutturare.

I prescelti (dopo attenta selezione basata su prove tipo: picchiare un manichino raffigurante un superiore, il capoufficio) si sono detti soddisfatti dell’esperienza, che andrebbe – secondo loro – ripetuta di mese in mese, per poter allontanare lo stress accumulato sul lavoro, in casa, nella vita.

Quanti, tra fotografi giornalisti e operai, hanno assistito alla demolizione sono rimasti esterrefatti e divertiti di fronte alla ferocia distruttiva dei partecipanti.

Il risultato è che da oggi, negli uffici spagnoli, ci saranno 100 lavoratori meno stressati.

O 100 lavoratori in meno?
Che hanno deciso magari di non subire più e di lasciare su due piedi l’azienda, la banca, la scuola, una volta ritemprati dallo sfogo, e lasciate sotto le macerie delle stanze d’albergo la rabbia e la frustrazione accumulate in ore giorni e anni di lavoro…!

Queste liberazioni possono aiutare sì, ma il rischio è che l’effetto sia momentaneo.

Sollevarsi dal peso dello stress richiede tempo e costanza, lavoro su di sé e impegno.

Caso mediatico a parte, è utile riflettere su un dato: lo stress cattivo spinge gli individui al limite, al limite della tenuta del loro equilibrio psico-fisico, tant’è che lo stress da lavoro è ormai diventato una vera e propria malattia sociale, con il suo carico di ripercussioni sulla vita famigliare e intima di chi ne è sopraffatto.
Un altro dei costi della società del Benessere.

 

Per approfondire, leggi gli articoli sullo stress 1 e 2.




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