Equilibri dinamici - allenamento al cambiamento consapevole
Categoria: attualità


EMOZIONI FUORI CONTROLLO
Credo che l’uomo stia smarrendo totalmente la capacità di riconoscere e gestire le proprie emozioni. In ogni contesto sociale vige la regola del "fuori controllo". Tristezza, ansia, grande felicità, isterismi, paure, vendette, odio, gelosie, tutto portato all'eccesso. La società si modifica velocemente, mentre l’evoluzione del nostro repertorio emozionale avviene mediante un processo lento, basato principalmente sull’esperienza, il più delle volte bruciata senza consapevolezza dei momenti vissuti. A tal proposito, ho recuperato un’intervista al premio Nobel Rita Levi-Montalcini la quale ha espresso  il suo punto di vista circa i periicoli insiti nel cattivo utilizzo della parte limbica del cervello, sede appunto delle nostre emozioni. A mio avviso le sue parole sono a dir poco illuminanti.

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RIORDINO NATURALE
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                           Vignetta tratta da: espresso.repubblica.it/archivio/altan









AMARE

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Visi di ragazzi come tanti.   

Visi sereni, sorridenti, fieri, spazzati via da convinzioni e motivazioni lontane anni luce dalle nostre. Dietro i loro sguardi storie di amore generato da motivazioni diverse. L’amore può celarsi dietro la voglia di costruirsi una casa per condividere i propri momenti con la persona amata, con la propria famiglia e per tale motivo farci accettare un incarico pericolosissimo. L’amore può anche consistere nella voglia di sentirsi utili a persone che non si conoscono, diverse culturalmente, ma che hanno bisogno di noi. Ci sono molti modi di mostrare questo meraviglioso sentimento, questa sensazione di irrefrenabile gioia che si genera dal proprio interno, capace di farci compiere gesti impensati, a volte estremi, altre volte semplici e all’apparenza normali, mai banali. L’amore è sacrificio, e quello vero non dovrebbe avere una natura egoistica, improntata al possesso e all’attaccamento. Chi ama sa che per godere appieno della gioia che scaturisce da questo “stato di grazia” bisogna rischiare, mettersi in gioco, soffrire se è necessario, senza mai arrendersi.

Sei ragazzi hanno sacrificato tutto per il loro amore, fino alla fine.

A noi il compito di portarci dentro il loro messaggio, depurato dalla banalità insita nelle frasi di rito vuote nella loro desolante prevedibilità.

A questi giovani paracadutisti la nostra ammirazione ed il più profondo rispetto.

 





LA REALTA' DESIDERATA

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Con tutta probabilità le cose stanno prendendo una direzione migliore. Mi piace credere che sia il frutto di pensieri comuni i quali hanno il potere, stante quanto enunciato nei principi della fisica quantistica, di interferire con tutto ciò che accade, influenzando  e modificando la realtà, anche in modo radicale.  





EMOZIONI FUORI CONTROLLO

 

DOMANDA: Sono state fatte obiezioni contro le sue proposte di regolamentazione dell'informazione televisiva. Molti, ad esempio, giudicano paradossale che un liberale come lei affermi la necessità di limitare la libertà di espressione. Che cosa ne pensa?

 

“Perché dovrebbe essere antiliberale o paradossale, per un liberale come me, affermare la necessità di limitare la libertà? Ogni libertà deve essere limitata. Non esiste libertà che non abbia bisogno di essere limitata. Dovunque ci sia libertà la miglior forma di limitazione è quella che risulta dalla responsabilità dell'uomo che agisce: se è un irresponsabile cadrà sotto i colpi della legge. La sua libertà sarà limitata dalla legge, se necessario anche per tutta la durata della sua vita. Certo noi speriamo che una tale necessità sparisca un giorno. E' questo che definisce lo sviluppo della civiltà: aumentare il grado di incivilimento e ridurre la necessità di imprigionare delle persone per tutta la vita. In ciò si vede lo sviluppo di una civiltà. Ma ciò non vuol dire affatto che sia paradossale per un liberale come me affermare che bisogna limitare la libertà di espressione”.

 

 

Karl Popper - Tratto dall'intervista "Televisione e violenza" - Inghilterra, Kenley, 13 aprile 1993

 

 

 

Studi recenti hanno dimostrato, in maniera inequivocabile, il legame esistente tra mente e corpo. Questo in occidente, dato che in oriente tale collegamento è conosciuto e studiato da millenni. In particolare, l’attenzione dei ricercatori di quelle latitudini era posta sulle cause interne della disarmonia, riconducibili a sette emozioni:  gioia, rabbia, ansia, ossessione, tristezza, orrore e paura. Se proviamo una di queste emozioni per un periodo di tempo prolungato, il nostro flusso di energia potrebbe essere compromesso, esponendoci all’insorgere di malattie. Ciò non significa che le emozioni devono essere sottoposte ad un controllo circa l’intensità della loro manifestazione, arrivando a mantenerle all’interno di una soglia di moderazione - pratica peraltro complessa e riservata a poche persone davvero illuminate - . Ciò che realmente conta è che tutte le emozioni sopra descritte siano in un certo equilibrio tra loro. Nell’arco di una settimana, ad esempio, potremmo provare gioia intensa, rabbia, ansia, paura, mentre altre volte non provare nessuno di questi sentimenti in modo intenso. Se però durante la settimana proviamo solo rabbia oppure paura, la nostra salute potrebbe risentirne. Molti di noi in questo periodo avvertono una sensazione di stanchezza profonda, di nervosismo eccessivo, di “calo di energia”. Qualcuno inizia ad assumere integratori alimentari (vitamine, sali minerali, ecc), sperando che il “calo fisiologico” sia da ricondurre al mero affaticamento fisico. In realtà, se osserviamo ciò che accade intorno a noi, ci scopriamo bersagli di negatività e violenza senza limiti, soprattutto attraverso i mass media.  In questo modo viviamo gran parte delle emozioni in modo disarmonico, e con loro ecco che il nostro corpo inizia a reagire in modo consequenziale. Diventare consapevoli di tale meccanismo significa avere a disposizione una possibilità di scelta per non lasciarsi travolgere dal mare di paura, orrore, tristezza, rabbia ed ossessione e, come primo passo, iniziare con il lasciare la televisione spenta più a lungo, e magari leggere i quotidiani partendo dall’ultima pagina…

 




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